domenica 26 ottobre 2014

No, la camicia di jeans no, non l'avevo considerata

Nella mia maniacale e arrogante fissazione di voler analizzare la società contemporanea, con tutti i suoi risvolti sociologici e antropologici, ho sempre evitato con cura di scandagliare il mondo della Moda e quindi dell'abbigliamento e dell'immagine della persona. Perché mi son sempre reputato un grande ignorante in materia. Ammesso che riesca, di tanto in tanto, a capire la teoria, e cioè le tendenze di stile, poi però non riesco mai a metterle in pratica. Io sono uno dei pochissimi uomini italiani che si fanno ancora la barba, per esempio.



Ciò premesso e chiarito, ecco l'eptalogo degli accessori di stile degli anni 00 che hanno una storia sociologica e antropologica degna di esser rievocata. Perché mica per forza dobbiamo tornare al 1999 e al Millennium Bug per dire di essere nel passato. Il passato è molto più vicino di quanto si pensi.


1. Le infradito (maschili). Storica ciabattina minimal creata per le donne, irruppe improvvisamente nel mercato maschile italiano a metà decennio. Fino al 2004, chi si presentava in spiaggia con le infradito era gay. Dopo il 2004, era gay chi non lo faceva. Da “mai” a “mai più senza”. Accessorio talmente riuscito che entrò a far parte della tradizione. 


2. Le Superga. Mi ricordo, ai miei tempi, i nostri genitori ci compravano la tuta e le scarpe da ginnastica “per la palestra”, cioè da usare per l'ora di educazione motoria e solo per quella, perché non si poteva rischiare di sporcarle e rovinarle nel fango dei giochi pomeridiani. La tuta era in acrilico, le scarpe erano Superga. 19.000 lire al mercato. Quando qualcuno, a fine decennio scorso, decise di rilanciarle, sono arrivate a costare anche più di 60 euro (120.000 lire). Le Superga sarebbero un'idea da portare come tesi di laurea in economia: i misteri e i poteri delle leggi del mercato.


3. La camicia a strisce diagonali. Vennero poi sostituite da quelle a righe verticali, poi quelle a quadretti e infine quelle in tinta unita: ma, in ogni caso, non si poteva andare a ballare senza camicia. (O perlomeno non si poteva andare senza nelle discoteche IN, perché invece in quelle OUT succedeva l'esatto contrario: in camicia ti guardavano storto. Mirage vs Essenza, Gradisca vs Red Zone, Baia Imperiale vs Cocoricò. Oggi questa distinzione razziale dei locali notturni non esiste più, e di conseguenza anche l'abbigliamento è molto meno idealista). Nell'armadio ho ancora due camice a righe diagonali. Pace all'anima loro.


4. La camicia di jeans. A proposito di camicie e di armadi. Due anni fa circa, nel riordinare camera, decisi di far fuori tutti i vestiti che non avrei più indossato per portarli a qualche associazione che si occupa di redistribuirli a chi ne ha bisogno. Nel sacco buttai anche una camicia di jeans, che avrò messo tipo tre volte ai tempi del liceo, tanto questa ormai quando la rimetto, nessuno rimetterà mai più camicie di jeans. Non aggiungo altro.


5. Gli occhiali da sole “a moscone”. Lanciati da Vasco Rossi, che per anni non si è mai fatto vedere in giro senza, erano oggettivamente ed esteticamente il modello di occhiali più brutto della storia. Eppure, se pensiamo agli anni 00 non possiamo non citarli. Per fortuna che poi tornarono i Rayban.


6. I pantaloni “acqua-in-casa”, Arezzo Style parte 1. Ripetendo ancora che non sono un esperto in materia, credo che gli irriducibili vaschisti (nel senso che fanno le vasche per il Corso, non che sono fan di Vasco) di Arezzo abbiano un merito: quello di aver portato avanti le istanze dell'acqua-in-casa anche nell'epoca in cui nel resto d'Italia ci si era accorti che si stava bene anche coprendole, le caviglie. Ora che l'acqua-in-casa è tornata avanti nei sondaggi in tutta Italia, gli esponenti più integralisti del partito hanno festeggiato tirandosi su i pantaloni a metà polpaccio. Duri e puri.


7.La felpa Fruit of the loom, Arezzo Style parte 2. Cari nipoti, oggi voglio raccontarvi una storia misteriosa. C'era un tempo in cui, ad Arezzo, la domenica pomeriggio per il Corso accadeva un fenomeno particolarissimo: tutte le persone dai 12 ai 20 anni indossavano lo stesso modello di felpa, cambiavano solo i colori. Nessuno ha mai saputo spiegare l'origine e il significato di questo fenomeno.


BONUS TRACK. I baffi. A parte che a quelli che si fanno allungare i baffi oggi nel 2014 vorrei chiedere il significato di hipster (non lo so, no), ma poi io non capisco: abbiamo fatto due guerre mondiali, siamo passati sotto le docce naziste, abbiamo inventato Internet e l'iPhone, ci siamo evoluti, e che facciamo, riproponiamo ancora i baffi? E queste barbe lunghe, poi??? Ne vogliamo parlare? Ma nessuno pensa mai ai poveri dipendenti della Gillette?

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