Data: 21 luglio 2010
Fonte: Facebook
Da Wikipedia:
“Il flusso è uno stato di coscienza in cui la
persona è completamente immersa in un’attività. Si caratterizza per il
totale coinvolgimento, focalizzazione sull’obiettivo, motivazione
intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento del compito.”
Il
flusso di Cancellara alla Roubaix, il flusso di Valentino Rossi
all’ultimo giro di un Gran premio, il flusso di Stankovic quando tira
dai 35 metri e fa gol.
E poi ancora il flusso di chi si immedesima
leggendo un libro e sussulta se qualcuno apre la porta, il flusso di
chi va a correre per lo Stradone di Montecchio, e il flusso di chi scala
lo Stelvio con il rampichino, impiegandoci quattro ore. Ma che
esaltazione, da lassù. E’ come raggiungere il Paradiso dopo una vita di
stenti.
Il flusso è una performance, il flusso prescinde dalla
coscienza. Tu agisci, e la tua coscienza non sa il perché. Il tuo Es,
invece, lo sa benissimo, e ti fa sentire un Dio onnipotente quando entri
nel flusso.
Quando sei in una salita lunga e ti chiedi: “Ma chi me lo fa fare?”, il flusso è sparito.
Quando
sei al ristorante con la tua fidanzata e per tutta la durata della cena
speri che lei si paghi la sua parte, il flusso è sparito. Ergo: è
sparito anche l’amore.
Ma il flusso non vale solo per azioni performative. E’ flusso anche l’esercizio della pesantezza di che fa training autogeno.
E’
flusso addormentarsi coccolati dal rumore monotono e delle onde che si
infrangono placide sul bagnasciuga. E magari accorgersi – ovviamente
qualche giorno dopo – che non è indispensabile fare training autogeno né
lo yoga per respirare al ritmo dei frangiflutti e per sentirsi un
tutt’uno con la spiaggia e con la Terra.
Non serve nemmeno uscire
nella brughiera quando non si vede a un passo, per ritrovar se stessi.
Basta molto meno, se riesci a entrare nel flusso.
(When you try your best but you don’t succeed
When you get what you want but nit what you need
When you feel so tired but you can’t sleep
Stuck in reverse.)
Il
flusso non conosce “se” e non conosce “ma”. Vai! allontanati dal
ricordo, senza voltarti mai. Potrebbe succedere che con il flusso vivi
momenti che poi nella realtà - in quella realtà come la intendono Piero
Angela e Gerry Scotti - non accadranno mai, e così in altri contesti e
in altre situazioni sentiamo dire che stiamo facendo “castelli in aria”.
Ma con i castelli, poi, vengono fuori anche le illusioni, i rimorsi, i
rimpianti.
Il flusso non sa nemmeno cosa siano i rimpianti. Il bello del flusso è che non ha la coscienza del Dopo.
(Le cose che senti nel cuore
Non rinnegarle mai
Sono fragili, ma possiamo difenderle
Se voleranno in alto i nostri pensieri
Più limpidi)
Dicono
che quando i bambini hanno occhi grandi, celesti o verdi, poi da grandi
siano soliti tenerli leggermente chiusi. Fra questi, qualcuno è
abituato a tenere chiuso un po' tutto, non solo gli occhi. Ma quando c'è
chi ascolta, le parole vengono fuori da sole. Non bloccate il fiume, le
dighe sono contro natura.
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