Facciamo un giochino. Metti che stasera io muoio.
Innanzitutto questo sarebbe l'ultimo post di Cavalli selvaggi e, visto l'argomento, avrei grosse chances di finire dritto dritto a Studio Aperto. Farebbero vedere nel servizio lo screen di questa pagina, e Salvo Sottile con il sopracciglio incazzato ci vedrebbe dietro qualcosa di losco.
Il link del post, del resto, sarebbe anche l'ultima cosa da me pubblicata in vita su Facebook, e anche qui la tragica coincidenza solleverebbe lo spirito melanconico dei romanticoni da social (spero pochi nei miei confronti), la razza di utenti che deve trovare ogni giorno una vittima da piangere per poi scordarsene immediatamente il giorno dopo.
Passiamo alle cose un pelo più serie. Tutti i miei incartamenti conservati gelosamente nello studio verrebbero bruciati (magari non subito, magari fra qualche anno) dai miei genitori. Quaderni, appunti scolastici, ricordi d'infanzia. Letterine d'amore. La speranza, perlomeno, è che non perdano tempo a leggerli. I libri no, quelli forse verrebbero perdonati della grave colpa di occupare spazio inutilmente. Ma nessuno sa che in mezzo a essi c'è un romanzo di Stefano Benni autografato, un cimelio che forse fra 50 anni - quando Benni sarà considerato il più grande scrittore italiano del post-moderno - varrà qualcosina in più del valore di copertina. E menomale che almeno adesso non ho in casa biglietti di concerti
(nel 2012 tenni per sei mesi quelli per i Coldplay, l'inverno scorso
quelli per Jovanotti, tutti rigorosamente nascosti...).
Lato informatico, e qui la situazione diventa ancor più seria. Premesso che in estate ho perso tutto il contenuto del mio hard disk (la frittata è già fatta, ahinoi), resta il problema degli account e delle varie info trasmesse via etere. Nessuno infatti conosce le password, che comunque conservo in un angolo nascosto della casa. L'account Gmail verrebbe chiuso automaticamente solo fra 2 o 3 anni, ingolfato da comunicati stampa, pubblicità di alberghi, newsletter di partiti politici, agenzie di lavoro, Groupon. Per fortuna l'account Virgilio è già vicino al collasso, quello Yahoo è morto da quel dì. Probabilmente perderei anche le due lire che tengo all'Unicredit e alle Poste italiane: i miei genitori, ammesso e non concesso che se ne ricorderanno, dovrebbero recuperare i vari pin (impresa impossibile: non li so nemmen'io, la mia mano destra li digita automaticamente per inerzia), e in seconda istanza recarsi agli uffici di competenza con in mano certificato di morte ed espletare tutte gli adempimenti noiosi del caso. Credo che sarebbe più conveniente rinunciarvi.
Che dire dell'account Facebook: il giorno che farò il testamento, scriverò sottolineato in rosso shoking che per prima cosa voglio che venga eliminato il mio profilo. Ma entro stasera non penso di scriverlo, quindi nessuno sa di questo desiderio, e la mia pagina continuerebbe a vivere pubblicando video fake e mettendo mi piace fasulli. Purtroppo, testamento o non, non potrò evitare che qualcuno venga a curiosare nella cronologia messaggi. Twitter, invece, faccia quello che vuole.
Ma, prima ancora di sbrigare tutte le pratiche, i miei familiari si affannerebbero per farmi il funerale cattolico che io non voglio. Più volte ho espresso questa mia volontà, ma ho il fondato timore che mia mamma avesse sempre pensato che io scherzassi.
C'è poco da ridere, se nemmeno tua madre sa cosa vuoi fare dopo la morte.

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