mercoledì 4 marzo 2015

"[Roma] è una specie di giungla, tiepida, tranquilla, dove ci si può nascondere bene"

Un po' Barcellona e un po' Madrid, un po' Atene e un po' (molto poco) Parigi. 
Città mediterranea, città non mondiale, città così ancorata al proprio ego provincialistico da autodefinirsi ROMA CAPITALE. Ma capitale de che? 


Metropoli mai globalizzata davvero, o forse metropoli globalizzata per prima, ante litteram, due millenni fa. Quando l'India e la Cina erano aliene, il Brasile doveva essere scoperto e l'America addirittura doveva essere ancora creata.
Roma del dialetto grezzo e gretto, Roma cafona, Roma ladrona, Roma storia e poesia. 

Arte sublime e metropolitane sporche. Le tombe dei padri della Patria e le scritte oscene sui muri. La maestosità estetica dei Fori Imperiali e i selfie a San Pietro. I borseggiatori. L'angoscia di Termini e l'angoscia di contare in tutto il perimetro interno della stazione una (UNA) macchinetta automatica funzionante di biglietti per l'Atac, peraltro non implementata per accettare carte e bancomat. L'impiegato della Gnam che ti traventa addosso i biglietti gratis della prima domenica del mese (ma ve lo immaginate voi, se lo facesse a un turista straniero? Cosa penserebbe degli italiani il povero malcapitato?).

Roma latina, Roma cristiana, Roma italiana, Roma europea. Roma mondiale (ma solo in via del Corso, e neanche tutto). Roma è tanto, è tutto, è troppo. Troppe anime non ne fanno una. Sembra quasi che il cittadino romano medio si sia rintanato tempo fa nella categoria culturale del “burino” per scappare e rifuggire dalle tante identità che hanno guadato il Tevere negli ultimi 2700 anni. Come dargli torto.
Troppa storia tutta insieme allarga lo spirito e spezza il cuore.
Troppa storia tutta insieme è bella da vedere.
Troppa storia tutta insieme non so se riuscirei a viverla.

Nessun commento:

Posta un commento