martedì 16 agosto 2016

Ballano le onde al ritmo di pizzica


La Grotta della Poesia, sito naturalistico-archeologico fra i più visitati del Salento, è sovrastata in superficie da una colonna che regge una statua (una Madonna?). “Dà l'idea di essere un'opera incompiuta” commenta molto velocemente un padre di famiglia con la pancetta e la borsa frigo, molto più concentrato sulla magia della Grotta che non sulla colonna. Alzo gli occhi e la guardo anche io, quella statua, ma mi pare una scultura finita. Rifletto. E' forse una delle cose veramente compiute del Salento, e proprio per questo risulta incompiuta allo sguardo. Un paradosso che sintetizza le mille sfumature cromatiche di quel quadro bellissimo e struggente che è il Salento.



Giorno 1. Complice la partenza notturna, e sotto un temporale drammatico (qui anche gli agenti atmosferici assumono valenze epiche), diamo la sveglia di prima mattina ai residenti di Alberobello. Prendiamo percezione del bianco della pietra calcarea dei trulli, qualche appunto, e si riparte. A Specchia, borgo fra i più belli d'Italia ed equidistante fra le due coste, ci attendono sole e vento. Il primo approccio con il mare è a Pescoluse, qualche decina di metri più a sud delle ormai famigerate Maldive del Salento. I turisti si accalcano tutti lì, forse pensando che Google Maps sia più affidabile di una sana passeggiata sul bagnasciuga.



Giorno 2. Giornata easy da spiaggia, sempre a Pescoluse. I parcheggi non sono tantissimi ma costano al massimo 4€ al giorno; al bar con 2,50€ si beve una birra e l'edicolante fa credito perché non ha i resti. Insomma, si sta bene qui. E, almeno qui, la lunga carovana di carretti ambulanti sul bagnasciuga non oscura la visuale del mare come succede appunto 100 metri più a nord.

Doverosa menzione per la prima (e resterà purtroppo ultima) sagra paesana visitata, la Sagra de li diavulicchi a Morciano di Leuca. Un'organizzazione impeccabile, impeccabile perlomeno per chi non ha troppa fretta di mangiare, che unisce il divertimento al sociale, e in un contesto dove si respira l'autentico clima di festa e condivisione.



Giorno 3. Santa Maria di Leuca, e poi su su il tour panoramico risalendo la costa verso Otranto. Il paesaggio è maestoso, enorme. Il paesaggio, con le sue rocce bianche erose dai fenomeni carsici, le sue grotte nerissime intrise di storia e mistero, i suoi strapiombi verdi a picco sul mare (perché qui vediamo anche un po' di verde che non sia ulivo), il paesaggio non è un quadro da ammirare ma è un palcoscenico da vivere, ti avvolge, ti coinvolge, ti colpisce. Guarda e zitto. Forse è anche per questo che la gente si tuffa dai 5-6 metri del Ciolo, perché si sente il desiderio di recitare una parte nella struggente tragedia della Natura. I piccoli, e ovviamente frequentatissimi, siti di Marina Serra e Acquaviva Marittima sono i trailer mozzafiato che la Natura ha regalato all'Uomo: “Questo è un assaggio di cosa so fare, per ora accontentati, tuffati e fatti un bel selfie”.




Giorno 4. Sembrerà strano, ma Alimini è stata una delle sorprese più grandi del soggiorno. Non credevo potesse esistere in una regione ancora fortemente ed orgogliosamente rude e selvaggia, specialmente sull'Adriatico e quindi ben lontano da Gallipoli, un angolo di antropizzazione così ben organizzato. Nascosta da una grande pineta, larga anche un chilometro, si apre una lunga spiaggia di sabbia dorata, o direi più bronzea, con stabilimenti e servizi all'avanguardia e soprattutto un'acqua cristallina da far spavento. Complimenti.



Giorno 5. Toccata e fuga culturale a Lecce, piano piano si inizia a entrare in sintonia con l'elemento portante del paesaggio salentino, la pietra bianca. In tarda mattinata riprendiamo la macchina in direzione mare, con lo scopo di concludere la panoramica adriatica che avevamo interrotto due giorni prima. Purtroppo le ultimissime tappe (cava di bauxite e Porto Badisco) non riusciamo a completarle, perché incantati dalla magia della Grotta della Poesia (un veloce pranzettino al sacco con lo show totalmente gratis dei tuffi scriteriati di centinaia di fan di Tania Cagnotto) e dai faraglioni di Torre Sant'Andrea. E' caldo, immensamente caldo, e soprattutto ci manca il giro in trenino di Alimini Beach. Il richiamo è troppo forte. Paghiamo 3,50€ di parcheggio alle 4 inoltrate (tariffa intera giornaliera, niente sconti) ma ne vale la pena. C'è chi ne spende il doppio per andare al Serristori.



Giorno 6. Gallipoli-day, o vogliamo dire Riccione-del-sud-day-quando-Riccione-era-nei-suoi-cenci. In realtà a Gallipoli c'è anche tanto turismo di famiglie e cinquanta/sessantenni, c'è di tutto, e il fatto che il centro storico sia raggiungibile praticamente solo tramite una strada di certo non aiuta. A me è parsa una città fuori controllo. La dirimpettaia Otranto, benché non manchino le sportellate per trovare parcheggio, è più armonica, più sorridente.



Giorno 7. Concludiamo con una rilassante e inedita escursione in barca, purtroppo sulla costa ionica poiché la tramontana impedisce la navigazione sull'Adriatico.
La visita delle grotte via mare è la naturale e ideale chiusura del cerchio dello studio del paesaggio salentino, perché dalla barca – oltre che il fondale marino a quasi 5 metri di profondità! - si percepisce sulla pelle il moto delle acque che consumano, erodono, sfregano il lembo roccioso, e fin qui abbiamo scoperto l'acqua calda, ma si percepisce anche che l'eterno movimento erosivo è concettuale, è un topos, è un segno distintivo della sua popolazione. Ballano le onde al ritmo di pizzica, ballano i salentini su questa terra arida e rocciosa, friabile e decadente, bianca come la pietra calcarea e rossa come il sangue delle sue terre; ballano i salentini e ballano più forte ancor per proteggere la loro identità e il loro territorio; ballano i salentini per ingraziarsi la Natura, che ha regalato loro un'opera bellissima e struggente. Un'opera graziosamente incompiuta.

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