La Grotta della Poesia, sito
naturalistico-archeologico fra i più visitati del Salento, è
sovrastata in superficie da una colonna che regge una statua (una
Madonna?). “Dà l'idea di essere un'opera incompiuta” commenta
molto velocemente un padre di famiglia con la pancetta e la borsa
frigo, molto più concentrato sulla magia della Grotta che non sulla
colonna. Alzo gli occhi e la guardo anche io, quella statua, ma mi
pare una scultura finita. Rifletto. E' forse una delle cose veramente compiute del Salento, e proprio per questo risulta incompiuta
allo sguardo. Un paradosso che sintetizza le mille sfumature
cromatiche di quel quadro bellissimo e struggente che è il Salento.
Giorno 1. Complice la partenza
notturna, e sotto un temporale drammatico (qui anche gli agenti
atmosferici assumono valenze epiche), diamo la sveglia di prima
mattina ai residenti di Alberobello. Prendiamo percezione del bianco
della pietra calcarea dei trulli, qualche appunto, e si riparte. A
Specchia, borgo fra i più belli d'Italia ed equidistante fra le due
coste, ci attendono sole e vento. Il primo approccio con il mare è a
Pescoluse, qualche decina di metri più a sud delle ormai famigerate
Maldive del Salento. I turisti si accalcano tutti lì, forse pensando
che Google Maps sia più affidabile di una sana passeggiata sul
bagnasciuga.
Giorno 2. Giornata easy da spiaggia,
sempre a Pescoluse. I parcheggi non sono tantissimi ma costano al
massimo 4€ al giorno; al bar con 2,50€ si beve una birra e
l'edicolante fa credito perché non ha i resti. Insomma, si sta bene
qui. E, almeno qui, la lunga carovana di carretti ambulanti sul
bagnasciuga non oscura la visuale del mare come succede appunto 100
metri più a nord.
Doverosa menzione per la prima (e
resterà purtroppo ultima) sagra paesana visitata, la Sagra de li
diavulicchi a Morciano di Leuca. Un'organizzazione impeccabile,
impeccabile perlomeno per chi non ha troppa fretta di mangiare, che
unisce il divertimento al sociale, e in un contesto dove si respira
l'autentico clima di festa e condivisione.
Giorno 3. Santa Maria di Leuca, e poi
su su il tour panoramico risalendo la costa verso Otranto. Il
paesaggio è maestoso, enorme. Il paesaggio, con le sue rocce bianche
erose dai fenomeni carsici, le sue grotte nerissime intrise di storia
e mistero, i suoi strapiombi verdi a picco sul mare (perché qui
vediamo anche un po' di verde che non sia ulivo), il paesaggio non è
un quadro da ammirare ma è un palcoscenico da vivere, ti avvolge, ti
coinvolge, ti colpisce. Guarda e zitto. Forse è anche per questo che
la gente si tuffa dai 5-6 metri del Ciolo, perché si sente il
desiderio di recitare una parte nella struggente tragedia della
Natura. I piccoli, e ovviamente frequentatissimi, siti di Marina
Serra e Acquaviva Marittima sono i trailer mozzafiato che la Natura
ha regalato all'Uomo: “Questo è un assaggio di cosa so fare, per
ora accontentati, tuffati e fatti un bel selfie”.
Giorno 4. Sembrerà strano, ma Alimini
è stata una delle sorprese più grandi del soggiorno. Non credevo
potesse esistere in una regione ancora fortemente ed orgogliosamente
rude e selvaggia, specialmente sull'Adriatico e quindi ben lontano da
Gallipoli, un angolo di antropizzazione così ben organizzato.
Nascosta da una grande pineta, larga anche un chilometro, si apre una
lunga spiaggia di sabbia dorata, o direi più bronzea, con
stabilimenti e servizi all'avanguardia e soprattutto un'acqua
cristallina da far spavento. Complimenti.
Giorno 5. Toccata e fuga culturale a
Lecce, piano piano si inizia a entrare in sintonia con l'elemento
portante del paesaggio salentino, la pietra bianca. In tarda
mattinata riprendiamo la macchina in direzione mare, con lo scopo di
concludere la panoramica adriatica che avevamo interrotto due giorni
prima. Purtroppo le ultimissime tappe (cava di bauxite e Porto
Badisco) non riusciamo a completarle, perché incantati dalla magia
della Grotta della Poesia (un veloce pranzettino al sacco con lo show
totalmente gratis dei tuffi scriteriati di centinaia di fan di Tania
Cagnotto) e dai faraglioni di Torre Sant'Andrea. E' caldo,
immensamente caldo, e soprattutto ci manca il giro in trenino di
Alimini Beach. Il richiamo è troppo forte. Paghiamo 3,50€ di
parcheggio alle 4 inoltrate (tariffa intera giornaliera, niente
sconti) ma ne vale la pena. C'è chi ne spende il doppio per andare
al Serristori.
Giorno 6. Gallipoli-day, o vogliamo
dire Riccione-del-sud-day-quando-Riccione-era-nei-suoi-cenci. In
realtà a Gallipoli c'è anche tanto turismo di famiglie e
cinquanta/sessantenni, c'è di tutto, e il fatto che il centro
storico sia raggiungibile praticamente solo tramite una strada di
certo non aiuta. A me è parsa una città fuori controllo. La
dirimpettaia Otranto, benché non manchino le sportellate per trovare
parcheggio, è più armonica, più sorridente.
Giorno 7. Concludiamo con una
rilassante e inedita escursione in barca, purtroppo sulla costa
ionica poiché la tramontana impedisce la navigazione sull'Adriatico.
La visita delle grotte via mare è la naturale e ideale chiusura del
cerchio dello studio del paesaggio salentino, perché dalla barca –
oltre che il fondale marino a quasi 5 metri di profondità! - si
percepisce sulla pelle il moto delle acque che consumano, erodono,
sfregano il lembo roccioso, e fin qui abbiamo scoperto l'acqua calda,
ma si percepisce anche che l'eterno movimento erosivo è concettuale,
è un topos, è un segno distintivo della sua popolazione. Ballano le
onde al ritmo di pizzica, ballano i salentini su questa terra arida e
rocciosa, friabile e decadente, bianca come la pietra calcarea e
rossa come il sangue delle sue terre; ballano i salentini e ballano
più forte ancor per proteggere la loro identità e il loro
territorio; ballano i salentini per ingraziarsi la Natura, che ha regalato loro un'opera bellissima e struggente. Un'opera
graziosamente incompiuta.

