Nel mio breve curriculum da turista non
era ancora successo che fosse presente un doppione. Al Salento il
merito della prima volta. Prima volta in masseria, scelta fortemente
voluta e accuratamente cercata, perché credevo – o perlomeno
speravo – che potesse rappresentare uno strumento efficace per
poter sentire sulla pelle l'anima di questo popolo, la sua storia, la
sua vita vera. Questo non è il diario di viaggio di una vacanza, perché
significherebbe appunto fare un doppione e il Trippi è come
Paganini, odia ripetersi. Più che altro perché è maledettamente
inutile. Questo è il diario dell'Autenticità che ho visto negli
occhi della gente.
Torre dell'Orso: Le commesse del Market
Bar California
Meta inedita. Breve insenatura
sabbiosa, famosa nei trend-topic per le Due Sorelle e per i Caraibi
del Salento (che in realtà è semplicemente il nome di uno
stabilimento), che combatte sul fronte mare l'erosione delle onde e
sul fronte terra l'erosione antropica che ha inspiegabilmente preso
di mira questa marina di Melendugno, decine di villaggi accalcati su
una spiaggia che misura appena 7/800 metri. Sono curioso e
terrorizzato all'idea di sapere cosa ne sarà di questi lidi fra
30-40 anni mentre attendo il panino al banco gastronomia del primo
alimentari che troviamo sul lungomare, il California. Le commesse
dietro il vetro, due donne che alzano l'età media degli occupati nel
mondo del turismo salentino, appaiono molto stanche e accaldate, ci
servono senza abbozzare il minimo sorriso contando i minuti alla fine
del turno. Mi chiedo da quanto tempo lavorino qui, che cosa facessero
prima che Torre dell'Orso venisse sommersa di gente, case e macchine. Scelgo un panino
già pronto, confidando di alleviare almeno un po' le loro pene.
San Foca: I ragazzi dell'Enoteca Re di
Vino
Beccata per caso sulla via principale
di San Foca, una sera in cui il programma prevedeva
la Sagra del
Pesce (annullata per non meglio precisati motivi...), e preferita ai
locali concorrenti sulla scorta di una veloce analisi delle
recensioni (che risulteranno essere in gran parte false: è curioso
questo fatto delle recensioni fittizie che “sporcano” la
reputazione di alcune città sì e altre no, come fosse una malattia
che colpisce a macchia di leopardo). L'enoteca – gestita da 2-3
ragazzi giovani, brillanti e spigliati - ci ha accolto con un
entusiasmo che ci ha quasi disorientato. Al momento dell'ordinazione,
il cameriere va contro i propri interessi avvisandoci che abbiamo
scelto troppi piatti, non ce la faremmo a mangiare tutto, dice lui.
Aveva ragione.
Santa Maria di Leuca: Marco, lo skipper
Scopre che io non faccio il bagno e in
tre secondi ha già preso la maschera e si è tuffato nella Grotta
del Soffio, “tanto ci sei te a dargli un'occhiata” riferendosi al
barchino noleggiato per un'escursione completa e approfondita alle
grotte sul Canale di Otranto. Forse perché siamo brave persone,
o forse perché è bravo lui a fare la guida (benché a un primo
sguardo non ne abbia le caratteristiche: poche parole in dialetto
stretto, qualche sguardo qua e là, pochi convenevoli e tante
sigarette), ci porta a una grotta sommersa nei pressi del Ciolo che
non compare nei radar delle guide turistiche. Gliene siamo grati. Felice più di noi, si tuffa un'altra
volta, “sono anni che non torno lì dentro” e giù nell'acqua blu.
Lecce: La signora del Mezzo Quinto
Cibo di strada in pieno centro storico
a Lecce, localino gestito da una signora che è l'anima del posto:
simpatica a tratti istrionica, veloce nel servire polpette e
parmigiane e nel fare i conti un po' a mente e un po' a penna.
Spadella qua e là, servendo decine di clienti nel giro di qualche
minuto, regalando sempre delle parole di cortesia a tutti. Ho sempre
ammirato gli addetti al pubblico che lavorano con questa rapidità,
mi fermo quasi incantato ad osservarne le gesta, e ci ripenso anche
il giorno dopo al Balnearea di Alimini (il bagno probabilmente più
rinomato della spiaggia di Otranto), preso d'assalto a Ferragosto a
suon di Mojito e Corona - ma chi è che ancora beve la Corona nel
2019?! - ecco insomma mentre sono lì in fila con lo scontrino da 20€
per due cocktail osservando il barista che si “incolla” gli
scontrini alla fronte sudata o apre le bottiglie con la montatura
degli occhiali da vista a titolo di “show”, penso che è
stranamente piacevole questo particolare e inaspettato savoir faire
salentino.
San Donato di Lecce: La volontaria del
Fish & Gin
Il Fish & Gin è balzato al primo
posto della classifica assoluta delle mie sagre preferite.
Un'organizzazione impeccabile, che qui da queste parti è comunque la
prassi, accoglie il pubblico in un parco (composto da giardini non
proprio vivaci, ma sai com'è, su questo dobbiamo far buon viso a
cattivo gioco, sarebbe come pretendere il ghiaccio nel deserto) dove
si degusta il gin accompagnandolo a cibo di strada variante pesce.
Una chicca. Al banco “pesce alla brace” una volontaria della
festa, una bella donna sorridente e giustamente agghindata da
cameriera, sta parlando con una cliente (che, per assurdo, non pare
una turista). “Tutto a posto?” chiede la cameriera, “no, sto
attendendo lo spada...” risponde lei decisa. “Ma io le chiedevo
se era tutto a posto così per fare due chiacchiere – ride la
cameriera -, si rilassi signora, lo spada è sul fuoco, sarà pronto
in due minuti. Si goda la festa”.
Masseria Bosco Mazza: Giuseppe
Chiudo con la magia della masseria.
Soggiornando in una masseria speravo di percepire lo spirito
salentino, impresa nella quale non ero riuscito un granché nel 2016.
Non so se ci sono riuscito, ma la storia di Giuseppe, a Bosco Mazza
ereditando il terreno da quattro generazioni, host ammirabile, agronomo direttamente
coinvolto nella gestione, che senza tanti fronzoli e senza mai
forzare un carattere riservato per “dovere di accoglienza”, ci ha
aperto le porte di questo piccolo mondo a due passi dal caos di Torre
dell'Orso ma incredibilmente pacifico, immerso dentro una distesa di
alberi, con file interminabili di ulivi e frutteti “in
sperimentazione” - è la storia emblematica di cosa significhi per
il turismo ma forse un po' per tutta l'antropologia dei popoli italiani,
orgogliosamente italiani direi, riscoprire l'autenticità dei luoghi
storici agricoli dopo averli riadattati a strutture ricettive. Sono
le storie vere, come quella di Giuseppe, che salveranno la genuinità
del viaggio e il piacere della scoperta.





Nessun commento:
Posta un commento