lunedì 5 ottobre 2015

Padri e figlie

Padri e figlie


Un film di Gabriele Muccino. Con Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger, Quvenzhané Wallis.
Voto MyMovies: 3 stelle
Voto Cavalli selvaggi: 5 e mezzo
 
Premessa fondamentale: l'unico film di Muccino degno di rilievo nella storia del cinema contemporaneo, secondo me, è anche l'unico il cui concept combacia perfettamente con la cifra stilistica del regista. Regista che ha il merito, indubbiamente, di trasmettere una poetica forte per quanto discutibile e una tecnica cinematografica ben riconoscibile. Le sfumature melodrammatiche de L'ultimo bacio sono state traslocate uguali a se stesse dall'altra parte dell'oceano, con risultati un po' stonati, quando più quando meno. Ero convinto di ciò anche senza guardare Padri e figlie, ma sono andato comunque perché da più parti si parlava di “Muccino che finalmente raggiunge la maturità artistica”. Ho un'altra concezione di maturità artistica, il buon Gabriele capirà.

Tematiche di impatto struggente; storie tragiche; risvolti scenici molto americanizzati (compreso l'immancabile lieto fine). In Padri e figlie ritroviamo il Muccino che si cala molto volentieri nella parte del “tu vuoi fare l'americano”.

Una bambina di 5 anni perde la mamma in un incidente stradale e rischia di perdere anche il babbo, famoso scrittore, con problemi di salute e soprattutto problemi economici. La bambina verrà contesa fra il Bravissimo babbo e la Cattivissima zia (sorella della defunta madre): tutto visto e rivisto. Non basta che la bambina, una volta cresciuta (nel film ha 30 anni ma l'attrice ne dimostra molti meno, va bè), si scopi tutti i maschi che incontra per accattivare lo spettatore. Pochi acuti, pochi guizzi, molti dialoghi stereotipati. 

Si scopre ben presto come finirà questo ping-pong di flash back fra il 1989 e il 2014, fra la bambina innamorato del babbo-eroe e la donna innamorata di niente. Tranquilli, non serve aver studiato Freud per capire che alla fine Kate si sposa con un uomo che è la copia esatta del babbo.

Qua e là notiamo alcuni sprazzi di classe in regia (come per esempio i movimenti di camera nella casa dei due protagonisti), ma da un film senza una solida storia alle fondamenta, e senza investimenti in scenografia e fotografia, ci si potrebbe aspettare una manifattura più delicata, più sopraffina. Il finale – forzato e senza connessione logica con la successione degli eventi - non aiuta per niente il giudizio. Da apprezzare semmai (ATTENZIONE SPOILER) che la scena della morte di Russell Crowe sia accostata alla scena dell'emancipazione definitiva di Kate, anche se temporalmente i due momenti sono separati 25 anni. Un'ottima scelta di montaggio che salva il salvabile e offre un'interpretazione leggermente più profonda.