mercoledì 3 aprile 2019

Sono i segni del Luogo, che restano sulla pelle

Non solo i segni del Tempo, anche i segni del Luogo restano netti, profondi, incisivi, nella pelle degli uomini. Al pari delle rughe, della desaturazione del colore degli occhi e dei capelli, delle dita scheletriche, sono anch'essi segni riconoscibili, autentici, nitidi. Forse fanno meno notizia, ma ci sono. Sono i resti e le scorie del confronto eterno, talvolta pacifico ma molto più spesso violento, fra l'Uomo e la Natura in cui vive.
Fra i segni del Luogo che più misteriosi e forse significativi ci sono quelli lasciati dalle isole di piccola e media dimensione.

Piazza Milano, centro storico dell'isola vulcanica di Capraia, circa 19 chilometri quadrati e 400 residenti dichiarati in mezzo al Mar Tirreno, a poche miglia dalla Corsica ma di bandiera italiana. Sono le 3 del pomeriggio di una domenica di fine marzo. Una vigilessa presidia l'incrocio dalle 7 di questa mattina, i raggi del sole primaverile scaldano e quasi accecano. Silenzio, regna il silenzio tipico ma sempre sorprendente di un posto a zero impatto acustico, benché oggi il silenzio non sia “assordante” come lo era ieri. Dal porto, l'eco nitido dell'incoraggiamento dello speaker agli atleti. Dai sentieri rocciosi dell'entroterra wild (privo di qualsivoglia insediamento umano) il rumore terroso ma pesante, complici la stanchezza e la discesa, di altri atleti in arrivo. Calpestano le lastre di pietra della piazza e seppur stacchino appena i piedi da terra, capiscono che manca poco al traguardo e il loro sguardo diventa leggero come le ali di un airone.

“E' in servizio oggi l'autobus?”
“Sì” risponde sorridendo la vigilessa, che poi rivolge lo sguardo al polso sinistro “ma riprende alle 16,30”.
Attenderemo allora un passaggio. Non abbiamo fretta.
Non c'è fretta perché non esiste il concetto stesso, di fretta.
Sei circondato dal mare, dalle onde, dal loro moto perpetuo, dallo scorrere delle stagioni che qui scandiscono radicalmente le nostre vite e le nostre abitudini. Se vuoi andare al centro commerciale, un qualsiasi fottutissimo centro commerciale, devi fare almeno 2 ore di traghetto. Non puoi avere fretta, qui.

Sorrido al pensiero, alcuni minuti più tardi, quando al tavolo esterno dell'unico barrettino aperto del centro storico mi sorseggio un gin tonic a riguardo del quale il barista mi aveva chiesto, in modo insistente, la scelta del gin. 
Sorrido perché avevo vissuti episodi analoghi in Spagna, dove la “gin experience” è un rito di riflessione, di degustazione, di socializzazione. 
Sorrido perché, effettivamente, qui nell'isola molte cose sono riflettute, non solo il gin. Sorrido perché questa mattina, nelle prime ore di una luce limpida e pulita, anche la “trail experience” è stata riflettuta, una corsa solitaria e con la sola compagnia della mia lunga ombra che non ho quasi mai visto, concentrato sul mio corpo e sui movimenti di esso per "lottare" contro le difficoltà del percorso, single track dei sentieri Cai che conducono nella punta meridionale dell'isola, con alcuni passaggi esposti dove gli echi degli uccelli o di qualche ungulato impaurito lambivano e si rispecchiavano sulle rocce con tonalità così intense e nette da far venire i brividi alla schiena
Sono i segni del Luogo, che restano sulla pelle.

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