| Torre Eifell, turisti in cerca di selfie |
Le tre cose che mi hanno colpito della
Parigi quotidiana, ovvietà per l'Italiano Medio che di norma visita
Parigi come prima grande città straniera.
1) Non esistono angoli retti: gli
edifici hanno forme irregolari, smussate ai vertici, o presentano
angoli acuti;
2) C'è estremo bisogno di forza lavoro
nel campo degli infissi: finestre e porte sono piene di spifferi;
3) Gli under26 entrano gratis in quasi
tutti i musei e monumenti (la mia nota idiosincrasia nei confronti
della capitale francese – durata per oltre un quarto di secolo - mi
ha impedito di risparmiare un cinquantino, che potevo comodamente
reinvestire nel Centro Pompidou e nella permanente di Dalì.
Mannaggia).
Per il resto, tutto regolare a Parigi.
In tutti i sensi. Sia sul fronte dello stato di emergenza
(fa strano
dire che uno stato di emergenza è regolare, ma verosimilmente è
questo che pensano i francesi visto che la vita trascorre liscia come
se non ci fossero mai stati un 7 gennaio o 13 novembre, e forse è
giusto così); sia sul fronte dell'identità parigina.
| Pantheon, riproduzione celebrativa |
Parigi è come
te la immagini prima di partire, Parigi è come te la fanno vedere in
cartolina. Parigi val bene una messa, senza ombra di dubbio. Ma,
oltre alla messa, cosa vale? Difficile dirlo. Pur nella sua ostentata
celebrazione della storia e della cultura francese, tanto che la
possiamo definire una sorta di Londra latineggiante, Parigi fa fatica
ad imporre al visitatore la sua vera identità. Per citare Cocciante
(sempre a tema con Parigi): la capitale oltralpe è una
bella senz'anima. Il forte senso di
appartenenza e il patriottismo
dei nostri cugini, che noi italiani guardiamo con malcelata
invidia e ammirazione, trasudano dai monumenti-culto della Parigi
antica e della Parigi trionfale, ma è un sudore freddo, subito
asciugato dal vento tagliente. Non si disperde. Non è condiviso con
il forestiero. Inizialmente restiamo sinceramente commossi,
soprattutto al termine di un anno drammatico come il 2015, nel
cogliere da vicino il legame viscerale che c'è fra i francesi e la
loro Madre Patria, ma poi alla fine qualcosa non torna: questo
melodramma, questo egocentrismo, questo essere dannatamente
permalosi.
| Louvre, visitatori nella famigerata sala 6 |
Sarà che i francesi hanno inventato il Romanticismo e a
me il Romanticismo non è mai
piaciuto. Sarà che la Torre Eiffel è
tutto sommato frutto del caso – e, badate bene, senza Torre Eiffel
molti turisti non si muoverebbero solo per vedere la Monnalisa. Sarà che i
monumenti-culto sono circondati da zone poco “monumentali” a
livello estetico e paesaggistico (i giardini di Tuileries e Campo di
Marte mi hanno arrecato una profonda tristezza). Si salva solo Notre
Dame.
| Veduta Parigi dalle torri della Cattedrale di Notre Dame |
Ribadito che dovrebbe essere
obbligatorio per tutti i cittadini della UE andare a Parigi entro i
25 anni, anche solo per fruire dei più importanti musei francesi-ma
che dico-europei-ma che dico-MONDIALI, la città offre sì altri
spunti interessanti e magari insospettabili (vedi le insegne della
metro come primo esempio di Art Nouveau) ma che sono comunque
dettagli marginali per una metropoli che ha la pretesa di essere la
città d'arte più bella e più visitata della Terra.
| Reggia di Versailles, viale che collega il castello al Grand Trianon |
E', senz'altro,
meglio conservata e meglio organizzata di altre - al netto di tutte le lamentele italiote, l'immenso patrimonio di Versailles è gestito oggettivamente bene, basti notare che non c'è la benché minima ombra di rifiuti per terra. E, allo stesso tempo, i musei di cui prima varrebbero il prezzo del biglietto anche se fossero vuoti.
Ma anche Roma sarebbe celebrata come Parigi, se solo in passato
avesse avuto un popolo che l'amasse.
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