lunedì 10 agosto 2015

Il primo Palio della mia vita

Il primo Palio della mia vita, benché ne abbia visti a decine prima di questo. A questo pensavo la domenica sera, quando tutto era finito, con litri e litri di adrenalina che si erano dispersi tutti nel giro di mezzora. Sentivo i muscoli sciogliere la tensione accumulata negli ultimi – difficili – giorni, temevo che non avrei mai preso sonno. Invece dormii come un agnellino: il primo Palio della mia vita. Così, semplicemente.
 

Il Palio è un rito autentico con il quale un popolo o una comunità tenta di rinforzare il proprio senso di appartenenza, e lo fa attraverso la riproposizione – nel qui ed ora – di un preciso aneddoto di vita vissuta o episodio di storia: momento catartico che celebra e omaggia le radici e le origini di quel dato popolo. Nello specifico, il momento topico è la corsa di cavalli in tondo in onore della Madonna della Grazia del Rivaio che recupera e riassume contemporaneamente diverse figure storiche (dall'omaggio religioso al ricordo delle corse di cavalli alla lunga dell'800), ma che soprattutto ripropone la tradizione cavalleresca del soldato chiamato ad allenarsi durante i periodi di pace per farsi trovare pronto in caso di guerra.
Per farla breve il Palio è questo: una battaglia in tempo di pace. Si vis pacem para bellum.

La notte della vigilia dormo. Il vino della propiziatoria contribuisce in modo
determinante. Mi sveglio che la benedizione dei cavalli e dei fantini è già finita. Cerco di non guardare il telefono, ma tanto sui gruppi Whatsapp c'è un inquietante silenzio di tomba. Il tempo delle chiacchiere è finito. Io non sfilo, non sto dietro ai cavalli, non sono un dirigente. Ma il non fare niente forse è ancor peggio. Pranzo, e volo via in bici. Sia lodato il Signore per il primo Palio della storia con meno di 25 gradi. La musica aiuta a non pensare.

Il Palio è storia, il Palio è cultura quando per cultura s'intende “insieme di conoscenze e costumi di un popolo”. Il Palio è misticismo, è religione, è una via-per-qualcosa-d'altro. Non è solo una corsa di cavalli (molto spesso pilotata) con fantini sardi, il Palio è tutto quello che fai e che dai per vincerlo, è scalare il Mont Ventoux, è raggiungere in bici lo Stelvio. Il Palio è esperienza totalizzante – in periodo di Palio tuo padre è il presidente, i tuoi fratelli sono i rionali, la tua casa è la sede, la tua chiesa è la stalla.

Arrivo alla stalla che il corteo storico è già iniziato. Da vicolo dei Galli a malapena si sentono i tamburi riecheggiare sui muri della città. Tutto è in attesa, alla stalla. Le gambe mi costringono a muovermi perché la frenesia è lancinante. Salgo in Piazza, un fiume di gente invade la Festa castiglionese, vedi i foulard colorati al collo, vedi i figuranti aprire sorrisi sempre più convinti man mano che si avvicinano al Parterre.

Il Palio rompe i vincoli sociali, il Palio è oltre la realtà dei fatti, il Palio in fin dei conti è una tragedia greca. Il Palio può pure trasformarsi in sceneggiata, qualora mancasse il pathos.

Torno all'ovile, dai miei fratelli. Pronti per l'ormai leggendario corteo. Si cammina verso il campo di battaglia e si canta, un popolo unito che si auto-incita e abbatte i livelli altissimi di tensione, una processione laica, lenta e suggestiva. E' il riscaldamento di Bolt prima dei  Mondiali, è il pugile con l'accappatoio addosso che dà i pugni all'aria fuori dal ring, è la Nazionale di calcio all'inno, è l'haka del rugby. E' il predatore felino che si china nell'erba prima di attaccare. Lì in quei minuti c'è tutto (anche troppo, purtroppo) quello che uno desidera avere nel momento in cui decide di offrire la sua anima al rione.

Il popolo giallorosso fa ingresso nella Piazza. E cala il silenzio.

Succede quello che succede: in quei 3 secondi della partenza guardo il mossiere e dentro di me urlo “vero che schiacci, vero?” e invece non schiaccia un bel niente. Sembra un film. I 3 secondi sono lunghi troppo lunghi diventano 4 poi 5 e io sento che un anno sta andando in fumo il cielo diventa bianco la disperazione poi i secondi diventano 10 poi i cavalli ripassano dalla mossa. E arriva la rabbia.

Ho rischiato pure il daspo. Io, mai una rissa in vita mia, paura di sgusciare i conigli.

Foto Matteo Tavanti
Torniamo ancora all'ovile, per l'ultima volta.
Una prima – grossa – secchiata di adrenalina la scarichiamo all'arrivo del presidente. Che ci vede e si commuove. Un padre non può restare indifferente quando qualcuno rompe il giocattolino dei suoi figli.

Il primo Palio della mia vita, benché ne abbia visti a decine prima di questo.

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