LION
Di Garth Davis. Con Rooney Mara, Dave Patel, Nicole Kidman, David Wenham
Voto MyMovies: 3 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 8-
Non “ispirato liberamente a” ma
“tratto da una storia vera”, Lion - La strada verso casa è la storia straordinaria e al
tempo stesso incredibilmente reale di un bambino indiano che nel 1986
si perde e si ritrova, suo malgrado, in una Calcutta mastodontica e
aliena. A 1600 chilometri da casa. Garth Davis fa suo il soggetto e
ci trasporta in quei luoghi, dichiarando fieramente che proprio così
andarono le cose, che il piccolo Saroo è sopravvissuto nel degrado
umano ed urbano di una metropoli del Terzo mondo – un altro mondo,
un'altra lingua - e che solo fortuitamente è stato precettato e
inserito in un orfanotrofio dove ha iniziato letteralmente un'altra
vita - verrà adottato da una famiglia australiana discretamente benestante.
Detto che il film si presenta con
un'immediata e ammirevole delicatezza – dalla regia invisibile
all'uso dei sottotitoli; dalla colonna sonora appena accennata
all'assenza di didascalie -, si rende necessario dividerlo in 2
parti: Saroo piccolo e Saroo grande.
Saroo piccolo è portatore di una
carica emotiva devastante che non può non incantare lo spettatore.
Silenzio e trasportazione. I sentimenti ci sono ed esplodono in tutto
il loro significato ancestrale, recondito, primitivo, benché
nessuno, e tanto meno una voce fuori campo (tipica del genere), ce lo
venga a spiegare. Su tutti prevale la Solitudine che vola via nel
vento dal buio spettrale di una angosciante stazione di periferia
alla massa multiforme o anzi informe del caos di Calcutta: da un
luogo non-umano a un altro dis-umano. O anche: meglio soli che male
accompagnati.
Saroo grande è invece il prevedibile
ritorno a casa, con una preparazione che assume toni cupi e
inquietanti che saranno stati probabilmente dettati dalla vicenda
reale ma che, essendo causati da problematiche psichiche profonde e non
sintetizzabili in 30 minuti di girato, finiscono per risultare un
tantinello distonanti. Ciò era inevitabile, non lo stesso si può
dire dell'interpretazione carica di tensione, estenuante e patetica,
che viene data all'indagine su Google Earth, unico momento in cui il
filtro narrativo frena bruscamente la delicata visione dello
spettatore, inducendolo (con la volontà di farlo?) a farsi tesi
interpretative sul finale. Che non servono.
Perché il lieto fine ci
sarà. E, attraverso immagini vere registrate nel 2013 nelle quali si nota peraltro l'allucinante somiglianza fra la Kidman e il suo personaggio, ci sarà pure l'abbraccio vero fra le due madri vere,
distruggendo serenamente, una volta per tutte, qualsiasi inutile tentativo di
discussione sulle teorie evolutive di Darwin, Malinowski e compagnia
cantante.

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