mercoledì 9 luglio 2025

Una vita trascorsa a dargli la via (1)

Vi sono tante storie dietro la Storia, tanti aneddoti dietro (o dentro?) il volume di carta. Appunti che mi ero rigorosamente ripromesso di non riportare nel libro perché il protagonista del libro doveva e deve essere, per sempre, Andrea Mari.

Oggi, un anno dopo (parte 1 di 2)

IN PRINCIPIO FU LA PANTERA     Agosto 2002, prima volta in piazza del Campo. Acerbi di Siena, stregati dal brulicar’ dei popoli, timide incertezze sui colori di contrada: in quanto banali turisti da Palio, mi feci comprare un fazzoletto nel chiosco nei pressi di piazza Salimbeni. Scelse per me l’immotivata simpatia che avevo per Massimo Coghe detto Massimino. Comprai il fazzoletto rossoblu  e decisi che avrei simpatizzato per la Pantera. Due ore più tardi la carriera della Pantera venne pesantemente ostacolata dall’Oca che montava Andrea Mari detto Brio il quale afferrò per il giubbetto Massimino. Ero presente in piazza e avevo studiato diligentemente accoppiate e tutto il resto – con tanto di vademecum scritto al computer e stampato a colori -, eppure, incredibile a dirsi, questa cosa l’ho saputa meno di un anno fa.

E TU, COSA FACEVI LA SERA DEL 2 LUGLIO 2006?    Era una domenica e io mi riposavo dopo esser tornato da Adro (zona Franciacorta, anche se all’epoca la Franciacorta non era ancora il Franciacorta) dove in mattinata si era corsa l’ultima tappa della “leggendaria” 3Tre Bresciana. Guardavo il Palio in soggiorno, piedi scalzi, le gambe incrociate sulla sedia e la polo bianca da riposo del Gs Bottegone, sostenendo la “mia” Pantera, della quale, fuori in terrazza e legato alla ringhiera, sventolava il fazzoletto già abbastanza scolorito. Al mortaretto del terzo giro saltai sopra il tavolo. Incredulo. Che Palio, il Palio del secolo. Benché fossi esaltato innanzitutto dalla "mia" Pantera, fu lì che mi innamorai di Andrea Mari detto Brio. Del ghigno guascone,  dello sguardo magnetico, della monta atipica, inconfondibile, mani delicate e al contempo impavide, della sua senesità così palese e fiera. Del suo carisma che irrompeva anche al di qua del televisore.

DI NOTTE, LA SPIAGGIA    Unico Palio guardato al mare, al Bagno Delfino di CDP, 16 agosto 2009. Circondato da bagnanti di Siena, le cui contrade – inutile specificarlo – erano di riposo, allungavo il collo sopra le loro teste, sperando di non infastidirli e cercando disperatamente di distinguere le immagini che provenivano dalla misera tv appoggiata sul bancone del bar, colpita dai raggi orizzontali di un tramonto arancione. La mossa fu estenuante. Il mare diventò viola. Qualcuno si alzò annoiato trascinando la sedia di plastica, qualcun altro sbuffò. Andrea Mari detto Brio alzò il nerbo nella notte del Campo: questo lo vidi chiaro, nitido e indimenticabile. Feci il pugnetto e il tondo del sole tremò sul filo dell’orizzonte.

4 SU 8     È verosimilmente una coincidenza. Che la Lupa si sia scuffiata e abbia vinto quattro Palii  dal 2016 al 2024 (nello specifico 4 su 8 corsi: un Palio ogni due Vallerozzi lo ha riportato a casa!) è indubbiamente una coincidenza nel mondo reale. Eppure. Eppure il Palio si nutre di scaramanzie, segni, sortilegi, di paranoie e di paranormale, di pegni e di contrappassi, il Palio è esoterismo, il Palio accarezza le nostre paure e le nostre gioie più ancestrali. Talvolta io credo, perché ho bisogno di crederlo, che luglio 2013 non può non aver influito sui successivi avvenimenti.

RESPIRARE L'ARIA DI PALIO     È il primo luglio 2016. A zonzo per le viuzze
adiacenti a Banchi di Sopra, quasi sovrappensiero, ci imbattiamo in una tavolata rumorosa e festante fuori da una trattoria. Riconosco alcune personalità di Siena, dal giornalista Masoni a Cianchino, qualcuno strimpella qualcosa alla chitarra. In piedi, a menare le danze, c’è Andrea Mari detto Brio. Ma che ci fa qui? Pensai, col desiderio inconfessabile di fermarmi ad ascoltare. Volevo respirare l’aria di Palio, rispose lui a Brontolo, giorni dopo, in quella significativa intervista a Vescovado nella quale lui vestiva una semplice canotta bianca. C'è stato un altro personaggio che viene ricordato per questa canotta, immagine così dirompente nella sua assoluta purezza, e per il magnetismo, la classe, la voglia di vivere, il desiderio ardente di dargli sempre la via. Si chiamava Freddie. E' inopportuno, lo so, ma ho sempre voluto pensare che ci sia un sottilissimo filo che lega tutte quelle persone straordinarie destinate a vivere sempre nel ricordo degli altri.