Il fatto stringente che la Sicilia sia
un'isola presenta nell'opinione comune due tipici pregiudizi:
1.La Sicilia ha un'unica e forte
cultura di appartenenza e – forse proprio per questo motivo? - risulta essere chiusa e bigotta.
2.La Sicilia ha una cultura prettamente
legata al mare.
Si scoprirà l'acqua calda nel dire che
non c'è niente di più sbagliato, eppure provarlo di persona è
lievemente sorprendente. E' un po' la storia di Londra e della
pioggia, tutti lo sanno che piove sempre, ma in pochi riescono a capacitarsi
del numero di volte che siamo costretti a vestirsi e svestirsi del
caro k-way.
Capitolo 1: Antonio da Acireale
Nel deserto umano delle prime ore della
domenica pomeriggio agostana, approdiamo ai
margini del centro storico di Acireale (da visitare il Duomo, fra parentesi), già duramente colpiti da un caldo ancestrale che ostacola i movimenti e forse anche il pensiero. L'inizio non è entusiasmante – un breve tour sulla costa ionica dove si tuffano i paesi ai piedi dell'Etna, con suggestive scogliere alte e nere, spiagge di ciottoli scuri, e piccoli paesi caotici che si sviluppano su piccole strade cieche dove si ammassano piccole casine senza tetto dalle quali arriva il suono della Motogp, e poi null'altro - ma per fortuna ho in testa l'esperienza salentina, e probabilmente ho in testa anche la famigerata frase del film di Bisio, quella del piangere due volte, e quindi vado sicuro e convinto. Come quando hai mal di testa e aspetti l'effetto dell'Oki. Prima o poi troverai benefici.
margini del centro storico di Acireale (da visitare il Duomo, fra parentesi), già duramente colpiti da un caldo ancestrale che ostacola i movimenti e forse anche il pensiero. L'inizio non è entusiasmante – un breve tour sulla costa ionica dove si tuffano i paesi ai piedi dell'Etna, con suggestive scogliere alte e nere, spiagge di ciottoli scuri, e piccoli paesi caotici che si sviluppano su piccole strade cieche dove si ammassano piccole casine senza tetto dalle quali arriva il suono della Motogp, e poi null'altro - ma per fortuna ho in testa l'esperienza salentina, e probabilmente ho in testa anche la famigerata frase del film di Bisio, quella del piangere due volte, e quindi vado sicuro e convinto. Come quando hai mal di testa e aspetti l'effetto dell'Oki. Prima o poi troverai benefici.
Infatti va già meglio a Taormina,
oddio mica tanto però: col senno di poi l'esasperazione
“commerciale” della comunque bellissima cittadina messinese
risulterà un tantino stonata nel contesto siciliano, ma siamo ancora
al primo giorno e il main stream ci piace sicuramente più del
deserto di rocce laviche. Taormina è curata, organizzata bene, ha lo
show horse categorie del Teatro Antico che la traina, è chic
ma non snob. Sarebbe perfetta, se non avesse disperso
un po' di autenticità...
Di Taormina scopriamo con piacere Isola
Bella, che nella gita di terza media ci era stata accuratamente
occultata, come tutte le zone di mare del resto!, e scopriamo che,
nonostante il caos e nonostante l'antropizzazione estrema del tratto
Messina – Catania, qui sussiste una spiaggia libera che invidia
poco alle calette delle Riserve naturali.
Da Taormina all'Etna, con il tratto
Rifugio Sapienza – Rifugio Montagnola a piedi, calpestando percorsi
invisibili formati da tonnellate di sabbia lavica e seguendo i piloni
della ben più comoda funivia che ha il grave difetto di presentare
prezzi assolutamente impopolari. Pareri personali: per chi non ha gravi problemi di deambulazione, la scalata a
piedi è un'esperienza che non ha valore economico. Non c'è tempo né
l'attrezzatura per proseguire oltre i 2700 metri, e resta uno dei due
grandi rammarici del viaggio (l'altro è la Gola dell'Alcantara).
Capitolo 2: Marcello da Noto
Nè nella riccionesca Taormina né
nelle anguste stradine dei paesi che iniziano con Aci,
potevo immaginare che nel Vallo di Noto esistesse, signore e signori, un mondo totalmente diverso. Noto dà l'impressione di un paese rigoglioso che “guida” una valle arida ma stranamente rigogliosa, è una città che ha un passato altisonante ed è un modello urbanistico (la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 è stato un caso storico di eccezionale lavoro umano e tecnico). Noto domina la cuspide sud-orientale della Sicilia, ne è l'avamposto e al tempo stesso l'emblema, nel suo splendore Barocco mai eccessivo. Noto domina luoghi, paesi caratteristici e spiagge che è impossibile non ammirare nella loro umile autenticità. Da Scicli alle sagre con cucina a vista (detto altrimenti: un tonno dissezionato e cotto sulla griglia), da Marzamemi alla Riserva di Vendicari.
potevo immaginare che nel Vallo di Noto esistesse, signore e signori, un mondo totalmente diverso. Noto dà l'impressione di un paese rigoglioso che “guida” una valle arida ma stranamente rigogliosa, è una città che ha un passato altisonante ed è un modello urbanistico (la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 è stato un caso storico di eccezionale lavoro umano e tecnico). Noto domina la cuspide sud-orientale della Sicilia, ne è l'avamposto e al tempo stesso l'emblema, nel suo splendore Barocco mai eccessivo. Noto domina luoghi, paesi caratteristici e spiagge che è impossibile non ammirare nella loro umile autenticità. Da Scicli alle sagre con cucina a vista (detto altrimenti: un tonno dissezionato e cotto sulla griglia), da Marzamemi alla Riserva di Vendicari.
Menzione speciale per Calamosche e San Lorenzo, due
spiagge incontaminate (la prima soprattutto) ma gestite alla
perfezione e sorvegliate da personale dell'ente preposto, con acqua
cristallina e banchi di pesci che ti serpeggiano fra le gambe.
Noto, inoltre, non ha rifiuti sulle strade.
In
questi giorni “proviamo” la visita anche ad Ortigia e Modica,
però non tutte le ciambelle vengono col buco e se i 41 gradi a
mezzogiorno di Ortigia ci hanno cappottato; a Modica, che non sapevo
essere una città grandissima con almeno tre “centri” di cui due
storici, il difficile meccanismo dei parcheggi ci ha impedito di
acquistare il classico souvenir cioccolatoso.
Capitolo 3: Francesco da Trabia
Mi hanno chiesto tutti, perché Trabia? Occorreva una posizione equidistante fra Palermo, Cefalù e gli
avamposti delle Madonie, ho creduto che Trabia rappresentasse il
miglior compromesso possibile, premettendo peraltro che l'autostrada
serve benissimo la costa settentrionale, la più “italiana” delle
zone siciliane sotto l'aspetto paesaggistico, meno esotico rispetto a
un'Agrigento o a una Ragusa qualsiasi. Qui i sospiri storici delle
varie dominazioni, araba normanna e poi spagnola, hanno cementificato
una forte cultura variopinta che prende tratti da ciascuna di esse:
Palermo per la vigilia di Ferragosto si presenta come una città
neanche troppo caotica, ma accogliente, simpatica e a tratti
piacevolmente tamarra. Della zona si segnala il costo della vita più
che onesto (fanno eccezione i
ristoranti-palafitta-sul-mare di Cefalù, dove comunque - per dovere di cronaca - in piazza Duomo si può fare un pranzo veloce, 2 tranci di pizza e una birra, a 6 euro).
Per una giornata di mare
non troppo impegnativa, e consapevoli che per la Riserva dello
Zingaro partirebbero altri 80 km di macchina, il dito cade su
Sferracavallo, più precisamente al Barcarello, un piccolo
agglomerato di casette abusive e pescatori ai piedi del Capo Gallo e
frequentato da bagnanti locali in fuga dal macello di Mondello. Come
per Isola Bella, non si può non apprezzare le acque discretamente cristalline in
una zona presidiata da un'urbanistica carnivora, peccato semmai per i
rifiuti (anche di vetro, pericolosissimi per i bambini) sulla piccola
insenatura di ciottoli e sassolini.
Non fu facile entrare in percezione e
comprendere la meravigliosa cultura salentina, in un ambiente fatto di persone
tendenzialmente poco sorridenti (che quando ti parlano non ti guardano in
faccia) e che vivono in una terra rossa e brulla, circondata dal mare
ma senza falde acquifere.
Non è facile farlo con la cultura
siciliana, forse non ci riuscirò mai, e va benissimo così. Una terra stratificata, un
contenitore ideale di tutte le bellezze e le contraddizioni del
nostro sud, che bada poco ai convenevoli, senza arroganza ma per semplice comodità,
conservatrice della propria lingua e delle proprie
tradizioni, molte delle quali ancorate al credo cattolico, delle sue montagne rudi ed enormi che nessuno s'immagina quanto
finché non te le trovi davanti, dell'Etna che arde nella pancia di fuoco vivo da
migliaia di anni accendendo lo spirito di un popolo intero, delle sue acque
calde e pulite, dei suoi agrumeti, dei suoi anziani che invecchiano bene, o forse
invecchiano e basta, e vi posso assicurare che non è così ovvio.
Certamente meno introversa di altri territori del sud (Sardegna? lo
stesso Salento?) e che rispetto ad essi dà l'impressione di vivere
un po' meglio. Esatto. Pur nelle ammirevoli diversità interne, e
nelle difficoltà logistiche (viabilità, lavoro, clima arido), la
Sicilia sembra andare oltre e sembra bastare a se stessa. E' completa, compiuta, finita. Tradotto in latino: PERFECTA.






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