PIUMA
Un film di Roan Johnson; con Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Sergio Pierattini, Michela Cescon.
Voto MyMovies: 3 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 7 e mezzo
La leggenda vuole che Piuma sia stato
inserito nel programma di Venezia, seppur fuori concorso, per evitare
la seconda figuraccia dopo il caso 2015 con l'esclusione di Jeeg
Robot. Un'altra leggenda vuole che a Venezia Piuma sia stato accolto
molto male, e c'era da immaginarselo. Anzi, forse forse non doveva
neanche essere proposto.
Piuma non è un film da concorso, molto
probabilmente non sarà neanche un film che verrà ricordato a lungo,
eppure riesce con questa sua patina intangibile, sfuggente, a metà
fra tragicomico e grottesco, fra la farsa e la commedia dell'arte, a dare alcuni spunti di riflessione. E una recensione la
merita.
Il tema non il più originale del mondo
(una maternità precoce e come affrontarla); la sceneggiatura fa
aggrottare la fronte più volte – forse più di quanto lo faccia
nel corso dei 98 minuti il protagonista maschio Ferro– e si
ammoscia colpevolmente nel finale. Mettiamoci pure la malizia di
saltare a pie' pari la profondità delle problematiche esposte e una
scenografia quasi inesistente (che però ritengo sia programmatica,
anche perché il regista Roan Johnson lavora molto spesso su primi
piani stretti).
Il film viene salvato dalla leggerezza, dalla sua
piuma (titolo azzecatissimo!!!), verso la quale si dirige
dichiaratamente e fieramente il registro narrativo. Una scelta
consapevole e coraggiosa per una commedia alla maniera del primo
Virzì. I giovanissimi Cate e Ferro affrontano i 9 mesi forse più
memorabili e difficili della loro storia, fra ecografie “bizzarre”
e la maturità, con un'ingenua sfrontatezza che impaurisce la
famiglia di lui e mette nei guai il padre di lei.
Lo spettatore, di
pari passo con i genitori di Ferro (fantastica interpretazione di
Sergio Pierattini nei panni del babbo), parte con il pregiudizio a
tinte drammatiche, ormai comunissimo nella nostra società – Ma
come fate a mantenerlo! C'è la crisi! Fare un figlio non è come
prendere un gatto! - salvo poi via via arrivare alla conclusione che
– forse forse – non c'è proprio nulla di grave nel mettere a
mondo una creatura. Con tutti i difetti strutturali che può avere,
Piuma ha un pregio ideologico di fondo che li cancella tutti: senza
fare pipponi o mettere in scena esempi eroici ci ricorda con
naturalezza che diventare genitori è la cosa più naturale al mondo.
Johnson prova inoltre ad arrivare ai
sentimenti dello spettatore, riuscendoci in molti casi, utilizzando
il furbo espediente delle registrazioni, con quella lettera alla
bambina che è l'esempio più alto di una facilità di scrittura che
contribuisce a sua volta a rendere il tutto meno noioso. Discreta
recitazione corale, nella quale spicca il sorriso coinvolgente di Blu
Yoshimi, così serenamente forte nei suoi dubbi e preoccupazioni, e
Sergio Pierattini. Non male neanche Luigi Fedele, sicuramente ottimo
nell'interpretare il ragazzotto di periferia a cui daresti volentieri
un calcio in culo per farlo stare zitto, ma talvolta troppo ridondante
in questa sua missione “espressiva”. Menzione doverosa per il "povero" Brando Pacitto, così troppo legato ai Braccialetti Rossi che ormai gli fanno fare sempre lo stesso identico ruolo. In bocca al lupo Brando!
