Lo sanno anche i muri, e non credo
giovi ripeterlo. Lo sanno anche i muri che la causa e l'origine di
tutto è Ronda Ghibellina. Dalle corsette blande con kway dei cinesi
e scarpe da calcetto alla maglia professionale Compressport, è stato
un viaggio fatto di una dozzina di trail competitivi, un podio, due
infortuni grossi, quattro paia di scarpe (solo quattro, vorrei
sottolineare il solo), due eventi urban trail organizzati e
soprattutto quel vulcano di Renato che mi ha spinto dietro le quinte
della Ronda per una boccata di Sano Sport Responsabile.
Innanzitutto, la vigilia è anche
vigilia agonistica. Una Valligiana decisa all'ultimo, un po' per
scaramanzia e un po' anche per forza. Pertanto si rende necessaria
una breve sgambatina a due ruote e poi su al Palazzetto per le
interviste della vigilia. Al media corner mi aspetta la Sabrina, collega
di giornale, di Palio e adesso anche di sport.
Conosco Marina Plavan - vanta podi al
Tor, non alla Corsa del Bastoncello, mi scuseranno gli amici
valdarnotti per il confronto impari – e poi finalmente conosco dal
vivo Ita Marzotto. Ci eravamo sentiti prima di Natale, e mi colpì il
tono passionale dei suoi racconti che oltrepassava l'auricolare, una
gioia totalizzante, accecante. La rivedo alla Ronda che è appena
tornata dall'Inghilterra, mi dice “se ce la faccio io [a finire
queste ultramaratone da centinaia di chilometri in autosufficienza]
ce la puoi fare anche te!” e io sorrido, accondiscendente, ma
dentro di me, cara Ita, so che ti sbagli di grosso.
In successione
intervistiamo Cristian Curi Caselli, Di Meo, Cecilia Polci, il dottor Fagnani
e poi arriva Emanuele Ludovisi. “Per chi fa gare che durano non
qualche ora ma giorni, a volte settimane intere, quanto è importante
la famiglia?”. “E' riduttivo giudicarne l'importanza e il ruolo.
E' qualcosa di oltre. Ho un bambino piccolo, pensando a lui vado
sempre più forte, vorrei potergli dimostrare che con la forza di
volontà si può arrivare ovunque”, e infatti lui è andato da Roma
a L'Aquila a metà gennaio, solo in autosufficienza, senza alcun
scopo competitivo. “Complimenti per le belle parole”, commento,
anche se un intervistatore non dovrebbe mai commentare le risposte,
embè, pace.

Mentre concludo di tagliuzzare e render
social il nostro lavoro, arriva Christian Bohm. Il grande Christian,
che ricordi dei tempi del ciclismo! Faremo la diretta streaming grazie a lui e Christian
Ferrari. La diretta, signori! Io non ci credevo quando il Trava
l'aveva annunciato, che figata paurosa gente: organizzata tutta in
fretta in furia, probabilmente alla fine
la montagna ha partorito il topolino ma l'idea c'è. Le storie anche.
Vanno sapute solo raccontare.
Domenica mattina. Mi sveglio alle 6,
orario di partenza della Plus che io a malincuore avevo deciso di
saltare preventivando che sarebbe una giornata lunga. Molto lunga.
Pronostico azzeccato. Ore 7,40 al Palazzetto, cielo sereno, giornata
Perfetta, allestisco il monitor della diretta, ovviamente ci sono
alcuni inconvenienti, il wifi prende poco e la corrente ha dei down
pericolosi, sistema lì e tocca qui (grazie Roberto), alla fine alle 9 abbondanti
posso andare a cambiarmi.
Mi ricordo di prendere la GoPro di Stefano
il dronista, e mi dimentico serenamente i concetti di “riscaldamento”
e di “stretching”. Sarà (anche) per questo che dopo un
trotterello felice felice di 11 km, già alle prime rampe di
Cavadenti avverto i morsettini poco erotici e molto angoscianti al
bicipite femorale?
Viaggio in coppia con Enrico Sguerri (che chiuderà
13esimo e chissà se poi si sarà chiesto dove sono andato a finire),
che passerà agli annali per la battuta più memorabile dell'ottava
edizione di Ronda Ghibellina: “Se vuoi ti faccio passare”. Ahahahaha.
Rido poco, invece, quando mi accorgo di aver
rotto la zip dello zaino, siamo ormai in vetta e dalla rabbia non mi
giro neanche verso il landscape. Resto senz'acqua, mi salva solo una bottiglietta di un volontario VAB. Sia lodata la Vab. Sono fradicio e il
sole picchia duro. Condizioni ideali per sconfiggere i crampi, vero
eh?
Insomma, alla fine corricchio alla meno
peggio trascinandomi al traguardo, godendomi poco il single track
all'ingiù che tanto ho desiderato negli ultimi 12 mesi e superando
solo per un principio di Manifesta Superiorità di Pettorale i
neofiti dell'Assassina.
All'arrivo sono accolto dall'occhio di
pesce del buon Tiziano e, senza neanche ragionarci sopra, con la
cauzione del chip mi compro subito una birra. Col senno di poi credo
sia stata una sorta di reazione istintiva, come i cani di Pavlov.
E, dopo la doccia, un pomeriggio intero
di interviste. Con Balducci e Dola, protagonisti di un bel gesto di
fair play, con il giovanissimo Mariani (che fa il ciclista e io manco
lo sapevo, ohssignore, un minimo di preparazione giornalistica!), il
bionico Edi, una seconda birra, la Tatiana e lo sponsor Bettazzi. C'è
il grande Enrico Vedilei con un occhio gonfio – è vero che usiamo
spesso la metafora della battaglia, ma non prendeteci troppo sul
serio; mi saluta Stumpo alle prese con la 70km e Atzori che non finisce
la 45km per non “inquinare” la classifica a causa di un errore di
percorso (chapeau!). I castiglionesi Serafini, Vannucci, Landucci
(che motore) e un esordiente Luca Fabianelli.
Mi presto anche ai
collegamenti radio, un deja-vu dei tempi del Cozzano Calcio, con tanto di
Cangeloni che non molla un centimetro (altro che Ludovisi o il
Curillo!), e proprio a causa di un collegamento mi perdo l'arrivo
dell'Elisa accompagnata da Marco Frontini, Marco Nardi e dalle
piccole donne di casa.
Storie di ghibellini, storie di Ronda.
Arrivederci al 2019.
E mi raccomando, fate sport responsabilmente.