domenica 6 marzo 2016

La prima "mezza" della mia vita

(A scanso di equivoci e critiche da espertoni puntigliosi – perché si sa gli sportivi fissati sono la categoria umana più permalosa in assoluto – specifico che il titolo presenta due colossali sfondoni: in realtà 23 km non sono una mezza ma qualcosina oltre; e un trail, in quanto tale, non credo possa rientrare nel range delle mezze intese appunto come mezze-maratone. Che, a norma, si svolgono su terreni meno accidentati).

Fino a un anno e mezzo fa, la mia attività podistica consisteva in uscite di 40-50 minuti suddivise in due o addirittura tre blocchi ciascuna. Più di mezz'ora di fila non ho avevo mai corso in vita mia. Un blocco mentale e fisico del quale non avevo mai indagato le cause. Semplicemente mi ero autoconvinto che la corsa non fosse uno sport per me. Stop.

La svolta a Natale 2014. Prendi il calendario, fissa un obiettivo e vedrai che troverai lo stimolo per faticare. FATICARE è la capacità umana più sottovalutata e meno studiata. Si sbotta “che fatica” e poi finisce lì, nessuno ha mai preso sul serio gli indici di fatica negli individui, nessuno ha mai capito davvero che corre un abisso fra i concetti di FATICA e di SOFFERENZA.
Insomma arrivai ai miei primi 12 km, poi 14, poi 16. Avevo questa Ronda Ghibellina per principianti all'orizzonte, l'avvicinamento mi provocava sensazioni di adrenalina euforica che non risentivo sul mio corpo dai tempi del ciclismo. Sui poggi o negli interminabili rettilinei di Pozzo Nuovo, allenamento dopo allenamento, la consapevolezza tangibile dei miglioramenti, e non c'è doping migliore del rendersi conto che il tuo corpo sta reagendo positivamente alla fatica. Che motore e centralina han fatto finalmente pace.

Poi è venuta la primavera, l'estate, la bicicletta, le razzate al sole, ma il flusso – o come dicono quelli bravi, il flow - non l'ho mai perso.
In autunno si alza l'asticella.
Torna la Ronda, ma torna anche il Trail di Cortona. Con i suoi 23 km. Più di una mezzamaratona.

Non chiedetemi come si gestisce una mezza perché non lo so ancora. In preparazione avrò superato la fatidica soglia 3 o 4 volte, con gli ultimi 4 km sempre trascinando le lunghe leve discretamente appesantite e quasi strusciando le punte dei piedi sul terreno per la fatica di alzare le ginocchia. Programmazione fai-da-te molto amatoriale. So che devi bere, devi alimentarti, devi mangiare pescando dallo zaino perché al ristoro non avrai voglia di perdere tempo, devi assolutamente evitare di partire col gas aperto. Io che vengo dal ciclismo lo dovrei sapere bene, ma credetemi sulla corsa il concetto è estremizzato. Costringere le proprie gambe a rallentare quando potresti correre più forte non è difficile, è quasi impossibile

Son fortunato che il mio fido scudiero mi “trattiene” a sé, mentre davanti i prof. del settore fuggono via nei boschi umidi di Sant'Egidio, arrancando sui single track rocciosi e contro i torrenti di acqua piovana che tirano come l'Arno nel '66. In vetta il primo sospiro di sollievo, la gamba ancora risponde bene. La cresta del monte percorsa verso sud sul mitico Sentiero Cai 50, tutta controvento e tutta impastata di fango alto alle caviglie, propone le prime vere difficoltà. Non si riesce a fare ritmo, siamo incatramati – nel senso letterale del termine. 

Intorno al km 15 sarebbe consigliabile rifiatare, ma al Trail di Cortona quel tratto è tutta discesa, si va giù a rotta di collo, inconsapevoli e ingenui nel tentativo di recuperare il tempo perduto in salita (altro meccanismo psicologico mutuato dalle due ruote). L'ultima salita, con le gambe fredde, inchiodate e incrostate dai microtraumi causati dalla picchiata, è un dramma umano. E' lì che la fatica si tramuta in sofferenza. E io non ho mai amato soffrire.

Io e il mio fido scudiero chiudiamo in 2h15', un quarto d'ora in meno delle più rosee previsioni. Missione compiuta. A novembre 2014, quando a malapena passavo indenne il vialone dello Zuccherificio, non ci avrei mai creduto. 

Ma non so quanto ancora potrò alzare il mio indice personale di fatica, credo e spero poco. Lo sport è una cosa nobile, sarebbe sempre opportuno svolgerla con eleganza, rispetto e soprattutto Equilibrio.
#faisportresponsabilmente