lunedì 16 dicembre 2013

Una (normale) domenica di dicembre. Al centro commerciale

A 25 anni suonati, causa un lavoro normale con orari normali, mi son ritrovato a trascorrere domeniche pomeriggio normali. E quindi anche le normali domeniche pomeriggio di dicembre.

Al centro commerciale.

Ci incamminiamo poco dopo le 15, orario un pelo anticipato rispetto al normale, ma solo perché la meta era a oltre un'ora di macchina. Cielo sereno, temperatura primaverile. All'arrivo, il centro commerciale è comunque pieno. Che è una cosa normale, non eccezionale, perché tutti i negozianti di questo mondo aspettano dicembre per ripianare le scarsità dei restanti 11 mesi.



Il primo bersaglio è H&M. Quando litigate con la fidanzata non regalele una rosa, né un completino intimo, tantomeno un anello. Portatatela direttamente da H&M. Massimo risultato col minimo sforzo (economico). Mentre lei gira come un'ossessa fra le corsie, tu - agorafobico e per giunta miope - inizi ad avere giramenti di testa e il desiderio ardente di un secchio d'acqua addosso non ti fa elaborare la domanda del secolo. Ma perché nei settori di abbigliamento femminile i capi non sono ordinati per categorie? Perché le gonne si trovano vicino ai cappotti, e le sciarpe inframezzate ai perizomi? In ogni caso, davanti ai camerini ci si ferma. Gente ferma in attesa. La fila per provarsi i jeans come alle poste. Alle casse, poi, c'è tutto il tempo per una briscola. Ma la coda per le casse ce la siamo risparmiata: non abbiamo comprato niente, e poi non avevo portato le carte.

Secondo bersaglio: Mediaworld. E qui c'è da segnalare un epico scontro con una vecchietta in cerca di custodie per il suo smartefon. Scontro normale di sguardi, sia mai. Anche se in certe situazioni non si guarda in faccia  a nessuno. Normale lotta per la sopravvivenza, diceva Darwin. E mentre ti chiedi chi è possa comprare una tv che costa 7.200 euro, ti rimetti in fila per due normali cartucce della stampante.

Terzo bersaglio, la normalissima Coop. Il pezzo meglio per chi va nei centri commerciali in cerca di divertimento. Un po' come quando a Gta hai libertà di investire le persone, solo che qui usi il carrello.

Veloce passaggio in galleria, fra normali concorsi canori per bambini e tombole per niente normali.

Non ci fermiamo da Limoni, lì no. Odio le profumerie perché non hanno i prezzi esposti.

Sguardo all'orologio. Le tre file hanno rallentato la tabella di marcia, e imbranati dai sacchetti della spesa e dalla cornice di vetro 50x70 che stoicamente porto sottobraccio puntandola contro tutti i passanti negli ingorghi, decidiamo di uscire nel mondo reale. Anche se, forse, non normale.

Con un gridolino di soddisfazione: abbiamo evitato Berska. Bersciaka. Berscia. O come diavolo se scrive.




[Da Wikipedia
Nonluogo: Spazio in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione, sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso a un cambiamento (reale o simbolico)]




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