Il rumore delle palline che sbattono
nell'urna è percepibile fin al carro armato, cioè fin dov'era il
carro armato. Silenzio. Pichiano ha baciato la pallina giallorossa,
ma la pallina giallorossa non vuole uscire. Resta ultima, intimorita.
Manda avanti l'amica arancioverde, poi l'altra biancoazzurra. Ma la
pallina è l'unica cosa giallorossa che ha paura in questa piazza.
Una pallina timida non può spezzarci le gambe, siamo qui,
stringiamoci, giochiamocela.
[Sabato 23.04.2016, ore 10:31] Sulle
dolci colline verso Puntabella, freddo e vento, nuvole cattive troppo
cattive, fuori stagione e fuori tempo. Il cenino a puttane. Le
Kriss&Kriss annunciano una canzone il cui autore è uno che
cucina su tre fornelli. Non so cosa significhi ma il ritmo è quello
giusto. Giusto. So che mi alzo sui pedali, alò a 'sto cenino se
spacca i culi.
Più tardi, nel magazzino della
Polisportiva Montecchio Vesponi, qualche bordellotto mi si avvicina e
mi chiede “allora se vince sto Palio?”. Sorrido. Ci stiamo
lavorando.
La prima ora di mossa scorre via.
Lenta, viscida, dolorosa. Ma scorre, e questo basta. Noi
non abbiamo
fretta, stiamo qui fino al buio. Dal Porcini vacci te. A un certo
punto – verso le 20,45, alla quarta bottiglietta d'acqua ingerita e
subito sputicchiata – mi stacco dalla calca e mi giro verso la
piazza. Mi passo la maglia sulle labbra, e lascio un'impronta
marrone. Siamo già pieni di terra e ne mangeremo ancora tanta, quanto è vero Dio, però stasera l'avete assaggiata un po'
anche voi altri, vero?
[Sabato 07.05.2016, ore 21:23] In San
Lazzo violenti rivoli di acqua, in cielo i fulmini. In vicolo dei
Galli è rimasto tutto com'era oggi pomeriggio alle 5, quando ancora
splendeva il sole. Dobbiamo smontare l'allestimento. Coi sacchi neri
della spazzatura indosso, tagliati ad altezza collo e altezza
braccia, e con la cuffia da aiuto-cuochi, corriamo nel vicolo. Io, la
Bene, la Luisa e altri fantasmi nella notte.
La svolta avviene al ritiro del Casu, a cui
seguono 15 minuti di sospensione: paradossalmente l'imminenza delle
tenebre potrebbe preoccuparci. Come dicono nel calcio o nel basket,
l'inerzia parrebbe essersi spostata a nostro favore e adesso vogliamo
correre. Ma nessuno lo dice. Tranquilli, ricordo tutto di quella
sera, ricordo anche che nessuno ma proprio nessuno sia stato tanto
sbadato da dirlo.
[Domenica 29.05.2016, ore 16:48]
Corriamo sotto il diluvio anche a Ferrara, in pieno centro storico,
forse il nostro destino di figli della Lupa è correre. O rincorrere.
Il Palio è stato rinviato. Ok, adesso una persona normale dovrebbe
chiedersi: ma chi me lo fa fare di andare a Ferrara quando Giuliacci,
Corazzon, l'Argentelli e Nostradamus hanno previsto piogge per tutto
il pomeriggio?
Giulia, Redi e Tommy io vi voglio bene,
ma salite in macchina e non chiedete niente a nessuno. Già è tanto
se non ci han fatto la multa, fidatevi.
Della mossa buona ricordo due ombre
giallorosse in testa dopo 50 metri. Della mossa buona ricordo i
primi quattro interminabili secondi nei quali apro il cuore e sgrano
gli occhi, in slow motion – non scoppia nessun mortaretto. Non
scoppia niente. Della mossa buona ricordo Dino che con una calma
glaciale, quasi irriverente vista la situazione, alza il Carboni e lo
para. Che ci crediate o meno, anch'io sono calmissimo.
Ora.
E ora, in latino, non vuol dire "adesso".
[Sabato 11.06.2016, ore 18:55] In sede,
prima della Gara, apparecchio per la cena dei nostri alfieri. Ho un gesto per tanti di
loro. Soprattutto per il Redi e per il Brillo. Per la Luisa. Non
volevo e non potevo restarne fuori. Anche e soprattutto dopo la
sconfitta.
Al secondo giro Andrea infila
dall'interno il Carboni e Dino, un doppio sorpasso. Gli occhi ormai fuori dalle
orbite, se non altro per cercare di vedere meglio. La polvere e il
buio. La polvere è altissima, il buio è quasi esoterico. Lo spirito
delle tenebre illuminato dalla luce vacua e artificiale di un neon bianco. E nelle tenebre due giubbetti rossi e gialli. E per la
prima volta dopo 30 secondi, finalmente, riesco a muovere le gambe.
Di fianco un uomo con una maglia blu, è mio babbo (quello vero), lo
abbraccio da dietro. Non accadeva dal primo luglio 2001.
[Sabato 18.06.2016, ore 16:46] Clop,
clop, clop. Bambini silenzio. Fate silenzio,
per favore. Ecco i
cavalli. Gli zoccoli riecheggiano sui muri di vicolo dei Galli.
Arrivano Pressing de Mores, Qui Pro Quo, Quattro Mori. Il cavallo è
l'entità che vive il Palio e lo sublima; il cavallo è il razionale
che si fa irrazionale; il cavallo è l'animale bellissimo che Dio ha
creato per dirci che la nostra mente arriva fino a un certo punto, e
che oltre questo punto contano le gambe e il cuore.
Il cavallo è l'animale che ammutolisce
e ammalia 40 bambini durante una preghiera.
Quando scoppia il triplice mortaretto
mi trovo – solo - nella zona fra la mossa e il Foro Boario. Corro
verso l'ingresso del Foro Boario. Sto per saltare ma un addetto della
Vab incrocia le braccia per dissuadermi, per circa 8 centesimi di
secondo gli do anche retta. Poi però accanto a me c'è Ciro, Ciro
salta, e salto anch'io. Un tuffo nella terra. Sono talmente lucido e
concentrato da guardarmi intorno per non esser investito da qualche
cavallo, schivo Stenfort, e finalmente intravedo o forse
semplicemente sogno una sagoma giallorossa. E' Dino, sta fermando Qui
Pro Quo. Si ferma davanti a me, abbraccio il cavallo e abbraccio
Dino. Spalanco la bocca per urlare ma non esce niente. Sto urlando in
silenzio. L'estasi.
Corro poi dai miei fratelli che hanno
preso il Palio. Il primo che abbraccio è il Bisto. Poi tutti gli
altri miei fratelli. Fra cui anche quello biologico. E ancora urlo in
silenzio. Sudo, salto e urlo in silenzio. Le prime parole che escono,
con la voce strozzata da una laringite aggravata da urla, canti,
terra e alcolici, le urlo sull'orecchio destro di Pichiano: “Ma che
cazzo hai fatto!”.
Abbiamo mangiato tanta terra e tanta ne
mangeremo ancora, ma neanche la pancia piena di atroci sconfitte e
dolorose testate sul muro potrà mai piegare la nostra voglia di cantare, correre e lottare.
E' questo il Palio che sognavo da
bambino!





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