(A scanso di equivoci e critiche da
espertoni puntigliosi – perché si sa gli sportivi fissati sono la
categoria umana più permalosa in assoluto – specifico che il
titolo presenta due colossali sfondoni: in realtà 23 km non sono una
mezza ma qualcosina oltre; e un trail, in quanto tale, non credo
possa rientrare nel range delle mezze intese appunto come
mezze-maratone. Che, a norma, si svolgono su terreni meno
accidentati).
Fino a un anno e mezzo fa, la mia
attività podistica consisteva in uscite di 40-50 minuti suddivise in
due o addirittura tre blocchi ciascuna. Più di mezz'ora di fila non
ho avevo mai corso in vita mia. Un blocco mentale e fisico del quale
non avevo mai indagato le cause. Semplicemente mi ero autoconvinto
che la corsa non fosse uno sport per me. Stop.
La svolta a Natale 2014. Prendi il
calendario, fissa un obiettivo e vedrai che troverai lo stimolo per
faticare. FATICARE è la capacità umana più sottovalutata e meno
studiata. Si sbotta “che fatica” e poi finisce lì, nessuno ha
mai preso sul serio gli indici di fatica negli individui, nessuno ha
mai capito davvero che corre un abisso fra i concetti di FATICA e di
SOFFERENZA.
Insomma arrivai ai miei primi 12 km,
poi 14, poi 16. Avevo questa Ronda Ghibellina per principianti
all'orizzonte, l'avvicinamento mi provocava sensazioni di adrenalina
euforica che non risentivo sul mio corpo dai tempi del ciclismo. Sui
poggi o negli interminabili rettilinei di Pozzo Nuovo, allenamento
dopo allenamento, la consapevolezza tangibile dei miglioramenti, e
non c'è doping migliore del rendersi conto che il tuo corpo sta
reagendo positivamente alla fatica. Che motore e centralina han fatto
finalmente pace.
Poi è venuta la primavera, l'estate,
la bicicletta, le razzate al sole, ma il flusso – o come dicono
quelli bravi, il flow - non l'ho mai perso.
In autunno si alza l'asticella.
Torna la Ronda, ma torna anche il Trail
di Cortona. Con i suoi 23 km. Più di una mezzamaratona.
Non chiedetemi come si gestisce una
mezza perché non lo so ancora. In preparazione avrò superato la
fatidica soglia 3 o 4 volte, con gli ultimi 4 km sempre trascinando
le lunghe leve discretamente appesantite e quasi strusciando le punte
dei piedi sul terreno per la fatica di alzare le ginocchia. Programmazione fai-da-te molto amatoriale. So che
devi bere, devi alimentarti, devi mangiare pescando dallo zaino
perché al ristoro non avrai voglia di perdere tempo, devi
assolutamente evitare di partire col gas aperto. Io che vengo dal
ciclismo lo dovrei sapere bene, ma credetemi sulla corsa il concetto
è estremizzato. Costringere le proprie gambe a rallentare quando
potresti correre più forte non è difficile, è quasi impossibile.
Son fortunato che il mio fido scudiero mi “trattiene” a sé,
mentre davanti i prof. del settore fuggono via nei boschi umidi di
Sant'Egidio, arrancando sui single track rocciosi e contro i torrenti
di acqua piovana che tirano come l'Arno nel '66. In vetta il primo
sospiro di sollievo, la gamba ancora risponde bene. La cresta del
monte percorsa verso sud sul mitico Sentiero Cai 50, tutta controvento e tutta
impastata di fango alto alle caviglie, propone le prime vere
difficoltà. Non si riesce a fare ritmo, siamo incatramati – nel
senso letterale del termine.
Intorno al km 15 sarebbe consigliabile
rifiatare, ma al Trail di Cortona quel tratto è tutta discesa, si va giù a
rotta di collo, inconsapevoli e ingenui nel tentativo di recuperare
il tempo perduto in salita (altro meccanismo psicologico mutuato
dalle due ruote). L'ultima salita, con le gambe fredde, inchiodate e
incrostate dai microtraumi causati dalla picchiata, è un dramma
umano. E' lì che la fatica si tramuta in sofferenza. E io non ho mai
amato soffrire.
Io e il mio fido scudiero chiudiamo in
2h15', un quarto d'ora in meno delle più rosee previsioni. Missione
compiuta. A novembre 2014, quando a malapena passavo indenne il
vialone dello Zuccherificio, non ci avrei mai creduto.
Ma non so
quanto ancora potrò alzare il mio indice personale di fatica, credo
e spero poco. Lo sport è una cosa nobile, sarebbe sempre opportuno svolgerla con eleganza, rispetto e soprattutto Equilibrio.
#faisportresponsabilmente