Le fedi, in quanto tali, sono
impossibili da spiegare a chi non ci crede. È impossibile perché,
prima di tutto, neanche il Credente le saprebbe spiegare a se stesso.
Non c'è una ragione scientifica che ti
fa aumentare il battito cardiaco allo scoppio del mortaretto di
Siena, che ti fa venire la pelle d'oca nel vedere i figuranti di
Gubbio che corrono tutti ammassati in una piazza attorno a una
colonna, che ti fa scattare i brividi sulla schiena sulle immagini
della Fiera di Pamplona.
Che ti spinge furiosamente a visitare il
tempio di Wimbledon, una volta arrivato a Londra, anche se ciò
comporta perdere mezza giornata di vacanza e soprattutto se l'unica
volta che hai tenuto una racchetta in mano è stato per la tua
comunione (a proposito: ma perché mi fu regalata una racchetta, io
che all'epoca avevo occhi solo per la bicicletta?).
Io però nel mio piccolo sono stato
fortunato. Ragioni di altra natura le ho trovate, curiosamente tutte
nel 2010.
- Le lezioni al corso di antropologia, lezioni per pochi intimi, simili più a sedute massoniche che a sessioni universitarie. In quel corso lo stimato professor Giacché mi insegnò il concetto di “rito autentico” e mi illuminò la strada. Incautamente ho perso quegli appunti, ma non ho perso la memoria del rito autentico.
- Non ho mai perso invece l'articolo che Gianni Clerici scrisse per Repubblica. Lo ritagliai e l'ho conservato per i posteri. Eccolo.Era il 29 luglio 2010 e lui, balzando con il pensiero da Wimbledon alle corride spagnole che in quei giorni vennero vietate per legge a Barcellona, scrisse:L'abolizione del rito in cui l'uomo si ritrova di fronte a quello che rappresenta, insieme, la brutalità e la morte, e riesce a sconfiggerle, con il coraggio, l' intelligenza, il dominio di sé. Quei politici hanno creduto all'opinione degli animalisti che ritengono la corrida una incivile crudeltà, ignorandone la storia e i simboli.
- L'intervista su Canale3 a Gianluca Mureddu, fantino sardo che ricordava con le lacrime agli occhi la sua caduta dantesca dal Paradiso all'Inferno nel giro di 88 secondi. 16 agosto 2009: al suo esordio in piazza con i colori del Leocorno, Mureddu vede vincere e soprattutto scuffiare la nemica Civetta.Mureddu, da allora, non ha più corso il Palio. Dedicato a chi crede che i fantini siano luridi mercenari, e infatti lo sono, ma sono mercenari che si inchinano alla leggenda del Palio.
La voce Wikipedia sul rito è piuttosto
stringata. “I riti sono strettamente connessi con la relione,
il mito [omissis]
e la sfera del sacro:
ogni rito religioso svolge la funzione di rendere tangibile e
ripetibile l'esperienza religiosa, sottraendola alla dimensione tutta
privata della mistica”.
(Levatevi dalla mente di intendere il
termine religione come lo si intende a scuola, altrimenti rischiamo
di fraintenderci).
Che si voglia seguire la dottrina di De
Martino o quella di Malinowski, o quella di chi pare a voi, in
antropologia è scientificamente accertato che l'uomo, in quanto
animale sociale, ha bisogno del rito come dell'acqua e del pane. Con
lo spirito sempre teso verso l'Infinito, ma consapevole di non
poterci arrivare (lo diceva un certo Pascal, mica il Trippi), e
impaurito dalla sua piccolezza in confronto all'enormità della sua
storia e della modernità da lui creata che lo potrebbe prima o poi
divorare, l'uomo deve necessariamente racchiudere i suoi desideri di
Infinito entro schemi e modelli definiti e controllabili. Il rito
autentico gratifica e rassicura al tempo stesso, il rito autentico
riassume e riproduce la Storia nel qui ed ora. Non sto parlando di
cose astratte: quando l'Italia gioca ai Mondiali e tutti noi ci
sentiamo partecipi di un'emozione collettiva (di cui spesso non siamo
consapevoli), siamo felici se si vince o ci disperiamo se si perde,
ma siamo comunque protagonisti di un rito. Peraltro l'unico rito
autentico di natura sportiva nel nostro Paese.
Ma quali sono e quanti sono i riti
autentici? E soprattutto quali sono le differenze fra un rito
autentico e un rito, diciamo così, senza offesa, posticcio? Un rito
cioè che ha solo l'estetica di un rito ma che difetta a livello
ontologico, ossia manca di partecipazione, trasporto, spirito? Non lo
so. O meglio, a giudicare dall'esterno, quasi tutti sembrano
posticci, poi però arrivi lì a Montepulciano l'ultima domenica di
agosto oppure a Passignano a fine luglio, e senti dal calore della
gente, dai polpacci muscolosi dei figuranti, dagli occhi emozionati
delle ragazzine, dalle bandierine in mano dei bambini, capisci che
quello che per te è posticcio, per loro è maledettamente serio.
E pertanto va portato rispetto.
Come si porta rispetto a tutte le
religioni di questo mondo.
Ok, non c'avete capito niente?
Bene. Vi consiglio il prossimo 16 agosto di recarvi in piazza del Campo a Siena. Ci sarà un po' di confusione, dovrete pazientare un po'. Aspettate le 19. E poi “sentite” quello che succede, durerà pochissimi minuti.
Bene. Vi consiglio il prossimo 16 agosto di recarvi in piazza del Campo a Siena. Ci sarà un po' di confusione, dovrete pazientare un po'. Aspettate le 19. E poi “sentite” quello che succede, durerà pochissimi minuti.
Ne riparleremo insieme, dopo.

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