sabato 12 gennaio 2019

Come debellare la "sindrome della tristezza di Chianciano"

Rifugio Vetta, Monte Amiata, 1738 slm.
Dialogo fra cameriere e cliente donna (con famiglia al seguito).
Cliente: “Sono stata qui tante volte, però era dallo scorso inverno che non tornavo. Mi ricordo c'erano le elezioni, aveva nevicato tanto nei giorni prima. [omissis] Comunque qui è sempre uguale, non è cambiato niente rispetto a 30 anni fa
Cameriere: “Sì, confermo. E' desolante. Nessuna innovazione, nessun investimento, nessuna attività per le famiglie”.
Ascolto mentre sorseggio il caffè al termine di un pranzo tipico montanaro (diciamo che forse era quello lo scopo primario della visita), e prima di ritornare a valle, leggermente disorientato dalla consapevolezza di aver scoperto il “mondo Amiata” in un'oretta scarsa.

Questo post doveva esser scritto sei anni fa. Esattamente sei anni fa. Qualche settimana dopo l'alluvione che fece danni nel grossetano (Albinia), organizzai una breve e insolita gita in Maremma. Rimasto incuriosito e anche sorpreso da questa terra che non avevo mai esplorato, spippolando su internet trovai un portale turistico dove sulla testata era scritto “Di cinghiali non si vive, ma di turismo sì”. Belle parole, ma...

… Ma c'è la Valdorcia, non più solo un luogo ma un vero e proprio brand, che ha puntato tutto sull'estetica del paesaggio e di conseguenza sulla tutela dello stesso, con politiche quasi maniacali nella conservazione dell'identità ambientale, il che ha implicato una certa “latenza” di investimenti su attività, strutture e quant'altro;
… Ma c'è l'Umbria, poco più a sud, che si è svegliata di recente (non ho studiato marketing del turismo o una di queste materie tanto fighe, ma credo che il fenomeno sia scoppiato improvvisamente, 7-8 anni fa, probabilmente innescato dalla miccia Don Matteo). L'Umbria oggi riesce a far convivere con intelligenza il turismo d'arte con la vocazione popolare, direi quasi folkloristica, delle sue genti, nei paesi caratteristici spesso arroccati sui cucuzzoli: Todi, Assisi, Gubbio, Spello, Spoleto. Fino al fenomeno Rasiglia e all'over the top, Orvieto, che secondo me rappresenta la perfezione dei borghi del centro Italia;
… Ma c'è Pienza, e qui basta il nome;
… Ma c'è Montepulciano, una città modello per le strategie turistiche: difficile trovare un weekend all'anno in cui a Montepulciano non venga organizzato qualcosa;
… Ma c'è Arezzo, Cortona e Castiglion Fiorentino che, proprio sull'esempio di Montepulciano, hanno scoperto nel 2018 che si può fare del Natale un business turistico (buongiorno!);
… Ma c'è il Casentino, che certamente al contrario dell'Amiata ha una Foresta celebre e imponente, ma che è riuscito a imporsi all'attenzione mondiale grazie al lungo e infaticabile lavoro di una rete di enti e associazioni sempre attivi e sul pezzo. Il Casentino è la Natura. E attira i turisti, anche senza piste da sci. Punto.

Al centro di questi modelli positivi, esattamente in mezzo verrebbe da dire, fra il mare – che vive di vita propria, ma perde clamorosamente e direi secondo la maggior parte dell'opinione pubblica il confronto in termini di accoglienza e ricettività rispetto alla Riviera Adriatica – e il confine delle colline della Valdorcia, delle Crete e più su del Chianti, si trova un territorio che avrebbe un potenziale pari o addirittura superiore. Un territorio che ha tutto: montagna, neve, sci, terme, terme naturali, tufo, borghi, arte, folklore, storia. 

Un territorio che pare che faccia fatica a decollare, forse per mancato interesse o forse perché, al contrario del pensiero avanguardista dell'editor del portale turistico di cui sopra, vivere di cinghiali non è poi così male male, in una terra autentica e suggestiva proprio perché rude, wild. Concetto neanche disprezzabile, in fin dei conti, la Valdorcia ha adottato una prassi simile (benché lo abbia fatto CONSAPEVOLMENTE) e del resto ognuno è padrone a casa propria.  
Se non fosse che con i forestieri, volenti o nolenti, ci si deve confrontare. Gestirli e gestirne il transito: dai sentieri trekking mal tenuti e non segnalati dell'Amiata (Casentino docet!) alle terme naturali sovraffollate e senza alcun controllo, passando per la penuria di eventi* durante le festività che non siano la classica tombola all'oratorio di Montalcino. Lasciare tutto come deve andare non è per forza un problema ma la “sindrome della Tristezza di Chianciano”** è dietro l'angolo. Non solo geograficamente parlando.

*Nel ringraziare per l'ospitalità il Piccolo Hotel Aurora di Abbadia San Salvatore, che si contraddistingue peraltro per la splendida spa interna, ho notato che sui tavoli della reception sono presenti brochure e volantini informativi di eventi obsoleti e attività scadute, alcune anche da mesi

**Non ho nulla contro gli abitanti di Chianciano, ammesso che esistano. E proprio per questo volevo spezzare una lancia in favore di alcuni modelli di ricettività della città in cui, in base alla mia esperienza personale, spicca Palazzo Bandino, un bellissimo agriturismo che è tutto meno che triste.