Insospettabilmente, l'ispirazione per l'attacco di questo post me l'ha data Mika. "Milano? Io la definisco una città nascosta". E poi ha spiegato: "Magari è piena di bei ristoranti e bellissimi locali, ma un forestiero che non li conosce deve fare mille domande prima di sapere dove sono". Milano è nascosta, Milano se la tira. Il tormentone del fatto che "di Milano si conosce solo il Duomo e Monte Napoleone, ma in realtà ha un vasto repertorio artistico-culturale" è un tormentone che - arrivati in città per Capodanno, nell'apice della stagione turistica - non riusciamo a giustificare. Milano la snob sarà anche bella dentro, ma fuori tira il peggio di sé.
E' brutta nei negozi della centralissima via Torino che chiudono per ferie adesso; è brutta nei mezzi pubblici notturni che non ci sono o quasi; è brutta nei quartieri ad appena un tiro di schioppo da San Babila, che in questi giorni si trasformano in quartieri dormitorio, svuotati dall'esodo dei residenti.
La nobile aspirazione di diventare città europea fa i conti con un provincialismo esasperato. Altro che Roma e i romani burini con il loro dialetto così forte, ostentato e acusticamente greve. Il vero Provincialismo Italico è qui, nel lusso più sfrenato possibile della Galleria che cozza con i normalissimi viali di periferia 200 metri più in là. Non è un caso, infatti, che tutte le mode italiote nascano all'ombra del Duomo di Milano. (Breve interludio: adesso i lumbard di città vanno matti per le biciclette col fisso, e dire che quando la usavo io per allenarmi tutti mi davano dell'autolesionista. E come fai a fermarti? E se smetti di pedalare?)
Si fa
fatica a delineare la vera identità della città, ma al tempo stesso gli
unici segnali di metropoli sono il McDonald e l'immagine gigante di un iPhone 5c spiattellato su una facciata.
La grande capitale della moda e della finanza è in realtà la Provincia italiana espressa al massimo grado. Firenze, con il suo lampredotto e i suoi brigidini, è quasi più internazionale.
Come ho letto in un blog, Milano sognava di diventare Berlino ma s'è svegliata un giorno con il volto di Busto Arsizio. E basterebbe solo questa formuletta un po' simpatica un po' radical chic per commentare il Capodanno milanese e tutto ciò che vi gira attorno.
Il concertone di piazza Duomo: Pisapia ha fatto scrivere nel comunicato stampa che c'erano 80mila persone. Io ne ho percepite neanche la metà, ma lasciamo perdere. Organizzato così tanto per fare, e s'è visto. Una festa abulica, triste, con i soliti quattro bontemponi a scoppiare petardi in mezzo alla folla. Il conto alla rovescia su uno schermo più piccolo della televisione di mio nonno. Bene le transenne e i controlli all'ingresso, apprezzabilissimo il lavoro delle forze dell'ordine, ma perché allora non
mettere dentro i cancelli qualche bancarella e qualche piccolo servizio Sebach. Ho
visto con i miei occhi persone che hanno fatto la mezzanotte in fila ai
bagni dello Spizzico. Il Capodanno al Duomo ha avuto il potere di rendere antipatico anche Elio, scarico, annoiato e visibilmente a disagio nel dovere fare da solo alcuni minuti di intrattenimento nazional-popolare. Non chiedo mica la luna. Chiedo solo qualche insegna luminosa, qualche spettacolo di luce, un presentatore a spalleggiare il buon Elio.
Comunque, per un qualsiasi turista - italiano o straniero che fosse - la serata doveva per forza proseguire altrove perché 19 minuti dopo mezzanotte già stavano smontando le casse. E via di corsa verso Monte Napoleone per prendere la metro gialla (Duomo chiusa senza avviso per motivi di ordine pubblico. E dire che a Berlino chiudono Brandeburgo con la stessa motivazione, ma lo scrivono a caratteri cubitali già dal 28 dicembre), un assalto di migliaia di persone in cerca di un passaggio fortunoso verso la movida.
E scesi a Maciachini, i cancelli della stazione si chiudono alle nostre spalle. Quasi un'ora prima dell'orario previsto. Buonanotte Milano.
Poi, per fortuna, ci sono spiragli di luce, zone di città internazionale. E il respiro torna a farsi arioso:
- via Torino, la via dello shopping sostenibile fra due file di palazzi con gusto europeo, mi ha ricordato il quartiere dello Zoo a Berlino (là però nessun negoziante si sognerebbe di chiudere il 31 dicembre!);
- corso Vittorio Emanuele II, ovattato e familiare, unica vera zona pedonale sostenibile, dove ci sta anche di concedersi qualche stravizio;
- piazza Gae Aulenti, un gioiellino nemmeno segnalato sulle mappe in cima a Corso Como. Vive congratulazioni, che sia da modello;
- i Navigli di notte, pare di essere in qualche città turistica di mare, oppure a Santa Croce a Firenze quando Santa Croce andava di moda. Basta che non vi scappi detto che l'acqua che scorre lì contiene la più alta concentrazione di cocaina d'Italia.

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