Il 2014 passerà alla storia per la
Germania campione del mondo, per Renzi, l'Isis, l'Ebola, La grande
bellezza, il bastone per fare i selfie e l'iPhone 6. Il 2014 passerà
alla storia anche perché, nell'epoca della super-condivisione
digitale, è mancato il vero tormentone musicale su scala mondiale.
Nessun disco che ha dominato, nessun artista esploso davvero.
Ecco la mia personalissima playlist
delle canzoni che più di altre hanno rappresentato (e
rappresenteranno per sempre?) la cultura, lo spirito e la mentalità del secondo anno pari non bisestile del decennio.
1. Happy, Pharrel Williams
Musicista, cantante, dj, produttore e
quindi imprenditore, attore, stilista. L'emblema dell'artista
contemporaneo multitasking che sa stare sulla cresta grazie alla
capacità di adattarsi a tutti i pubblici e tutte le sfide, Pharrel
Williams si è definitivamente consacrato con un brano che in sé non
dice niente ma che ha venduto 13 milioni di copie, ha un video di 24
ore e su Yt vanta 525 milioni di visite. Un inno alla gioia dei
giorni nostri, molto banale quanto efficace. Del resto, si sa, se
dovessimo fare una classifica degli hashtag che sono diventati frasi
di senso comune, #maiunagioia e #solocosebelle andrebbero
direttamente sul podio.
2. Stolen dance, Milky Chance
Brano orecchiabile dal ritmo così
piatto che sembra una ninna-nanna, avrebbe potuto avere il successo
di tormentoni simili nello stile, quali Somebody that I used to know
di Gotye o il già storico Crazy di Gnarls Barkley. Invece è sceso
dalle radio per approdare nelle discoteche, senza passare dalle
grandi masse. Nel 2014 non ci si improvvisa tormentoni, Stolen dance
ne è l'esempio.
3. A sky full of stars, Coldpay feat.
Avicii
Frutto di un connubio così prevedibile
che non ha fatto nemmeno notizia, il connubio fra la pop-band più
importante degli anni 00 e il dj emergente mondiale, la canzone
rappresenta il 2014 perché probabilmente ultimo pezzo di successo
commerciale per la storia dei Coldplay. Son passati quasi 10 anni da Fix
you, era fisiologico che accadesse.
4. Lovers on the sun, David Guetta feat.
Sam Martin
“Forzo” questa personale classifica
inserendo un brano che (ingiustamente) non è riuscito a diventare il
tormentone dell'estate. Copiando da Avicii ed altri la moda di dare
suggestioni western ai pezzi dance, quasi come ci fosse stato un
inatteso e blasfemo ritorno a Ennio Morricone, il vecchio David
Guetta qui è tornato il vero David Guetta, quello di Titanium per
intenderci, il più grande dj del mondo e forse della storia
contemporanea. Uno che non si è seduto negli allori.
5. Don't wait, Mapei
L'antipodo di Pharrel Williams.
6. Bailando, Enrique Iglesias
Prendi un brano scritto appositamente
per esser ballato, nelle palestre (zumba) o nelle sale di ballo
latino-americano, e fallo diventare hit mondiale. Fenomeno sociale
che, chissà, forse ne spiega altri due: 1, oggi i gusti culturali e
artistici sono guidati dalle milf?; 2, non esistono più i generi
musicali come identificazione di una categoria di persone? (della
serie: se balliamo il latino-americano al Tenax, allora si può ascoltare hip hop anche in giacca e cravatta?).
7. Magnifico, Fedez feat. Francesca
Michielin
Fra i milioni di utenti che vanno pazzi
per questo brano, quanti si sono accorti che il ritornello è
sintatticamente pieno di errori da matita rossa e che dice parole
senza senso? Ma chissene, anche Jovanotti ne ha fatti di strafalcioni
(“non c'è niente che ho bisogno”). Mai sottovalutare
l'intelligenza e la competenza di chi vive nel mondo dello
spettacolo, anche quando crea puttanate. Era naturale che unendo nel 2014 il
top mainstream della cultura hip hop con il top artistico della schiera
proveniente dai talent, il risultato fosse un successo straordinario
di pubblico, e tanto basta per fare i complimenti a Fedez e al suo
produttore. E la Michielin, in fin dei conti, è davvero brava.
BONUS TRACK. Chandelier, Sia.
Ascoltatevi la versione acustica, da brividi.
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