mercoledì 24 agosto 2022

Otztal: il luna park di chi ama l'outdoor a due passi e 40 km di tornanti dall'Italia

Perché siamo finiti in Otztal, vallata austriaca solcata dal tumultuoso fiume Otz (meglio detto in lingua locale Otztaler Ache) affluente dell’Inn e che divide le Alpi Venoste dalle Alpi dello Stubai?

Non lo so.

Non vorrei aprire un paragrafo sul fenomeno della montagna che sta diventando una moda di massa, ma ahimé di questo dobbiamo tener conto se nel 2022 volessimo organizzare una vacanza sulle Dolomiti. Nel trambusto di un mercato impazzito e a tratti privo di ogni logica, probabilmente non ancora pronto (come non lo sono neanche gli autoctoni) a commercializzare la montagna alla stregua di una spiaggia di Rimini o di un centro commerciale di Garlasco, è balenata un’idea banale (e lì al momento non è mi è venuto in mente che banale fa rima con geniale… solo in fonetica): dal momento che nella UE sussiste il libero scambio di persone e merci, perché non testare l’altro versante? Perché non concentrarsi sulle montagne della regione federale del Tirolo austriaco che comprende una serie di vallate alpine le quali, molto approssimativamente, gravitano attorno ad Innsbruck?

Così, accolti dal calore del simpatico host Thomas, metà americano e metà ungherese, trapiantato sulle Alpi con vista ghiacciai perché il landscape gli ricordava le native montagne di Washington (lo Stato con Seattle, non la città del presidente), siamo piombati una domenica mattina a Oetz, piccolo capoluogo di geminde (il corrispondente austriaco del nostro comune), che in ambito turistico è famoso – si fa per dire – per il laghetto Peeburger e per l’Acherkogel, una delle tante vette a misura d’uomo che costellano questa valle, la prima che il visitatore può conquistare venendo dall’entroterra tirolese. E veniamo quindi alla premessa che è significativa, direi imprescindibile, per valutare le peculiarità culturali e sociali di una zona che è praticamente aliena per i radar dei turisti italiani benché possa vantare la presenza di Solden, una delle località sciistiche più note d’Europa. Il fatto è che, volendo bypassare il passo del Rombo, oltre 2.400 slm, 40 chilometri di tornanti sul versante italiano, aperto solo durante le ore diurne e solo d’estate, l’unica strada per giungere in Otztal è percorrere tutto il Brennero inoltrandosi fino a Innsbruck e poi tornare indietro disegnando il cosiddetto “giro pesca”. Va da sé che lungo l’itinerario si trovino altre opportunità, probabilmente più comode. Va da sé che qui, nonostante la vicinanza geografica e nonostante che lo sviluppo delle strutture ricettive sia stato fortemente spinto proprio da emigrati italiani, che non per questo vengono ringraziati ma anzi (…), l’influenza del Belpaese sia praticamente nulla.

1. PASSO DEL ROMBO, CASCATE STUIBEN

…E noi no, noi abbiamo voluto provare l’ebbrezza del Passo del Rombo (Timmelsjoch), intrapreso alle 8 di mattina, non del tutto consapevoli delle curve e delle pendenze che la Panda avrebbe dovuto aggredire. Prima un sospiro di sollievo al valico e poi un sospiro di bestemmia alla richiesta di pedaggio (17€) ad Hochgurgl, nei pressi dell’avveniristico rifugio Top Mountain che ospita anche un museo di motori. Qualche curva più giù si entra subito nel caos di Solden dove acquistiamo la Otztal Summer Card che non è una sim della Vodafone con giga illimitati ma una tessera che fornisce agevolazioni su impianti di risalita e molte altre attività, che avrebbero altrimenti tariffe coerenti con il costo della vita della Mitteleuropa: esorbitante. Nell’accogliente infopoint turistico scopriamo che a) non esistono brochure in italiano e che b) l’unica guida che ero riuscito a reperire in Rete prima di partire non è evidentemente aggiornata dal momento che una delle visite clou a cui ambivo, il Top Mountain Star sul Wurmkogel (3030 slm), è inaccessibile. Bene, no? Prima tappa alle cascate Stuiben, nei pressi di Umhausen. Lo spettacolo naturalistico è “accompagnato” su un lato da una lunga gradinata metallica a tratti sospesa che consente di fare foto da milioni di prospettive e sull’altro da una via ferrata. Abbiamo fin da subito la netta sensazione che qui, sul fronte “gestione dell’experience”, si faccia sul serio.

2. SOLDEN, GAISLACHKOGEL, GAMPE THAYA

Se Oetz è la quasi estremità nord dell’Otztal, Solden è la quasi estremità sud. Dopo la prima notte da Thomas, decidiamo di ripercorrere la vallata in senso inverso e affrontare subito il Gaislachkogel (3050 slm), vetta “pop” che sovrasta Solden e che presenta un ristorante instagrammabile e il nuovissimo museo dedicato al mito di James Bond. Arriviamo su con una funivia che ha le stazioni più grandi e attrezzate della stazione FS di Arezzo, e in modo particolare l’hub a valle, imponente edificio che si affaccia sulla statale, sembra una sorta di futuristico aeroporto per ciclisti in cui centinaia di biciclette guidate da ignoti col viso coperto dal casco sbucano da tutte le parti in un brulicare di ruote che fa venire il mal di testa. L’obiettivo della visita al Monte Gaislach è scendere fino al laghetto omonimo ma il sentiero in ripida discesa e un fastidioso nebbione ci tarpano le ali, di conseguenza deviamo verso una più comoda passeggiata in costa verso la verdissima Gampe Thaya, malga con caseificio incorporato e disponibile a dimostrazioni pratiche (non oggi però, maledizione).

3. ACHERKOGEL, AREA47

L’Acherkogel strizza l’occhio alle famiglie. Un grande parco giochi sulla spianata a 2200 slm, che fa da location anche ad eventi organizzati, e un ristorante enorme che è più pizzeria di provincia che non rifugio di montagna accolgono i turisti di montagna che amano la montagna... solo per il fresco e per le mucche. Nei dintorni uno sperone di roccia panoramico e la relativamente breve escursione alla Wetterkreuz valgono il prezzo del biglietto (della funivia). Pranzo con squisito tris di canederli, discesa a valle e via in macchina all’Area47 di Imst, immensa attrazione che si presenta come parco acquatico naturale (le piscine sono alimentate dalle acque del fiume) ma è più propriamente un luna park per gli amanti degli sport outdoor dove le decine di attività proposte hanno tutte un livello medio-alto di “estremo”. Inutile fare l’elenco: c’è tutto. Quanto costa il biglietto d’ingresso nella carissima Austria? Gratis: con la tessera l’ingresso è gratis.

4. GURGL, HOHE MUT

Altra visita oltre i 3k, questa volta sulle creste settentrionali delle Alpi Venoste (che sarebbero quelle più a sud viste dalla nostra prospettiva). Da Gurgl, autentico e incontaminato paese di montagna che sorge a quasi 2000 metri, si decolla fino al rifugio Hohe Mut (3060 slm: ho pranzato con uno squisito piatto tipico a base di patate arrosto e straccetti di maiale), punto di partenza per escursioni verso i ghiacciai. Non arriviamo ai ghiacciai e neanche alle cascate Rotmoos: è un soggiorno relax e ci accontentiamo di godere del silenzio assolato e paradisiaco. Il pomeriggio è dedicato alla doverosissima passeggiata in bicicletta noleggiata in uno dei tanti negozi chic specializzati: fa sorridere e riflettere al tempo stesso che le attività più "lussuose" della città vendano mezzi a pedali (con motore o senza), gli eredi ricchi e nobili delle officine buie e sporche di morca, dirette da meccanici spesso taciturni e poco propensi al dialogo che il sabato e la domenica giustamente si riposavano, altro che orario continuato!

5. INNSBRUCK, SEEFELD

Tour culturale dei paesi, partendo dalla capitale del Tirolo: Innsbruck. Raccolta e ovattata, presa d’assalto per i mercatini di Natale, Innsbruck si fa apprezzare anche d’estate con questo centro storico ricco di negozi moderni incastonati in un’urbanistica che conserva con fierezza stili e tratti caratteristici. Molto più defilata e sonnolenta appare Seefeld, che secondo molte guide è considerata una delle cittadine simbolo di tutto il Tirolo, e probabilmente capisco i motivi, disseminata com’è delle graziose tipiche costruzioni dipinte e ricoperte di gerani, eppure, anche se le guide non lo scrivono, è molto meno vivace anche della nostra sottovalutata Oetz. Seefeld è ricettacolo di un turismo compassato ed altolocato, forse meno caotico e più rilassante di Kitzbhuel, e lontano dalle ferrate e dai downhill dell’Otztal. Per non rischiare di offendere i residenti del paese che ci ospita, che vanno molto fieri del loro laghetto balneabile, terminiamo il viaggio/vacanza con una capatina al Peeburger, raggiungibile tramite uno spettacolare ponte che si affaccia su un tratto di feroce rapida del fiume Otz. 

E da questa breve passeggiata capiamo quello che forse dovrebbero metabolizzare tutti i viaggiatori di questo tempo e di questo mondo, soprattutto di coloro che hanno l'ardore e la sfrontatezza di sfidare paesaggi di montagna: cioè che, più della foto panoramica o della croce in vetta o del tuffo nelle acque marmate con annessa storia su Instagram, ciò che andrebbe vissuto e quindi raccontato è tutto ciò che avviene durante il tragitto perché quello che avviene durante il tragitto nessuna guida, neanche quelle in tedesco, riuscirà mai a descriverlo. E scoprire l'Otztal con i feedback di una stupida preparazione di qualche paginetta (con traduzione ballerina) letta in pausa pranzo mi ha aiutato a stato scoprire il vero Otztal, che vive un equilibrio per ora molto solido fra il desiderio di conservare la propria identità culturale e storica e la necessità di aprire i propri tesori a tutto il mondo (Italia esclusa s'intende) per poter sopravvivere.

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