Di Giovanni Veronesi; con Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastonardi, Sergio Rubini, Alessandro Haber.
Voto MyMovies: 3 stelle e 1/2
Voto Cavalli Selvaggi: 6 e 1/2
Presupposto: la commedia all'italiana è un genere nobile. Pensare che sia un genere facile (da fare e da guardare) non solo è sbagliato, ma è anche deleterio perché si arriva al punto in cui secondo l'opinione comune basta un'ambientazione nella vita normale e una famiglia normale per fare una normale commedia italiana. Con L'ultima ruota del carro, Giovanni Veronesi riesce - o di riffa o di raffa - a fare una vera commedia all'italiana.
La spinta propulsiva del film è la vita reale di tale Ernesto Fioretti, che oggi 17 novembre 2013 vive a Roma e fa l'autista di Veronesi e altri registi. La trama non è "ispirata liberamente a", la trama è - almeno stando a quanto detto da Fioretti stesso - ancorata alla sua vita per filo e per segno, da bambino a nonno. E' lui l'ultima ruota del carro, persona normalissima con un'esistenza normalissima dalla cui prospettiva "bassa" ci apprestiamo ad osservare i piccoli grandi eventi storici degli ultimi 40 anni, dall'omicidio Moro alla caduta di Berlusconi.
C'è un po' di tutto a dire il vero, Paolo Villaggio e i Mondiali 82, la Roma di Batistuta e Gianni Agnelli, un'accozzaglia di cui non sempre se ne capisce il significato, il tutto mescolato alla condotta quotidiana di Ernesto che prima si sposa e ripudia il padre per un lavoro fisso, poi ripudia anche il lavoro fisso e si mette in proprio come autotrasportatore, poi entra nel mondo fascinoso e pomposo della politica, e infine torna a fare l'autotrasportatore. Qui invece un senso sembra esserci: spesso nei film gli ultimi sono dei poveretti sfigati che alla fine o si riscattano o finiscono in vera disgrazia, a seconda dei casi; qui gli ultimi invece sono ultimi dall'inizio alla fine, sono persone neutrali (quasi dei non-personaggi), sì consapevoli della loro amena vita ma non troppo intelligenti per esserne felici. Ma se ad interpretare dei non-personaggi arrivano Sergio Rubini, Alessandro Haber e Elio Germano (magistrale la sequenza di lui al volante che imita Berlusconi), allora si capisce bene che il film si fa piacere per la recitazione corale di tutti che sfiora quasi l'eccellenza.
Studiata bene anche la fotografia, più che discreta la regia. Pecca semmai un po' la sceneggiatura, banalotta e dal respiro affannoso (soprattutto nella prima parte dove scappa anche qualche sbadiglio), ma ovviamente questo è il limite più evidente in una commedia che dichiaratamente è ancorata a un'esistenza vera. E, del resto, personalmente apprezzo Veronesi più come regista che non come sceneggiatore. Nel finale ci si abbandona - forse giustamente - a sprazzi di pura retorica italiota, e la scena conclusiva non ha nulla a che vedere con il celeberrimo e celebrato Verdone in Manuale d'amore 2 (nonostante la piacevole presenza di Elisa). Ma tutto sommato la storia prende. Prende sul serio.

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