martedì 31 dicembre 2019

Dall'Osteria del Sole all'Asmana, due storie di (stra)ordinaria antropologia

Partiamo dalle fredde statistiche di Google e Tripadvisor, che non potremmo mai equiparare a un giudizio oggettivo, freddo e sereno, ma di cui dobbiamo tenerne conto, nel bene e nel male.

L'Osteria del Sole (1465-oggi), vicolo Ranocchi 1, Bologna: Google 4,6Tripadvisor 4,5

Asmana (2015-oggi), via Salvador Allende 10, Campi Bisenzio: Google 4,7Tripadvisor 4,5



Come siamo arrivati in 550 anni dall'Osteria del Sole all'Asmana, dallo Zenit al Nadir o viceversa, cosa sia successo nel frattempo, cosa abbiamo mangiato, bevuto, fumato, pensato, creduto, amato ed odiato, bé, questo solo gli antropologi ve lo potranno dire.

Noi poveri impiegati, idraulici e agenti di commercio possiamo solo fotografare le due storie di (stra)ordinaria antropologia e riportarle a casa. Magari un giorno ci torneranno utili.



OSTERIA DEL SOLE

All'ora dell'aperitivo del sabato a cavallo fra Natale e Capodanno, nonostante l'aria gelida arrivata nelle ultime ore, Bologna è più viva che mai. Via D'Azeglio è un gioiello, con le sue luminarie instagrammabili dedicate a Cremonini (potrebbero essere oggetto di un'altra storia, più o meno simile a quella di Castiglione del Lago, dove per motivi squisitamente e dichiaratamente turistici si è creato ex novo un Albero di Natale sull'acqua, e tanti cari saluti alle radici di un simbolo culturale o religioso che sia: Gubbio noi non ti dimenticheremo). 

Attraversiamo Piazza Maggiore verso via Pescherie Vecchie, piena zeppa di locali in fotocopia che propongono in vetrina forme di Parmigiano e mortadelle enormi, e nel menù taglieri, tigelle, prosecchi, lambruschi e pop corn. In una traversa, al numero 1 di vicolo Ranocchi, la storica Osteria del Sole. Storica nel senso di storica: è stata aperta nel 1465. Da fuori, qualche foglio A4 scritto col pennarello e neanche l'ombra di un'insegna, sembra più un circolo Arci di qualche paesino delle Marche, di quelli dove ti servono l'amaro nel bicchiere sbeccolato. Dentro, la sensazione si rinforza piacevolmente alla vista del lavello di acciaio come quello della cucina di mia nonna e dei tavoli di legno scuro e di formica. All'Osteria del Sole si beve e basta. O meglio, si beve, si parla, si scherza e si vive. Chi vuol mangiare è liberissimo di portarsi tutto l'occorrente da casa o dal negozio accanto, ed ecco che si dispiegano sulle tavolate grandi carte di mortadella, prosciutto, taralli e focacce varie. Così coraggiosa ed autentica nel conservare intatto nei secoli un rito popolare, che si è tramandato nelle generazioni senza dare mai l'impressione di piegarsi alle leggi del tempo, l'osteria sprigiona in appena 15 minuti di visita un “senso del luogo” devastante. Come essere in chiesa o al museo. Certo è che l'arte e il sacro hanno altre forme, ma anche qui si è fatta la storia dell'uomo.



ASMANA


Può un centro benessere o una spa, dategli il nome che vi pare, assumere le forme dell'intrattenimento e del “turismo” di massa? No, non può. Semplicemente non può, è una contraddizione in termini. Sarebbe come aprire un ristorante per vegani stilando un menù con piatti di carne e pesce. Eppure all'Asmana la formula funziona, quindi tanto di cappello al Signor Asmana che ne ha avuto l'idea imprenditoriale. Perspicace e lungimirante.

Il punto però è proprio questo: funziona sì, ma... da quale punto di vista?

Dal punto di vista dei visitatori dentro l'Hammam, nudi accalcati e stipati contro le pareti umidicce, in fila per uno scrub al pan di zenzero, che poi non so perché lo chiamano così visto che c'è tutto meno che il pane e lo zenzero? Oppure di quelli seduti nelle “tribune” della sauna più grande dove uno spettacolo Tribal con musiche afro, luci psichedeliche e le acrobazie del Maestro di cerimonia, un ragazzo in bermuda (simpatico e anche bravo, niente da dire) che sventola l'asciugamano alla stessa maniera in cui i pizzaioli napoletani fanno volare la pizza, ricevendo non uno ma ben due applausi (gli applausi! In sauna!). 
L'Asmana funziona per coloro che schiamazzano dentro la grotta, ridendo sguaiatamente e più forte del frastuono della cascata per le divertentissime (?) sensazioni provocate dal caldo/freddo? E per coloro che tentano di rilassarsi nelle zone relax, che sono tante perché probabilmente avanzavano degli spazi e gli architetti non sapevano cosa infilarci, ma sono tutte uguali, senza un'anima? In un via-vai strascicato di infradito, non ci è concesso neanche un pizzico di musica “meditativa”, di attenuazione luminosa o di una tisana. Il letto di casa mia è più riposante, perlomeno gli unici rumori molesti che sento sono il canto degli uccelli o il miagolio dei gatti affamati. Certo è che i Gigli e l'Ikea hanno altri contenuti, ma anche qui... va bé, lasciamo perdere.

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