venerdì 2 gennaio 2015

L'ultimo bacio, 14 anni fa

L'ultimo bacio – il film cult campione di incassi, sei mesi nelle sale, trampolino di lancio per Muccino, Accorsi, Pasotti, Favino – il 2 febbraio prossimo compie 14 anni. Per rendere l'idea, un bambino nato la sera in cui uscì il film, oggi starebbe studiando per prendere il patentino del motorino. Occorre questo confronto concreto, visivamente tangibile, per spiegare come non è più possibile considerare L'ultimo bacio lo spaccato realista e didascalico dei trentenni di oggi. Per il motivo già detto, cioè che dal 2001 è trascorsa – appunto – una generazione o quasi.



Iniziatore di un vero e proprio filone tematico, che ha interessato il cinema, la letteratura (Fabio Volo, già...) e la musica, Gabriele Muccino ebbe il merito di aver riportato la gente a vedere il cinema made in Italy e di aver ispirato, più o meno consapevolmente, un po' tutta la commedia dai toni drammatici degli anni 00, da Ozpetek a Veronesi. L'ultimo bacio è un cult perché indubbiamente è stato il manifesto e al tempo stesso il ritratto della generazione dei 30enni di quegli anni, la generazione dei figli dei baby-boomers diventata improvvisamente adulta

La generazione che lì è apparsa per la prima volta, e poi via via si è faticosamente sviluppata nel corso degli anni 00, fino a diventare egemone nella società, percorrendo curiosamente la stessa strada effettuata dagli attori che l'avevano rappresentata e che lì trovarono la loro fortuna. Accorsi, Favino, Santamaria, Pasotti, la Mezzogiorno, fino ad arrivare a Martina Stella (di cui, non a caso, si specifica sui titoli di testa che per lei si tratta della “prima volta sullo schermo”): tutti intenti a recitare il ruolo di... se stessi, tutti poi cresciuti, diventati adulti, evoluti in qualcosa d'altro. Accorsi è esploso e poi è sparito, la bellissima Mezzogiorno non è mai esplosa ed è sparita ancor più silenziosamente, Favino fa le fiction per la Rai, Santamaria si arrabatta in film d'autore, Pasotti sopravvive.

Basterebbe solo la panoramica sui protagonisti, e veniamo al punto, per smettere di considerare L'ultimo bacio un qualcosa di contemporaneo. Ce ne sarebbero altri di motivi, dai cellulari con l'antenna che oggi sono diventati smartphone ai telefoni fissi che i 30enni non usano più. Dal lavoro che c'era ancora per tutti ai piercing come segnale di ribellione (sigh!).

Eppure, se ad oggi manca un prodotto artistico di culto che rappresenti realisticamente la generazione dei giovani adulti del 2015, è probabilmente perché nessuno pensa che essa possa distinguersi da quella di 14 anni fa. E forse anche perché loro stessi, i figli dei baby-boomers, vivono ancora come se avessero 30 anni, amici dei loro figli e ballerini sfrenati di latino-americano.

Ma non si può far finta che dal 2001 ad oggi il mondo non sia cambiato. E non c'entrano niente le Torri Gemelle.

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