venerdì 27 dicembre 2013

Gli artisti di strada lo sanno

Passeggiando per Barcellona, l'ultimo giorno di una vacanza tremenda. Il corpo si muove con l'istinto nell'atmosfera blu della città, trascinandosi dietro i piedi e attendendo l'ora di tornare in albergo. E' il primo pomeriggio dell'anno del Signore 2010. Su una strada parallela alle Rambla ci imbattiamo in un mercatino delle pulci. Compro una locandina originale (o perlomeno a me l'hanno venduta come originale) dei moti rivoluzionari contro il regime di Franco. Nell'immagine un contadino con un forcone in spalla, che tutt'oggi sorride fiero di sé sopra la testata del mio letto.

Poi continuiamo il nostro moto perpetuo, prendendo la direzione opposta al mare e attirati dalla voce nera che proviene da una piazza vicina. E' Plaza Sant Jaume, piena all'inverosimile di gente, e appena arrivati non ci mettiamo molto a capire il perché. All'interno di un grosso semicerchio umano c'è questo tipo di colore, sulla quarantina, pantaloni e cappello verde militare, giubbetto di pelle nero. Accompagnato dalla sua chitarra canta le canzoni di Bob Marley.


Si fa presto a passare dalla curiosità al coinvolgimento. E' un meccanismo inconscio, un meccanismo che va oltre la ragione e le facoltà terrene dell'uomo. Rapiti. Imbabolati. Siamo storditi, quando l'artista di strada arriva al climax di Three little birds

Don't worry about a thing
- I won't worry!

Poi si sale e il tempo si ferma.

Cause every little thing
gonna be all right!

Quel gonna be all right! esplode dalla bocca del cantante, colpisce sul volto e sul cuore gli astanti, e poi vira in alto sui muri dei palazzi, li percorre tutti verso il cielo come un rapace Uomo Ragno e va a toccare il Blu Infinito.
Nessuno conosce quale sia il senso della vita, ma gli artisti di strada qualcosa ci han capito. Il mezzo più intuitivo per elevare lo spirito - l'arte - espresso nei modi più elementari (più umani) e messo a disposizione della collettività. Si accarezza il sublime e lo si condivide. Coppiette che sorridono, adulti che fischiettano, donne che muovono appena le labbra per unirsi al canto - così sommessamente che sembra che pregano. Bambini che muovono le gambine come marionette, altri bambini in spalla ai babbi che battono le mani.


Uno a uno, praticamente tutti quanti gli astanti "rompono" il cerchio per mettere uno spicciolo dentro la custodia della chitarra. 

Poi un lungo, infinito, applauso.
E mentre il cantante travasa tutti gli spiccioli dalla custodia su di un sacco nero (facendo un rapido calcolo, almeno 2-300 euro), arrivano due agenti della Polizia locale. Gli sequestrano la chitarra e il sacco. Poi lo salgono nella pattuglia e se ne vanno a sirene spiegate. Fischi e urla di disapprovazione da parte del pubblico. Cinque minuti dopo la piazza è semideserta ed è nuovamente pronta per accogliere altri spettacoli.
Il sublime non dura più di un attimo.


Titoli di coda: indagando in Rete tre anni dopo l'episodio, ho scoperto che quel cantante si chiama Clarence Milton Bekker (aka Cb Milton), è olandese, ha 45 anni e in patria è un cantautore affermato con all'attivo otto album. Negli anni 2000 ha deciso di trasferirsi a Barcellona per fare l'artista di strada quasi a tempo pieno. Non ho mai capito invece perché la sua esibizione dava fastidio alla Polizia.
O forse sì.

[Ogni volta è la stessa storia, mi viene da piangere,
ho un nodo alla gola e faccio di tutto per controllarmi,
ma quando è troppo è troppo: a stento riesco
a trattenermi dal singhiozzare.
E quando c’è un canone, guardo per terra
perché l’emozione è troppa tutta in una volta:
è troppo bello, solidale, troppo meravigliosamente condiviso.
Io non sono più me stessa, sono parte
di un tutto sublime al quale appartengo anche gli altri,
e in quei momenti mi chiedo sempre perché questa
non possa essere la regola quotidiana,
invece di un momento eccezionale del coro.
Quando il coro s’interrompe tutti quanti,
con i volti illuminati,
applaudono i coristi raggianti.
È così bello.
In fondo, mi chiedo se il vero movimento del mondo
non sia proprio il canto
.]

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