domenica 18 settembre 2016

Alzati sui pedali, immensamente ed eternamente solo

Nel mondo esistono milioni di atleti in grado di avventure sportive molto più difficili, e per ognuno di essi – forti e meno forti, lupi solitari o branchi di esauriti - esistono milioni di storie, tutte simili ma nessuna uguale alle altre, tutte degne di essere sudate, vissute, raccontate. Questo non è il diario di viaggio di un'impresa, né di una vittoria particolare, è il diario di viaggio di un Percorso e di un Obiettivo da raggiungere. Quando: 30 luglio 2016. Dove: da Pozzo Nuovo a Marotta di Fano. Come: in bicicletta.

Dopo un buon lungo il 16 luglio, le ultime due settimane di avvicinamento sono state un po' complicate. Ma non si poteva ormai rinunciare. Testa bassa e convinzione. Le ultime tre notti dormo cinque ore a notte, si dormirà la settimana prossima, non preoccupiamoci. Due borracce; due crostatine; due camere d'aria; 10 euro: premo il tasto rosso di Strava alle ore 6,58. Sotto casa, piacevole sorpresa, trovo uno scudiero che mi accompagnerà per almeno un terzo di percorso.

Allora, la prima regola e la più importante, è questa: parti tranquillo. Salgo la Montanina di 39x25 a ritmo blando, all'ombra è freschino e si sta da Dio, non passa una macchina, il mio scudiero mi segue e mi sostiene. A Trestina si sfrutta la strada a favore per fare un po' di velocità, prime avvisaglie di civiltà sveglia, donne di mezza età a camminare sui marciapiedi, vecchietti al cimitero. Lo spettacolo della domenica mattina d'estate. Fa già caldo.

Il mio scudiero mi saluta prima del bivio per Montone, resto solo con la mia adrenalina, in cuffia Tiziano Ferro si alterna a Cindy Lauper (impensabile sintonizzare le frequenze Fm, e forse è un bene). Iniziano strade inedite per me, a bocce ferme la salita per Montone la credevo meno dura, ma naturalmente adesso non penso a questi inutili dettagli.
Mancano 100 chilometri al traguardo e mangio la prima crostatina.

La strada sale ancora per Pietralunga. La strada non sarebbe inedita, l'ho già fatta una volta, era luglio ed era un caldo infernale, era il 2011, dentro una macchina troppo silenziosa per ospitare tre studenti universitari. Eppure non me la ricordo bene, ero troppo preso da altri pensieri in quella macchina, mi ricordo solo tante curve e la salita dolce e infinita. Più mi sforzo di pensare a quel pomeriggio e più mi alzo sui pedali. Te l'avevo promesso Alessandro. Spero che mi perdonerai il ritardo.

Peccato che, superato il centro di Pietralunga e superato un signore col decespugliatore che si è tolto la maschera protettiva per salutarmi (lui non lo sa, ma è l'ultima persona che vedrò nelle prossime due ore), inizia la vera salita. La civiltà scompare, ma accorre in mio aiuto il paesaggio. Appennino, duro e selvaggio. Silenzioso e incontaminato. In un tratto dove dominano il Nerone e il Catria. Salgo salgo salgo, immensamente ed eternamente solo in questa mia sfida alla Natura intera, così rassegnato a salire che alla fine inizio a scendere e neanche me ne accorgo.

Quasi mezz'ora di discesa dopo, e dopo la seconda crostatina, transito nei pressi di Pianello. La strada ombreggiata mi salva la vita perché ormai sono a secco e l'assistenza tarda a farsi viva. Di bar neanche a parlarne.
Prima di Cagli recupero tre ciclisti. Da dove vieni? Ehm, da Castiglion Fiorentino. Ma sei in vacanza? Ehm non propriamente, sono partito da casa questa mattina. Ah, bel giretto!
C'è tanto vento ma – rulli di tamburo – è a favore!
Mi va di lusso.

A Cagli arriva l'assistenza, riempio la borraccia, mangio e bevo una Red Bull. Purtroppo però resto nuovamente solo. A Cagli, inoltre, finiscono le colline verdi e iniziano le distese di campi e pianure gialle di girasoli. In direzione Pergola devo combattere i primi sintomi di fatica e afa, ma la gamba per ora è salva, e soprattutto il morale è altissimo perché il peggio ormai è alle spalle, basterà buttar giù 2-3 dentini e vedrai che 40 chilometri di pianura voleranno.
Volo davvero, sarà per il vento o per la Red Bull, non lo so. Via via che supero paesini sconosciuti, e via via che si alternano i manifesti delle rispettive sagre paesane, i funghi lasciano il posto ai crostacei; il cinghiale al branzino; i circolini con attempati giocatori di carte ai primi affittacamere vacanzieri.
Un immenso patrimonio antropologico chiamato Provincia Italiana.

Troppo immerso nel flusso, e nell'inerzia di un mulinare di gambe ormai così automatizzato che appena smetto di pedalare per rallentare a una rotonda mi prende un crampo (!), da lontano scorgo il maxi-cartellone verde del casello autostradale e quasi sussulto dalla sorpresa. E' l'A14. Mi si apre il petto, non mi rendo conto ma forse forse sorrido anche. Qualche centinaia di metri, e siamo al mare.

Dov'è che si firma?

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