Un film di Gabriele Muccino. Con Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger, Quvenzhané Wallis.
Voto MyMovies: 3 stelle
Voto Cavalli selvaggi: 5 e mezzo
Premessa fondamentale: l'unico film di
Muccino degno di rilievo nella storia del cinema contemporaneo,
secondo me, è anche l'unico il cui concept combacia perfettamente
con la cifra stilistica del regista. Regista che ha il merito,
indubbiamente, di trasmettere una poetica forte per quanto
discutibile e una tecnica cinematografica ben riconoscibile. Le sfumature
melodrammatiche de L'ultimo bacio sono state traslocate uguali a se stesse
dall'altra parte dell'oceano, con risultati un po' stonati, quando più quando meno. Ero
convinto di ciò anche senza guardare Padri e figlie, ma sono andato
comunque perché da più parti si parlava di “Muccino che
finalmente raggiunge la maturità artistica”. Ho un'altra
concezione di maturità artistica, il buon Gabriele capirà.
Tematiche di impatto struggente; storie
tragiche; risvolti scenici molto americanizzati (compreso
l'immancabile lieto fine). In Padri e figlie ritroviamo il Muccino
che si cala molto volentieri nella parte del “tu vuoi fare
l'americano”.
Una bambina di 5 anni perde la mamma in
un incidente stradale e rischia di perdere anche il babbo, famoso
scrittore, con problemi di salute e soprattutto problemi economici.
La bambina verrà contesa fra il Bravissimo babbo e la Cattivissima
zia (sorella della defunta madre): tutto visto e rivisto. Non basta
che la bambina, una volta cresciuta (nel film ha 30 anni ma l'attrice
ne dimostra molti meno, va bè), si scopi tutti i maschi che incontra
per accattivare lo spettatore. Pochi acuti, pochi guizzi, molti
dialoghi stereotipati.
Si scopre ben presto come finirà questo
ping-pong di flash back fra il 1989 e il 2014, fra la bambina
innamorato del babbo-eroe e la donna innamorata di niente.
Tranquilli, non serve aver studiato Freud per capire che alla fine
Kate si sposa con un uomo che è la copia esatta del babbo.
Qua e là notiamo alcuni sprazzi di
classe in regia (come per esempio i movimenti di camera nella casa
dei due protagonisti), ma da un film senza una solida storia alle
fondamenta, e senza investimenti in scenografia e fotografia, ci si
potrebbe aspettare una manifattura più delicata, più sopraffina. Il
finale – forzato e senza connessione logica con la successione
degli eventi - non aiuta per niente il giudizio. Da apprezzare semmai
(ATTENZIONE SPOILER) che la scena della morte di Russell Crowe sia
accostata alla scena dell'emancipazione definitiva di Kate, anche se
temporalmente i due momenti sono separati 25 anni. Un'ottima scelta
di montaggio che salva il salvabile e offre un'interpretazione
leggermente più profonda.

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