Nella mia maniacale e arrogante
fissazione di voler analizzare la società contemporanea, con tutti i
suoi risvolti sociologici e antropologici, ho sempre evitato con cura
di scandagliare il mondo della Moda e quindi dell'abbigliamento e
dell'immagine della persona. Perché mi son sempre reputato un grande
ignorante in materia. Ammesso che riesca, di tanto in tanto, a capire
la teoria, e cioè le tendenze di stile, poi però non riesco mai a
metterle in pratica. Io sono uno dei pochissimi uomini italiani che
si fanno ancora la barba, per esempio.
Ciò premesso e chiarito, ecco
l'eptalogo degli accessori di stile degli anni 00 che hanno una
storia sociologica e antropologica degna di esser rievocata. Perché
mica per forza dobbiamo tornare al 1999 e al Millennium Bug per dire
di essere nel passato. Il passato è molto più vicino di quanto si
pensi.
1. Le infradito (maschili). Storica
ciabattina minimal creata per le donne, irruppe improvvisamente nel
mercato maschile italiano a metà decennio. Fino al 2004, chi si
presentava in spiaggia con le infradito era gay. Dopo il 2004, era
gay chi non lo faceva. Da “mai” a “mai più senza”.
Accessorio talmente riuscito che entrò a far parte della tradizione.
2. Le Superga. Mi ricordo, ai miei
tempi, i nostri genitori ci compravano la tuta e le scarpe da ginnastica “per la
palestra”, cioè da usare per l'ora di educazione motoria e solo
per quella, perché non si poteva rischiare di sporcarle e rovinarle
nel fango dei giochi pomeridiani. La tuta era in acrilico, le scarpe
erano Superga. 19.000 lire al mercato. Quando qualcuno, a fine
decennio scorso, decise di rilanciarle, sono arrivate a costare anche
più di 60 euro (120.000 lire). Le Superga sarebbero un'idea da
portare come tesi di laurea in economia: i misteri e i poteri delle
leggi del mercato.
3. La camicia a strisce diagonali.
Vennero poi sostituite da quelle a righe verticali, poi quelle a
quadretti e infine quelle in tinta unita: ma, in ogni caso, non si
poteva andare a ballare senza camicia. (O perlomeno non si poteva andare
senza nelle discoteche IN, perché invece in quelle OUT succedeva
l'esatto contrario: in camicia ti guardavano storto. Mirage vs
Essenza, Gradisca vs Red Zone, Baia Imperiale vs Cocoricò. Oggi
questa distinzione razziale dei locali notturni non esiste più, e di
conseguenza anche l'abbigliamento è molto meno idealista).
Nell'armadio ho ancora due camice a righe diagonali. Pace all'anima
loro.
4. La camicia di jeans. A proposito di
camicie e di armadi. Due anni fa circa, nel riordinare camera, decisi
di far fuori tutti i vestiti che non avrei più indossato per
portarli a qualche associazione che si occupa di redistribuirli a chi
ne ha bisogno. Nel sacco buttai anche una camicia di jeans, che avrò
messo tipo tre volte ai tempi del liceo, “tanto questa ormai quando
la rimetto, nessuno rimetterà mai più camicie di jeans”. Non
aggiungo altro.
5. Gli occhiali da sole “a moscone”.
Lanciati da Vasco Rossi, che per anni non si è mai fatto vedere in
giro senza, erano oggettivamente ed esteticamente il modello di
occhiali più brutto della storia. Eppure, se pensiamo agli anni 00
non possiamo non citarli. Per fortuna che poi tornarono i Rayban.
6. I pantaloni “acqua-in-casa”,
Arezzo Style parte 1. Ripetendo ancora che non sono un esperto in
materia, credo che gli irriducibili vaschisti (nel senso che fanno le
vasche per il Corso, non che sono fan di Vasco) di Arezzo abbiano un
merito: quello di aver portato avanti le istanze dell'acqua-in-casa
anche nell'epoca in cui nel resto d'Italia ci si era accorti che si
stava bene anche coprendole, le caviglie. Ora che l'acqua-in-casa è
tornata avanti nei sondaggi in tutta Italia, gli esponenti più
integralisti del partito hanno festeggiato tirandosi su i pantaloni a
metà polpaccio. Duri e puri.
7.La felpa Fruit of the loom, Arezzo
Style parte 2. Cari nipoti, oggi voglio raccontarvi una storia
misteriosa. C'era un tempo in cui, ad Arezzo, la domenica pomeriggio
per il Corso accadeva un fenomeno particolarissimo: tutte le persone
dai 12 ai 20 anni indossavano lo stesso modello di felpa, cambiavano
solo i colori. Nessuno ha mai saputo spiegare l'origine e il
significato di questo fenomeno.
BONUS TRACK. I baffi. A parte che a quelli che si fanno allungare i baffi oggi nel 2014 vorrei chiedere il significato di hipster (non lo so, no), ma poi io non
capisco: abbiamo fatto due guerre mondiali, siamo passati sotto le
docce naziste, abbiamo inventato Internet e l'iPhone, ci siamo
evoluti, e che facciamo, riproponiamo ancora i baffi? E queste barbe
lunghe, poi??? Ne vogliamo parlare? Ma nessuno pensa mai ai poveri
dipendenti della Gillette?
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