martedì 29 ottobre 2013

Buongiorno Italia, buongiorno Mary

Il nuovo singolo di Robbie Williams, Go gentle, ha un intro che si può tranquillamente e serenamente sovrapporre alla celeberrima L'italiano di Toto Cotugno.

Provare per credere: qui Robbie, qui Toto.

E' chiaro che non si tratta di plagio, perlomeno non abbiamo motivo di pensarlo. E questa curiosità è passata un po' stranamente sotto silenzio: se cercate "robbie williams toto cotugno" su Google non ci sono risultati in merito (incredibile a dirsi), e della cosa ne ho sentito parlare solo di sfuggita una mattina in radio. Colmeremo noi questa lacuna. Dicendo che, ammesso che non si tratti di plagio, anche solo pensare per un nanosecondo che Robbie Williams, lui, la grande popstar britannica, emblema mondiale e storico di una generazione musicale, abbia riproposto il motivetto banalotto e molto orecchiabile di Buongiorno Italia, buongiorno Maria, ecco, all'idea di Robbie che segua con 30 anni esatti di ritardo una canzone nazionalpopolare italiana, un primo sorriso ci scappa. Perché Cotugno è sempre stato uno di noi, il simbolo dell'Italia per bene e quindi sempre perdente (quante volte è arrivato secondo a Sanremo nemmeno lui lo sa), che in quella canzone esaltava i difetti di un popolo. E nonostante questo (oppure: proprio per questo), il popolo ha sempre amato quella canzone, elevandola a simbolo di un'intera epoca. 

Fatte le dovute premesse, e nell'ipotesi di poter tuffarsi senza ritegno in un inutile e lezioso confronto socio-storico-culturale fra Italia e Gran Bretagna, il secondo sorriso ci scappa a leggere il testo di Go gentle, dove a un certo punto ti imbatti in qualcosa del tipo

Non perdere tempo con gli idioti che pensano di essere eroi
loro ti tradiranno
stai vicina a noi tipi strani.


Peraltro questo non è il primo caso: la più bella canzone degli anni 00, Viva la vida dei Coldplay, ha un ritornello identico al ritornello de Il gatto e la volpe di Bennato.

sabato 19 ottobre 2013

La Fratticciola e la nobile arte pop

Ph Andrea Migliorati

Alla Mostra del carro agricolo della Fratticciola c'ero stato da bambino, o forse no, chissà. Da bambini le fiere son tutte uguali. Poi ci sono tornato quest'anno. Nel mezzo l'edizione 2012, edizione passata alla storia per una sterile e quanto rocambolesca polemica sui parcheggi, con qualcuno che si era spinto a scrivere una lettera alle testate locali per lamentarsi del “fango”. Avete capito, sì, il contesto? Come se un turista alle cascate delle Marmore si lamentasse dell'acqua che lo bagna.

Non sapevo se ridere o piangere. Nel dubbio decisi che l'anno dopo ci sarei tornato.

E questo fazzoletto di terra, una terrazza rustica e privilegiata su Cortona, neanche un chilometro quadrato di case e di campi, ti spiazza. È come andare all'Italia in Miniatura, o come trovarsi dentro un set di un film western (cioè, io non ci son mai stato, ma provo ad immaginarmelo). Ma qui non è business, non è show. Qui è vita, natura, storia. Qui si respira l'entusiasmo, la passione, l'orgoglio atavico di una piccolissima comunità. Qui si sospende il tempo e il mondo esterno, e tutto diventa un teatro a cielo aperto dove si vive il rito autentico della storia che fu. O della storia che sarà. Nelle donne che indefessamente arestano le castagne, nei ragazzini vestiti a tema (dove l'avete lasciato l'iPhone?), nei residenti che aprono il loro cortile agli ingenui forestieri. Nel teatro di piazza del sabato sera. Si respira ovunque l'arte pop nella sua concezione più nobile del termine - le polemiche “pop” sui parcheggi, per inciso, ne erano la concezione più grezza, ma questa è la democrazia: prendere o lasciare. 

Non ci son corse di animali, non ci son Giostre, non ci son cavalli (da corsa). Si esorcizza il Mondo e la Morte che arriva (l'inverno, nelle culture contadine, è la Morte) con un semplice pagliaio dato alle fiamme.

Il fuoco notturno: la potenza sfolgorante della vita che si dissolve nel buio cosmico.

Ph Andrea Migliorati








Non servono i soldi, servono le idee e la passione. Così, semplicemente.



Ringrazio l'amico Andrea Migliorati per aver gentilmente concesso i due scatti. Per vedere il servizio completo:  http://andreamigliorati.zenfolio.com/p902958832/h2AF599D1#h2d85012d

sabato 12 ottobre 2013

[OFF TOPIC] Svolta nel Palio, Porta Fiorentina ha un cavallo di contrada

Articolo tratto da Valdichianaoggi.it

Nel pieno dell'inverno paliesco il terziere di Porta Fiorentina ha sorpreso tutti con l'annuncio di una novità assoluta che ha un qualcosa di rivoluzionario. Melissa Bella, la splendida protagonista della doppietta 2011-2012, è il primo esempio di cavallo di contrada del Palio di Castiglion Fiorentino. Da oggi Melissa Bella è a tutti gli effetti di proprietà del rione arancioverde che la accudirà nei locali della tenuta Paglicci Reattelli di via Madonna del Rivaio, locali che ormai tradizionalmente ospitano le stalle dei cavalli anche in tempo di Palio e che si affacciano di fronte alla chiesa della Madonna delle Grazie del Rivaio (in cui onore si corre appunto la terza domenica di giugno di ogni anno).
Melissa Bella, benedizione cavalli e fantini Palio 2012
La nuova battezzata arancioverde, bellissimo esemplare di femmina baia di 8 anni, verrà presentata con una simpatica cerimonia domani pomeriggio (domenica) dalle ore 17 presso la stalla che da ora in poi sarà quindi anche la sua nuova casa. Abituati fin troppo alle formule dell'ingaggio e dell'estrazione, il "cavallo di contrada" è un'idea sicuramente positiva che irrompe brutalmente nei meccanismi tradizionali di un Palio e vien da chiedersi perché nessuno non ci aveva pensato prima. La risposta sembrerebbe semplice: perché implica un investimento economico e soprattutto un enorme disp iego di energie. "L'investimento è stato fatto per dare un segnale di novità al Palio" commenta un entusiasta Andrea Nicoletti, il priore del terziere arancioverde che poi tiene a ringraziare la proprietà dell'immobile per aver concesso questi spazi.
Melissa Bella sarà seguita giorno e notte dallo staff tecnico del Palio coordinato dal capitano Loris Fanelli, uno che ha inseguito intensamente l'obiettivo, e sarà allenata da Alessandro Nucci. Ovviamente la cavalla, compatibilmente con il suo stato di forma e di salute, prenderà parte ad altri palii nel corso dell'anno: è certa la sua presenza a Bientina a luglio, mentre dovrebbe come tutti gli anni essere protagonista anche al Palio di Bomarzo. Lo staff medico di Porta Fiorentina penserà in ogni caso a preservare Melissa Bella in previsione della terza domenica di giugno, e questo è un altro effetto benefico e positivo dell'avere un cavallo di contrada. Melissa Bella ha corso gli ultimi quattro Palii di Castiglioni per Porta Fiorentina, vincendo nel 2011 con Gianluca Mureddu e nel 2012 con Silvano Mulas, ed è sicuramente uno dei barberi che hanno fatto la storia recente al Parterre.

lunedì 7 ottobre 2013

Dal box dell'Eritrea

Ho seguito il Mondiale Juniores di ciclismo. Per uno strano gioco di coincidenze e conoscenze l'ho seguito direttamente dal box dell'Eritrea - anche il mondo del ciclismo si è globalizzato e ora i neri, oltre che correr più forte delle gazzelle sulle zampe, menano anche sui pedali. 

I ragazzi eritrei, tutti 17enni o appena appena maggiorenni, hanno abitato per due mesi esatti in Italia, sulla collina di San Baronto, per preparare la corsa del Mondiale. Lontano da casa, lontano da tutto. Allenamenti, gare, fatiche, dolori, solitudini. In un mondo nuovo, inesplorato, talmente sconosciuto che per allenarsi spesso facevano la stessa strada avanti e indietro per ore e ore. Paura di perdersi, sapete com'è.

Insomma si arriva al giorno del Mondiale. Pronti via, va via una fuga di 15 corridori. Dentro nessun eritreo. Nei box intanto si preparano i rifornimenti e il direttore sportivo - un signore di colore sulla quarantina che parla l'inglese con un accento perfetto - scrive freneticamente i bigliettini con i consigli tattici da passare ai suoi ragazzi. Ma i chilometri passano, il vantaggio della fuga aumenta, diventa abissale, incolmabile, e gli occhi del direttore sportivo si incupiscono. In quegli occhi si leggono i mesi e mesi di lavoro a 5mila chilometri di casa per inseguire un sogno che ora viene infranto da un banale maledetto errore tattico. Chi ha fatto il ciclista e poi il ds, in casi come questi prova godimento o rabbia, a seconda dei casi: ci godi se è il tuo avversario a esser rimasto dietro, ti incazzi se invece indietro sono rimasti i tuoi. Per la prima volta non ho provato niente di tutto ciò. Ho solo desiderato intensamente che la fuga venisse ripresa.

La fuga, santiddio, viene ripresa.
Il direttore sportivo torna a caricarsi, corre qua e là con le borracce e i pizzini, dispensa consigli, balletta per l'ansia. Torna a sperare.


Poi alla fine i ragazzi eritrei si sono comunque ritirati tutti tranne uno. Ma erano comunque sereni. Il sogno non l'avevano raggiunto, no, assolutamente quello no, ma la cosa importante era che si fossero arenati da soli, che non avessero da prendersela con il Fato, il destino o con Allah, che non li avesse fermati un banale errore tattico. Che non li avesse fermati una coperta che si incendia in un barcone.

sabato 5 ottobre 2013

Un tempo avevo un blog

Non chiedetemi perché apro un blog. Non lo so neanch'io. So che un tempo ce l'avevo. Lo creai nel novembre del 2005 e lo abbandonai più o meno quattro anni dopo. Ebbi anche il mio pizzico di notorietà, una citazione dall'altare della chiesa del mio paese. Storia lunga, meglio non pensarci. Ci tenevo, io, al mio blog. Così tanto che quando si sparse la leggenda secondo la quale Splinder avrebbe chiuso a breve, e soprattutto quando si scoprì che la voce aveva un fondamento, iniziai a salvare su word i miei migliori post. Li stampai anche, non si sa mai. Come foto profilo avevo uno scatto che il fotografo del Mirage mi fece a Capodanno 2007, io in camicia a righe blu e nere e cravatta d'oro e uno starlight in bocca. Volevo metterla come foto di questo post inaugurante ma tempo fa tutto il mio archivio digitale si è volatizzato. Addio foto, addio blog cartaceo. Ah no, quello l'avevo stampato.

In ogni caso, qualsiasi interpretazione è libera. 

Si comincia con uno spazio bianco

(Si comincia con uno spazio bianco. Non dev’essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev’essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizione giusta è “niente”. Il nero è l’assenza della luce, ma il bianco è l’assenza della memoria, il colore del non ricordo.
Certe volte nelle ore piccole penso all’orizzonte. Bisogna stabilire l’orizzonte. Bisogna segnare il bianco. Un atto abbastanza semplice, direte, ma ogni atto che rifà il mondo è eroico.)