Non solo i segni del Tempo, anche i
segni del Luogo restano netti, profondi, incisivi, nella pelle degli
uomini. Al pari delle rughe, della desaturazione del colore degli
occhi e dei capelli, delle dita scheletriche, sono anch'essi segni
riconoscibili, autentici, nitidi. Forse fanno meno notizia, ma ci sono. Sono i resti e le scorie del
confronto eterno, talvolta pacifico ma molto più spesso violento,
fra l'Uomo e la Natura in cui vive.
Fra i segni del Luogo che più
misteriosi e forse significativi ci sono quelli lasciati dalle isole
di piccola e media dimensione.
Piazza Milano, centro storico
dell'isola vulcanica di Capraia, circa 19 chilometri quadrati e 400
residenti dichiarati in mezzo al Mar Tirreno, a poche miglia dalla
Corsica ma di bandiera italiana. Sono le 3 del pomeriggio di una
domenica di fine marzo. Una vigilessa presidia l'incrocio dalle 7 di
questa mattina, i raggi del sole primaverile scaldano e quasi
accecano. Silenzio, regna il silenzio tipico ma sempre sorprendente
di un posto a zero impatto acustico, benché oggi il silenzio non sia
“assordante” come lo era ieri. Dal porto, l'eco nitido
dell'incoraggiamento dello speaker agli atleti. Dai sentieri rocciosi
dell'entroterra wild (privo di qualsivoglia insediamento umano) il rumore terroso ma pesante, complici la stanchezza
e la discesa, di altri atleti in arrivo. Calpestano le lastre di
pietra della piazza e seppur stacchino appena i piedi da terra,
capiscono che manca poco al traguardo e il loro sguardo diventa leggero
come le ali di un airone.
“E' in servizio oggi l'autobus?”
“Sì” risponde sorridendo la
vigilessa, che poi rivolge lo sguardo al polso sinistro “ma
riprende alle 16,30”.
Attenderemo allora un passaggio. Non
abbiamo fretta.
Non c'è fretta perché non esiste il
concetto stesso, di fretta.
Sei circondato dal mare, dalle onde,
dal loro moto perpetuo, dallo scorrere delle stagioni che qui
scandiscono radicalmente le nostre vite e le nostre abitudini. Se
vuoi andare al centro commerciale, un qualsiasi fottutissimo centro
commerciale, devi fare almeno 2 ore di traghetto. Non puoi avere
fretta, qui.
Sorrido al pensiero, alcuni minuti più
tardi, quando al tavolo esterno dell'unico barrettino aperto del
centro storico mi sorseggio un gin tonic a riguardo del quale il
barista mi aveva chiesto, in modo insistente, la scelta del gin.
Sorrido perché avevo vissuti episodi analoghi in Spagna, dove la
“gin experience” è un rito di riflessione, di degustazione, di
socializzazione.
Sorrido perché, effettivamente, qui nell'isola
molte cose sono riflettute, non solo il gin. Sorrido perché questa
mattina, nelle prime ore di una luce limpida e pulita, anche la
“trail experience” è stata riflettuta, una corsa solitaria e con la sola compagnia della mia lunga ombra che non ho quasi mai visto, concentrato sul mio corpo e sui movimenti di esso per "lottare" contro le difficoltà del percorso,
single track dei sentieri Cai che conducono nella punta meridionale
dell'isola, con alcuni passaggi esposti dove gli echi degli uccelli o
di qualche ungulato impaurito lambivano e si rispecchiavano sulle
rocce con tonalità così intense e nette da far venire i brividi
alla schiena.
Sono i segni del Luogo, che restano sulla pelle.



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