mercoledì 22 luglio 2020

E pazienza se non abbiamo Just Eat, quaggiù nel Tennessee


Sabato 3 aprile 2021


Uno-due-tre prova! Sah, sah, sah! Unoduetre... Buongiorno cari sportivi, benvenuti a Certaldo per il settimo trofeo EdilMarmo, gara ciclistica per la categoria Giovanissimi...

- Giulio, ci sei?
Seduto sul piccolo frigo da campeggio, le braccia incrociate e lo sguardo nascosto dagli enormi occhiali con lenti verdi a specchio, Giulio fissa qualcosa in lontananza. Gli altri corridori, i suoi avversari, sgambettano sulle proprie biciclette come cavallette, provano il circuito e si salutano da lontano. Il fruscio delle ruote. C'è il sole, il cielo limpido e pulito da una tramontana gelida, Giulio alza la zip della tuta bianca della società.
- Sì, scusa, non ti ascoltavo.
- Ho notato. Dicevo, perché non vai a scaldarti un po'?
Giulio si alza e si allaccia il casco sotto il mento. Prende la bici appoggiata all'ammiraglia e salta in sella. Mario, il suo allenatore, lo guarda allontanarsi.
La prima emozione che avverte è la fluidità della bici. Bastano quattro o cinque pedalate. Giulio non ne ha mai capito il motivo, ma il giorno della gara la sua bici è più fluida. Probabilmente è la naturale conseguenza dell'accurata pulizia della vigilia – il telaio levigato da fango e moscerini; la catena oliata; le gomme gonfiate al massimo per ridurre l'attrito; i raggi affilati come i coltelli di quella pubblicità del cuoco americano  - , ma non è solo questo, Giulio lo sa. Nel giorno della gara la bici è al tempo stesso la sua arma e la sua alleata, e lei non può restare estranea al sangue della battaglia. Pare animarsi, sotto il suo peso. Pare prender vita. Era un anno e mezzo che Giulio non sentiva prender vita la propria Specialized, si alza sui pedali e gli esplode il petto.
La seconda emozione è l'aria gelida sulle ginocchia. Giulio si guarda il ginocchio nudo, bianco pallido e con i peli spauriti metà biondi e metà bruni, e si guarda il pantaloncino nuovo, nero e giallo. La riga perfetta, dritta e simmetrica, che disegna l'elastico sulla coscia. La calzamaglia non mi manca, pensa Giulio, mentre in direzione opposta passano Banelli e Marzotti della Polisportiva Del Tongo. Banelli è un gigante, un gigante buono, cresciuto venti centimetri da ottobre 2019 ad oggi. Marzotti non spicca in altezza ma ha sviluppato due quadricipiti da far invidia agli Under 23.
- Opplà, Traversi!  allora dicci la verità, quanti rulli hai fuso durante questa quarantena? - alza la voce Banelli, che non nasconde due simpatici baffi.
- Non vorrei deluderti ma... Nessuno! Ne ho solo uno, praticamente nuovo, mai utilizzato...
- E chi ci crede? - Interviene Marzotti, mentre Giulio fa inversione e si accoda ai due. Gli son sempre piaciuti i pantaloncini rossi fiammanti della Del Tongo alla prima gara della stagione. Oggi il ciclismo sembra quasi uno sport figo, pantaloni color fuoco, magliette attillate e biciclette luccicanti, ma Giulio sa che non esiste persona al mondo che potesse pensare la stessa cosa se lo avessero visto durante il lockdown grondare di sudore sopra il manubrio di una bici statica, ruotando freneticamente le gambe per andare in nessun dove, patendo fatiche virtuali in vista di gare inesistenti. Tre volte li aveva utilizzati, quei maledetti rulli, prima di farsi venire la nausea. Invece dovresti crederci, caro Marzotti...
- … Anzi, lo voglio vendere, conoscete qualcuno a cui potrebbe interessare?
Banelli si volta con un sorriso d'intesa verso Marzotti e scuote lentamente la testa.
- E voi, invece, quanti chilometri avete macinato? - chiede Giulio.
- Sui campi di Fifa... tanti! - esclama Banelli, quasi urlando. In estate non mi sono allenato per quasi tre mesi. Non mi andava. Ancora non sono in forma ma che mi frega. C'è tutta la stagione davanti.
Per noi invece c'è tutta la stagione per collezionare sonore sconfitte, pensa Giulio, che non crede neanche a una parola del rivale. Sente l'inconfondibile stretta al costato che, nel vocabolario dei sentimenti dello sportivo, si traduce in paura di perdere. Non ha parole per ribattere. Ha sempre sofferto la prestanza e la caratura del ragazzone coi baffi precoci, fin da quando erano piccolissimi, ma pensava di aver superato il complesso. Ad aprile dello scorso anno, dopo l'addio ai rulli, aveva preso ad allenarsi sugli infiniti viali dell'area dismessa dell'ex zuccherificio. In certi pomeriggi, con la luce abbacinante che si rifrangeva all'orizzonte e i papaveri smunti che spuntavano dalle crepe dell'asfalto, a Giulio pareva di percorrere una di quelle strade che si vedono nei film americani. “Vado in Tennessee” diceva a sua mamma, benché non avesse idea del paesaggio tipico del Tennessee, ma gli piaceva come suonava il nome. Uno di quei pomeriggi lo affiancò una pattuglia della Polizia Municipale. “Sai che è vietato andare in bici? Dove abiti? Dovresti tornare subito a casa”. In quel momento il fantasma di Banelli gli picchiettava sulla spalla, beffardo, e Giulio sentì per la prima volta in vita sua la sensazione di vuoto sotto i piedi. Il giorno dopo sua mamma si presentò all'ufficio della Polizia e chiese una deroga straordinaria. “E' lo zuccherificio e non passa mai un'anima viva, se si esclude quella di qualche lupo”. Il permesso per allenarsi venne accordato. E allora Giulio si era immaginato Banelli seduto sul divano impegnato con Play Station ed Estathè, magari aspettando una pizza ordinata online, e più ci pensava più spingeva forte, avanti e indietro per un numero imprecisato di volte, e ogni volta uno sprint con traguardo al cancello del parcheggio dei tir, covo di rifiuti e carcasse di animali selvatici ed erbacce infestanti, e non vedeva l'ora di riattaccare il numero sulla schiena.
E pazienza se non abbiamo Just Eat, quaggiù nel Tennessee.
- A dopo Traversi, ci vediamo alla partenza.

Non ha ancora sommato più di dieci parole da quando è arrivato a Certaldo, Giulio, che si sistema scarpette, casco e guanti e si avvia al raduno di partenza insieme ai compagni.
- Vedo bene Cellai oggi, tenetelo d'occhio.
- No no no, Banelli ci mangia tutti. Avete visto che gamba!
- Io parto a tutta e vediamo come va, punto sull'effetto sorpresa. Voi copritemi le spalle.
- Hai giocato troppo a Fortnite, dammi retta.
Giulio ascolta ma non apre bocca. Prende la borraccia e beve un piccolo sorso. Poi si sistema in griglia. Prima dell'era Covid la griglia di partenza, per distanziare i corridori su modello della Moto Gp, era utilizzata solo dalla categoria dei sette anni.
Il giudice fischia il via, fra gli schiamazzi dei genitori. Dai dai, forza forza, daiii! Bastano pochi metri per riprendere confidenza con il gruppo, un gruppo di tredicenni che si sono lasciati bambini e si sono ritrovati dopo un anno e mezzo con biciclette e pensieri da adulti. Nel secondo giro iniziano le schermaglie, scatta Dedisti, una volta, due volte e ancora, il ritmo si alza, nelle vene entra in circolo l'adrenalina. Giulio segue a fatica. Ha le gambe dure, due pezzi di legno. E il cuore in gola,  quell'accelerazione di potenza applicata sulla strada che nessun allenamento del mondo, nessun rullo, nessun tutorial può farti mai provare. Sulla destra Cellai tenta la fuga, Giulio stringe i denti, e stringe più forte il manubrio tanto da far arrossare le nocche delle dita e poi si alza sui pedali raggiungendo in cinquanta metri una velocità mai toccata nel corso delle centinaia di sprint allo zuccherificio.
Poi scatta lui, senza neanche pensarci, un allungo secco e improvviso sulla sinistra. Si mette testa bassa e spinge alla morte. Il cigolio armonioso della catena, la tensione dei nervi delle braccia. Il collo rigido. Il vento gelido che entra dai lati degli occhiali e solletica le sopracciglia.
La perfezione cinetica della trance agonistica.
Dura neanche un chilometro, è un attimo, è niente. Ma è tutto.
Dietro Marzotti si fa in quattro per inseguirlo. Giulio viene inghiottito dal gruppo. Riprende fiato e si fa sfilare placidamente. Sorride. Banelli lo affianca sulla sinistra e gli rivolge un repentino sguardo accigliato, ma Giulio non se ne avvede.
Guarda avanti a sé, e sorride.