The wolf of Wall Street
Di Martin Scorsese; con Leonardo Di Caprio, Johan Hill, Matthew McConaughey, Margot Robbie, Kyle Chandler.
Voto MyMovies: 4 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 6+
Ennesima prova della premiata ditta
Scorsese-Di Caprio, la maratona di eccessi racchiusa in The wolf of
Wall Street nasce e finisce con l'obiettivo lampante di regalare un
assist a porta vuota per l'ex biondino del Titanic. Adesso, il gol
all'Accademia di Hollywood dovrebbe essere facile come un rigore
senza portiere.
The wolf è il monologo biografico
dell'ascesa al successo di Jordan Belfort, broker senza scrupoli,
creatosi dal nulla e al nulla destinato, che trascorre le sue
giornate truffando milioni di clienti, ma soprattutto scopando e
drogandosi a più non posso. La polpa del film è piena di continue
perversioni – stucchevoli e senza limite. Sono il modo per
somatizzare il precario equilibrio di un ambiente lavorativo dove notoriamente
chi si rilassa collassa, ma anche un modo per tratteggiare con toni
esasperati la “masturbazione finanziaria” (termine non mio) alla
quale è destinato chi maneggia giorno e notte i fili delle piccole
speranze dei piccoli investitori.
L'incipit con Matthew McConaughey
(che Di Caprio osserva come il bambino de Il sesto senso osserva
Bruce Willis) è forse il miglior momento di tutte le tre ore, ed è
anche il punto zero della carriera di Jordan. La versione
Jordan-in-ascesa occupa poi 5 minuti, e i restanti 170 sono tutti
dedicati al Jordan-già-ricco-sfondato, in cui narrativamente non
succede nulla, ma è un frenetico vortice di eccessi che si ripetono
e si inseguono. Un motore imballato, un motore masturbato. E Scorsese
è bravo, con le sequenze schizofreniche e il montaggio “aggressivo”,
a esprimere lo spirito malato di questo mondo pieno di cocainomani e
puttane.
Tutto bene, quindi. Tutto bene finché non si avverte un
fastidioso velo grottesco che – non so perché – stona. Mi
riferisco alle estenuanti scene delle serate brave, al viaggio a
Londra e quello che ivi succede, alle lunghe e quantomai inutili
litigate con la moglie super-figa. Lo scopo evidentemente era quello
di immergerci dentro la testa di Jordan, dandoci in pasto le
perversioni più recondite a cui possa ambire un essere umano, ma
alla lunga – e tre ore di film semi-porno sono infinite – si ha
quasi la nausea. Troppo rumoroso, troppo esagerato, troppo tutto. Un
bel film, se fosse durato 60 minuti in meno.

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