venerdì 2 febbraio 2018

Ronda Ghibellina: diario di un neofita (3 anni dopo)

Lo sanno anche i muri, e non credo giovi ripeterlo. Lo sanno anche i muri che la causa e l'origine di tutto è Ronda Ghibellina. Dalle corsette blande con kway dei cinesi e scarpe da calcetto alla maglia professionale Compressport, è stato un viaggio fatto di una dozzina di trail competitivi, un podio, due infortuni grossi, quattro paia di scarpe (solo quattro, vorrei sottolineare il solo), due eventi urban trail organizzati e soprattutto quel vulcano di Renato che mi ha spinto dietro le quinte della Ronda per una boccata di Sano Sport Responsabile.

Innanzitutto, la vigilia è anche vigilia agonistica. Una Valligiana decisa all'ultimo, un po' per scaramanzia e un po' anche per forza. Pertanto si rende necessaria una breve sgambatina a due ruote e poi su al Palazzetto per le interviste della vigilia. Al media corner mi aspetta la Sabrina, collega di giornale, di Palio e adesso anche di sport.
Conosco Marina Plavan - vanta podi al Tor, non alla Corsa del Bastoncello, mi scuseranno gli amici valdarnotti per il confronto impari – e poi finalmente conosco dal vivo Ita Marzotto. Ci eravamo sentiti prima di Natale, e mi colpì il tono passionale dei suoi racconti che oltrepassava l'auricolare, una gioia totalizzante, accecante. La rivedo alla Ronda che è appena tornata dall'Inghilterra, mi dice “se ce la faccio io [a finire queste ultramaratone da centinaia di chilometri in autosufficienza] ce la puoi fare anche te!” e io sorrido, accondiscendente, ma dentro di me, cara Ita, so che ti sbagli di grosso

In successione intervistiamo Cristian Curi Caselli, Di Meo, Cecilia Polci, il dottor Fagnani e poi arriva Emanuele Ludovisi. “Per chi fa gare che durano non qualche ora ma giorni, a volte settimane intere, quanto è importante la famiglia?”. “E' riduttivo giudicarne l'importanza e il ruolo. E' qualcosa di oltre. Ho un bambino piccolo, pensando a lui vado sempre più forte, vorrei potergli dimostrare che con la forza di volontà si può arrivare ovunque”, e infatti lui è andato da Roma a L'Aquila a metà gennaio, solo in autosufficienza, senza alcun scopo competitivo. “Complimenti per le belle parole”, commento, anche se un intervistatore non dovrebbe mai commentare le risposte, embè, pace.


Mentre concludo di tagliuzzare e render social il nostro lavoro, arriva Christian Bohm. Il grande Christian, che ricordi dei tempi del ciclismo! Faremo la diretta streaming grazie a lui e Christian Ferrari. La diretta, signori! Io non ci credevo quando il Trava l'aveva annunciato, che figata paurosa gente: organizzata tutta in fretta in furia, probabilmente alla fine la montagna ha partorito il topolino ma l'idea c'è. Le storie anche. Vanno sapute solo raccontare.

Domenica mattina. Mi sveglio alle 6, orario di partenza della Plus che io a malincuore avevo deciso di saltare preventivando che sarebbe una giornata lunga. Molto lunga. Pronostico azzeccato. Ore 7,40 al Palazzetto, cielo sereno, giornata Perfetta, allestisco il monitor della diretta, ovviamente ci sono alcuni inconvenienti, il wifi prende poco e la corrente ha dei down pericolosi, sistema lì e tocca qui (grazie Roberto), alla fine alle 9 abbondanti posso andare a cambiarmi. 

Mi ricordo di prendere la GoPro di Stefano il dronista, e mi dimentico serenamente i concetti di “riscaldamento” e di “stretching”. Sarà (anche) per questo che dopo un trotterello felice felice di 11 km, già alle prime rampe di Cavadenti avverto i morsettini poco erotici e molto angoscianti al bicipite femorale? 

Viaggio in coppia con Enrico Sguerri (che chiuderà 13esimo e chissà se poi si sarà chiesto dove sono andato a finire), che passerà agli annali per la battuta più memorabile dell'ottava edizione di Ronda Ghibellina: “Se vuoi ti faccio passare”. Ahahahaha
Rido poco, invece, quando mi accorgo di aver rotto la zip dello zaino, siamo ormai in vetta e dalla rabbia non mi giro neanche verso il landscape. Resto senz'acqua, mi salva solo una bottiglietta di un volontario VAB. Sia lodata la Vab. Sono fradicio e il sole picchia duro. Condizioni ideali per sconfiggere i crampi, vero eh?

Insomma, alla fine corricchio alla meno peggio trascinandomi al traguardo, godendomi poco il single track all'ingiù che tanto ho desiderato negli ultimi 12 mesi e superando solo per un principio di Manifesta Superiorità di Pettorale i neofiti dell'Assassina.

All'arrivo sono accolto dall'occhio di pesce del buon Tiziano e, senza neanche ragionarci sopra, con la cauzione del chip mi compro subito una birra. Col senno di poi credo sia stata una sorta di reazione istintiva, come i cani di Pavlov.

E, dopo la doccia, un pomeriggio intero di interviste. Con Balducci e Dola, protagonisti di un bel gesto di fair play, con il giovanissimo Mariani (che fa il ciclista e io manco lo sapevo, ohssignore, un minimo di preparazione giornalistica!), il bionico Edi, una seconda birra, la Tatiana e lo sponsor Bettazzi. C'è il grande Enrico Vedilei con un occhio gonfio – è vero che usiamo spesso la metafora della battaglia, ma non prendeteci troppo sul serio; mi saluta Stumpo alle prese con la 70km e Atzori che non finisce la 45km per non “inquinare” la classifica a causa di un errore di percorso (chapeau!). I castiglionesi Serafini, Vannucci, Landucci (che motore) e un esordiente Luca Fabianelli. 

Mi presto anche ai collegamenti radio, un deja-vu dei tempi del Cozzano Calcio, con tanto di Cangeloni che non molla un centimetro (altro che Ludovisi o il Curillo!), e proprio a causa di un collegamento mi perdo l'arrivo dell'Elisa accompagnata da Marco Frontini, Marco Nardi e dalle piccole donne di casa. 
Storie di ghibellini, storie di Ronda. 
Arrivederci al 2019. 
E mi raccomando, fate sport responsabilmente.

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