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EDIZIONE QUARTA, 19 AGOSTO 2015
Il Conero




Dove vai al mare?
Sul Conero
Sul... che?
In Toscana (e presumo anche Liguria, Lazio ed Emilia), 1 persona su 10 è stata al Conero, 2 lo hanno visto in cartolina, 2 ne hanno sentito parlare.
5 su 10 pensano che sia una montagna dolomitica.
Eppure, in pieno Adriatico e a poche decine di chilometri dalla Riviera, abbiamo mare pulito, natura, collina, arte (Ancona, Loreto, Recanati), pesce buono e vino buono, sabbia e scogli, acque basse e acque profonde, snorkeling e beach volley. Se si dovesse rinunciare per motivi logistici a lunghe trasferte nel sud, il Conero offre a tutto il centro Italia un'alternativa validissima anche per un semplice weekend.
Ma non lo sa quasi nessuno.
Michele Serra ha appena celebrato su Repubblica la Tovaglia a quadri di Anghiari e tutto il background sociale, umano e culturale che ne sta alla base. Serra è rimasto estasiato dalle “case povere che il tempo ha reso nobilissime, dal cibo robusto ed eccellente”, “dalla signora che si affaccia alla finestra”, è rimasto estasiato dall'Autentico. Ce ne sono a migliaia in Italia di situazioni autentiche, il problema insormontabile è che per continuare a essere tali devono restare sottobosco, nascoste e sconosciute ai più. E della stessa "malattia" soffre forse il Conero.
È un circolo vizioso: un evento o un luogo autentico è là dove si viene colpiti dalla Bellezza – b maiuscola – di un paesaggio che mozza il fiato o di un rito ancestrale che fa accapponare la pelle (e via discorrendo). La Bellezza salverà il mondo. L'autentico merita perciò di essere visto e contemplato. Ma tanti visitatori e tanti spettatori alla lunga inquinano e deturpano l'autentico.
Credo che alla base delle difficoltà di gestione turistica del nostro smisurato patrimonio ci sia proprio la mancanza di equilibrio fra il dover conservare l'autenticità di un sito e il dover giocoforza promuoverlo per farne attrazione turistica.
O il sito è selvaggio, sconosciuto e inospitale; oppure il sito è consumato, logoro, distrutto dal business del turismo. La via di mezzo pare proprio impossibile, e forse per questo in tanti neanche ci provano. Eppure qualche timido esempio resiste (le Cinque Terre? le Crete Senesi? i laghi del nord? I borghi storici del centro Italia, fra cui Volterra, San Gimignano, Orvieto, Norcia, Todi, Pitigliano?): evidentemente la strada è percorribile.
E il Conero?

Il Conero convive da sempre con l'handicap di avere le (poche) spiagge a ridosso del promontorio. Panorama suggestivo, ma la gestione logistica deve aver fatto passare brutte nottate ai vari sindaci.
Se Sirolo, però, è il classico paesello arroccato da cui si scende in mare (anche a piedi, la passeggiata sarà salutare) per un turismo di nicchia più che giustificato; a Numana qualcuno o qualcosa ha convinto le istituzioni che si poteva fare un turismo popolare. Apriti cielo. Da Marcelli all'imbocco di Numana centro, un lungomare trafficato come Corso Buenos Aires a Milano alle 8 di mattina; parcheggi praticamente inventati alle pendici delle collina e direttamente in spiaggia (!!!). Guardi in alto, verso la collina che sale ripida fitta di vegetazione spontanea, e ringrazi il cielo che perlomeno l'abusivismo è stato tenuto a bada. Prima di partire ti chiedi cosa ci guadagni il Comune a offrire un servizio di trasporto completamente gratuito, ma arrivato a Numana lo capisci subito.
Gli sforzi di normalizzazione sono notevoli, ma il caos di una Riccione qualsiasi si abbina male a una zona che per la sua conformazione pare sia nata per altri target.
Meglio va a Sirolo, con un però. Si ha la sensazione che la città si sia seduta sugli allori.
Credo che nel 2015 si possa serenamente rivedere “l'impianto di discesa” al mare, sono troppi i turisti che si avventurano a proprio rischio e pericolo su sentieri impervi o dentro bus sgangherati. Basterebbe un'opera di manutenzione dei sentieri (magari segnalati un po' meglio con qualche cartellone esplicativo, perché no), una ristrutturazione degli stabilimenti balneari, una modernizzazione del parco mezzi. E, soprattutto, una valorizzazione dello spettacolare Passo del Lupo che porta a un belvedere da perdere i sensi ma che... in teoria è chiuso per ordinanza.
Le spiagge comunque, a parte lo scenario da favola, sono molto “normali” e affollate all'inverosimile in alta stagione, l'acqua è pulita ma non del tutto cristallina (a 150 cm di profondità si vede il fondale solo di mattina e solo se il mare è calmo). Da apprezzare semmai la varietà del tipo di spiaggia, c'è di tutto, dalla sabbia fine agli scogli. Per tutti i gusti.

Allucinante invece la gestione delle visite alle Due Sorelle: centinaia di turisti ogni giorno sbarcano come profughi su una caletta selvaggia per la modica cifra di 25 euro per testa. 
E prenderei questo spunto per una considerazione finale, a puro titolo esemplificativo, nel pieno rispetto di chi ci lavora e ci si impegna:
le Due Sorelle via mare così gestite sono il turismo-che-consuma;
le Due Sorelle a piedi sono il non-turismo perché non accessibile a tutti;
le Due Sorelle  a piedi su un sentiero valorizzato e messo in sicurezza (1€ a ingresso per compensare i costi di manutenzione) sarebbe la giusta via di mezzo.

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