mercoledì 7 gennaio 2015

American Sniper

American Sniper
Di Clint Eastwood. Con Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman

Voto MyMovies: 4 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 6+


Uscito esattamente 5 anni dopo, per American Sniper vale un po' il discorso fatto per Hereafter. Il tema è forte e di sicuro interesse – la storia reale di un cecchino texano diventato leggenda, ogni colpo un ucellino si direbbe ad Arezzo; il messaggio c'è e l'orgoglio patriottico americano è salvo. Però, qui come in Hereafter, il film ha un grosso problema: è asettico, freddo, non crea immedesimazione. Non credo di avere le competenze per indagare sulle cause, ma ho intuito qualche stonatura sui tempi e i modi della rappresentazione visiva:
1. Troppo spazio viene lasciato alla parte introduttiva (fra cui la stancante ripetizione dei cliché cinematografici sull'addestramento);
2. Regia e sceneggiatura sono più piatte dell'elettroencefalogramma di un morto, e il fatto che si tratti di una storia di guerra peraltro biografica suona più come facile giustificazione che non come attenuante;
3. Il finale è raffazzonato, tirato via, con scene montate così così e passaggi fondamentali che risultano forzati. Lo spettatore esce della sala chiedendosi come sia possibile che a un reduce di guerra con gravi disturbi post-traumatici possa bastare una visita di 10 minuti dallo psicologo per diventare felice.

La trama è la storia reale di un cecchino texano, Chris Kyle, che si arruola nei Seals a 30 anni suonati, convinto fin da bambino che il suo ruolo nel mondo sia quello del pastore del gregge, pronto a difendere le pecore dai lupi malvagi. Spedito in Iraq nel 2003, il suo compito è coprire le spalle ai soldati a terra uccidendo, appostato sui tetti dei palazzi e grazie alla sua mira letale, tutti i sospetti nemici. 

Il film alterna le scene di guerra alle scene del ritorno a casa, dove via via si evocano sempre più i disturbi post-traumatici di Chris, dallo sguardo vacuo quando riabbraccia la moglie ai gesti schizofrenici quando sente qualsiasi rumore metallico, immergendoci efficacemente in uno psicodramma che incute quasi terrore. Ma, appunto, è terrore. Non c'è empatia, non c'è compassione. E potrebbe anche essere una scelta di Clint Eastwood, quella di estraniare il dramma di un eroe malato dal fervore del popolo che lo acclama, ma allora perché la meravigliosa e toccante sequenza finale, realizzata con immagini vere del vero corteo funebre del cecchino (morto 2 anni fa)?

La sequenza finale, in ogni caso, è chiusa da un'ultimissima scena dove, come da consuetudine del grande Clint, arriva quel dettaglio o quel particolare in cui è racchiuso tutto il messaggio del film. Ecco, forse riflettendo su questo dettaglio si può interpretare meglio la volontà del regista, ma resta il fatto che i capolavori di Clint Eastwood sono ben altri.

Ottimo Bradley Cooper, non mi ha convinto invece Sienna Miller. Personaggi marginali tutti gli altri, a partire dal cecchino nemico di cui - oggettivamente - se ne poteva fare anche a meno. Non si può ridurre una guerra su scala planetaria alla gara di tiro a segno fra due tiratori esaltati.

Ps, il cecchino spara anche al bambino del trailer. E anche a sua madre.

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