Perfetti sconosciuti è arrivato in
sala il weekend di San Valentino e, come fosse un Cupido dalle frecce
avvelenate, ha fatto breccia nelle coppie. E non solo. Perfetti
sconosciuti non è un film normale ma è più semplicemente un testo corale,
un dialogo a più voci, recitato benissimo da alcuni fuoriclasse del
panorama attuale. Perfetti sconosciuti, al di là delle
considerazioni tecniche sulla qualità artistica, è piombato
fragoroso nella tranquilla routine della programmazione
cinematografica per altri motivi.
Perché è forse la prima volta che si
analizza il fenomeno SMARTPHONE da una prospettiva seria e analitica
(e verrebbe da chiedersi con un pizzico di angoscia perché nessuno
lo aveva ancora fatto); e perché, usciti dalla sala, quasi tutti
noi, chi consapevolmente chi meno, abbiamo vissuto almeno tre secondi
di terrore. “E se capitasse a me?”.
E a tutti potrebbe capitare. Non tanto
e non solo perché ciascuno è geloso del proprio secondo cervello,
l'hard disk esterno della nostra storia personale, quanto perché
molto più banalmente tutti ormai siamo entrati nel vortice. E
riuscire ad analizzare un vortice essendoci dentro fino al collo è
pressoché impossibile.
Ma cos'è che dovrebbe capitare? Che
una sera a cena, a tavola con gli amici di una vita, qualcuno abbia
la maledetta idea di fare un giochino: mettere tutti i telefoni sopra
il tavolo e condividere con gli altri qualsiasi notifica arrivi (sms,
whatsapp, mail, chiamate), senza deroga alcuna.
La scintilla narrativa deflagra in un
incendio di segreti, sensi di colpa, imbarazzi – con episodi e
momenti volutamente sopra la righe, quasi come se gli sceneggiatori
avessero esagerato con l'intento pedagogico di farci capire dove
potremo arrivare se non facciamo presto un passo indietro.
La
genialità non sta nel descrivere le sofferenze di chi “sgama” i
messaggi dell'amante del partner (fin qui tutti capaci), quanto
nell'evidenziare l'angoscia preventiva con la quale si affronta la
condivisione del telefono in pubblico: ci sentiamo vulnerabili, nudi
e impauriti, come essere spogliati in una piazza piena di gente.
E lo siamo anche se non abbiamo niente da nascondere.
Ma perché si è arrivati fin qui? Le
scappatelle e le finte partitelle di calcetto son sempre esistite; la
storia è piena di sotterfugi e vite segrete.
L'upgrade della società 2.0,
l'allungamento spazio/temporale delle possibilità di conoscenza e
comunicazione, pare abbia estremizzato e portato al limite il
concetto stesso di uomo come animale sociale. La rete delle nostre
informazioni e relazioni interpersonali si è allargata così tanto
che adesso si è indebolita, tirata ai quattro capi da forze inumane,
si è sfibrata. E soprattutto non riusciamo più a vederne la fine,
non la controlliamo più. Pertanto cerchiamo di tenerla annodata
dentro un telefono, la scatola nera, l'estensione digitale della
nostra mano. Ma, prima o poi, da qualche buco della rete potrebbe
uscire qualche pesciolino: noi lo sappiamo ma non possiamo fare nulla
per prevenirlo. E la cosa ci spaventa.
Siamo frangibili, dice Marco Giallini.
Nati e cresciuti nella bidimensionalità
sociale, dove al massimo ci si divideva fra vita privata e vita
pubblica, con la mediazione delle nuove tecnologie abbiamo scoperto
non solo la terza dimensione, ma anche la quarta, la quinta, la
sesta... Impossibile quantificarle, impossibile controllare i
riflessi di questo prisma impazzito. Impossibile, ancora oggi,
valutare scientificamente o prevedere gli effetti di un proprio gesto
condiviso in Rete (un acquisto online, una mail, la prenotazione di un viaggio,
un post su Facebook, una foto su Instagram). E' una palla matta, non
sai mai dove rimbalzerà. Un giochino pericoloso, a cui le
generazioni mature (gli over 40, quelli cioè che hanno conosciuto
Internet per sentito dire solo perché il commesso di Mediaworld gli
ha appioppato un Samsung da battaglia col 3G, quattro o cinque anni
fa circa) sono maggiormente esposte per la loro minor adattabilità.
E del resto c'è poco da preoccuparsi, gli adulti di domani vivranno benissimo, immersi fin da piccoli nelle sei dimensioni della società
post-post-moderna, capaci di flaggare le caselle giuste evitando qualche truffa e
intelligenti quel poco per capire di non postare le foto dei loro
figlioli appena nati.

Nessun commento:
Posta un commento