martedì 3 gennaio 2017

Lion

LION

Di Garth Davis. Con Rooney Mara, Dave Patel, Nicole Kidman, David Wenham
Voto MyMovies: 3 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 8-

Non “ispirato liberamente a” ma “tratto da una storia vera”, Lion - La strada verso casa è la storia straordinaria e al tempo stesso incredibilmente reale di un bambino indiano che nel 1986 si perde e si ritrova, suo malgrado, in una Calcutta mastodontica e aliena. A 1600 chilometri da casa. Garth Davis fa suo il soggetto e ci trasporta in quei luoghi, dichiarando fieramente che proprio così andarono le cose, che il piccolo Saroo è sopravvissuto nel degrado umano ed urbano di una metropoli del Terzo mondo – un altro mondo, un'altra lingua - e che solo fortuitamente è stato precettato e inserito in un orfanotrofio dove ha iniziato letteralmente un'altra vita - verrà adottato da una famiglia australiana discretamente benestante.

Detto che il film si presenta con un'immediata e ammirevole delicatezza – dalla regia invisibile all'uso dei sottotitoli; dalla colonna sonora appena accennata all'assenza di didascalie -, si rende necessario dividerlo in 2 parti: Saroo piccolo e Saroo grande.

Saroo piccolo è portatore di una carica emotiva devastante che non può non incantare lo spettatore. Silenzio e trasportazione. I sentimenti ci sono ed esplodono in tutto il loro significato ancestrale, recondito, primitivo, benché nessuno, e tanto meno una voce fuori campo (tipica del genere), ce lo venga a spiegare. Su tutti prevale la Solitudine che vola via nel vento dal buio spettrale di una angosciante stazione di periferia alla massa multiforme o anzi informe del caos di Calcutta: da un luogo non-umano a un altro dis-umano. O anche: meglio soli che male accompagnati.

Saroo grande è invece il prevedibile ritorno a casa, con una preparazione che assume toni cupi e inquietanti che saranno stati probabilmente dettati dalla vicenda reale ma che, essendo causati da problematiche psichiche profonde e non sintetizzabili in 30 minuti di girato, finiscono per risultare un tantinello distonanti. Ciò era inevitabile, non lo stesso si può dire dell'interpretazione carica di tensione, estenuante e patetica, che viene data all'indagine su Google Earth, unico momento in cui il filtro narrativo frena bruscamente la delicata visione dello spettatore, inducendolo (con la volontà di farlo?) a farsi tesi interpretative sul finale. Che non servono. 

Perché il lieto fine ci sarà. E, attraverso immagini vere registrate nel 2013 nelle quali si nota peraltro l'allucinante somiglianza fra la Kidman e il suo personaggio, ci sarà pure l'abbraccio vero fra le due madri vere, distruggendo serenamente, una volta per tutte, qualsiasi inutile tentativo di discussione sulle teorie evolutive di Darwin, Malinowski e compagnia cantante.

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