L'ultimo bacio – il film cult
campione di incassi, sei mesi nelle sale, trampolino di lancio per
Muccino, Accorsi, Pasotti, Favino – il 2 febbraio prossimo compie
14 anni. Per rendere l'idea, un bambino nato la sera in cui uscì il
film, oggi starebbe studiando per prendere il patentino del motorino.
Occorre questo confronto concreto, visivamente tangibile, per
spiegare come non è più possibile considerare L'ultimo bacio lo
spaccato realista e didascalico dei trentenni di oggi. Per il motivo
già detto, cioè che dal 2001 è trascorsa – appunto – una
generazione o quasi.
Iniziatore di un vero e proprio filone
tematico, che ha interessato il cinema, la letteratura (Fabio Volo, già...) e la musica,
Gabriele Muccino ebbe il merito di aver riportato la gente a vedere
il cinema made in Italy e di aver ispirato, più o meno
consapevolmente, un po' tutta la commedia dai toni drammatici degli
anni 00, da Ozpetek a Veronesi. L'ultimo bacio è un cult perché
indubbiamente è stato il manifesto e al tempo stesso il ritratto
della generazione dei 30enni di quegli anni, la generazione dei figli
dei baby-boomers diventata improvvisamente adulta.
La generazione che
lì è apparsa per la prima volta, e poi via via si è faticosamente
sviluppata nel corso degli anni 00, fino a diventare egemone nella
società, percorrendo curiosamente la stessa strada effettuata dagli
attori che l'avevano rappresentata e che lì trovarono la loro
fortuna. Accorsi, Favino, Santamaria, Pasotti, la Mezzogiorno, fino
ad arrivare a Martina Stella (di cui, non a caso, si specifica sui
titoli di testa che per lei si tratta della “prima volta sullo
schermo”): tutti intenti a recitare il ruolo di... se stessi, tutti
poi cresciuti, diventati adulti, evoluti in qualcosa d'altro. Accorsi
è esploso e poi è sparito, la bellissima Mezzogiorno non è mai
esplosa ed è sparita ancor più silenziosamente, Favino fa le
fiction per la Rai, Santamaria si arrabatta in film d'autore, Pasotti
sopravvive.
Basterebbe solo la panoramica sui protagonisti, e veniamo al
punto, per smettere di considerare L'ultimo bacio un qualcosa di
contemporaneo. Ce ne sarebbero altri di motivi, dai cellulari con
l'antenna che oggi sono diventati smartphone ai telefoni fissi che i
30enni non usano più. Dal lavoro che c'era ancora per tutti ai
piercing come segnale di ribellione (sigh!).
Eppure, se ad oggi manca un prodotto
artistico di culto che rappresenti realisticamente la generazione dei
giovani adulti del 2015, è probabilmente perché nessuno pensa che
essa possa distinguersi da quella di 14 anni fa. E forse anche perché
loro stessi, i figli dei baby-boomers, vivono ancora come se avessero
30 anni, amici dei loro figli e ballerini sfrenati di
latino-americano.
Ma non si può far finta che dal 2001
ad oggi il mondo non sia cambiato. E non c'entrano niente le Torri
Gemelle.

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