sabato 5 novembre 2016

In guerra per amore

IN GUERRA PER AMORE


Un film di Pierfrancesco Diliberto. Con Pif, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna
Voto MyMovies: 3 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 6 e mezzo

Pif ha talento. E lo riconosci subito, il talento. Con quella sua espressione caratteristica, indistinguibile, da finto ingenuo, da fine osservatore e umile pensatore, una sorta di Forrest Gump italiano (il paragone però è forzatissimo, utile solo per i titoli di giornali, benché lui stesso ami giocare con il ruolo). Pif ha portato, prima in tv e poi al cinema, stili nuovi e prospettive inedite. Fargli i complimenti, e soprattutto incoraggiarlo, è doveroso.

Ecco, In guerra per amore è un film che contiene tutto Pif, e contiene tutti i tratti della sua originale visione delle cose (artistiche). In guerra per amore però ha fondamenta fragili e si regge su una sceneggiatura stiracchiata, troppi salti e troppe forzature, quella cosa chiamata intreccio che non esiste nei documentari a lui tanto cari, nelle commedie è probabilmente la cosa più importante di tutte. Se ne potrebbe fare anche a meno, intendi bene!, ma in sottotraccia tutto poi deve tornare al suo posto, non puoi permetterti il rischio di lasciare lo spettatore nella poltrona da solo con i suoi dubbi.

Dall'espediente surreale quanto ridicolo usato per giustificare l'arruolamento (un emigrato che lavora da tot anni in America e che parla discretamente l'inglese, non ha ancora imparato a pronunciare water?); agli asini che non solo volano, ma volano sfondando i muri: alcuni passaggi più che comici o grotteschi sono del tutto fuori luogo. I due sciagurati, lo zoppo e il cieco, moderne rivisitazioni del gatto e della volpe, che accompagnano il “Pinocchio” Arturo Giammarresi nelle sue peripezie sono la dimostrazione che volendo si può fare del grottesco senza uscire dal seminato, ma rimangono due meravigliosi pesci fuor d'acqua.

Ecco, praticamente ho stroncato Pif, ma in realtà – al di là della storia che non regge – spunti positivi non mancano. La regia: brillante e delicata, veloce e intelligente. La scenografia e i costumi: tutto curato nei minimi dettagli. La fotografia: spaziale! Di giorno senti l'aridità e respiri la polvere; di notte non è mai veramente notte, ma è un giorno filtrato di un blu grigiastro, che rende un'atmosfera spettrale ma commuovente. Il tutto corre a buon ritmo verso il finale moralizzatore, comunque perdonabile, ma sempre con quella fastidiosa sensazione che la montagna abbia partorito un topolino zoppo. E cieco.

Da segnalare infine la gag del selfie ante-litteram, che potrebbe essere interpretata come una sorta di auto-recensione (inconsapevole?). La gag è una trovata banale quanto straordinariamente geniale, e lo spettatore è caldamente invitato a notare che tutti i personaggi non capiscano cosa ci sia di bello in un autoscatto. Forse allora anche Pif è così avanti, almeno 60 anni, che adesso ancora nessuno lo può capire?