domenica 26 aprile 2015

Amsterdam è la Napoli del Nord

Data: 2 gennaio 2012
Fonte: Facebook

Qual è la prima cosa che ti colpisce di Amsterdam? I coffe shop? Le vetrine? Macchè, questi clichè non colpiscono perché li conosciamo tutti, anche prima di partire. Le cose che colpiscono subito della “Venezia del nord” sono: le grandissime vetrate sulle abitazioni, i gradini delle scale ripidi e stretti,i e infine loro, le temutissime e aggressive biciclette. Ma come, non lo sapevi? Certo. Ma i ciclisti ad Amsterdam non sono i padroni della strada, sono i padroni del mondo. Una mandria inferocita che sbuca da ogni dove e ti terrorizza con il semplice trillo di un misero campanello.

Detto questo, Amsterdam, dal punto di vista architettonico-artistico-culturale (e per culturale intendo l’anima della città) delude assai. Edifici tutte uguali, nessun monumento degno di nota, esaltazione sfavillante del consumismo nel Centrum. Si salvano alcune zone, come Rembrandtplein o la zona dei musei. Caro sindaco di Amsterdam, c’era bisogno di installare la scritta Iamsterdam – ovviamente meta bramata da tutti i turisti – proprio lì? Insomma, a conti fatti Firenze è cento volte più bella.

Poi ovviamente ci sono i musei. Ma, premesso che a me Van Gogh non mi fa impazzire, ormai chi mi conosce sa che il giudizio della città non si valuta in base alle opere d’arte che contiene. E non è del tutto vero che ad Amsterdam si va solo per scopare e fumare. Tantissime le famiglie con bambini al seguito – sbalordito da quelle che passeggiavano tranquille nella bolgia dei petardi – e tanti, che non fumano e che sono donne, che apprezzano lo stesso la città. Sinceramente, io rimango: perplesso. 

E veniamo, quindi, al succo di Amsterdam - se avete visto il doppio senso è perché siete maliziosi. Ora, innanzitutto la cosa che più stride di Amsterdam è che dentro i locali tutto è lecito e invece per strada niente è lecito. Se ti beccano con una birra in mano sei passibile di verbale. Questo sarebbe l’abc del decoro urbano: l’immagine viene prima di tutto. Bravo sindaco. Peccato che tale codice di buoni comportamenti non venga rispettato, sarà forse che ho avuto la sfortuna di capitare per Capodanno. E che mi è anche capitato di uscire la notte, quando gli affollatissimi e illuminatissimi negozi di Kalverstraat restituiscono il buio e l’angoscia tipica di una città piena di drogati (il dizionario di Italiano usa questo termine, scusate se me ne approprio). Una doppia faccia che stride, come stride la totale assenza di forze dell’ordine nella notte più animata, e quindi più pericolosa, dell’anno. 

Eccoci al punto: Amsterdam, osannata come capitale della perversione, appare ridicola in questa sua gloriosa missione perché è evidente che la città (rappresentata dagli abitanti, dai canali sporchi, dai poliziotti, dagli autisti del tram, dai commercianti di souvenirs) ne farebbe volentieri a meno, ma che – o bere o affogare – è costretta a calarsi nel ruolo. Della serie: avevamo iniziato per un buon scopo, regolarizzare la prostituzione e il consumo di marijuana, ci siamo trovati a dover sorridere a mandrie di italiani perennemente con gli occhi rossi e l’uccello ritto. 

E non sempre gli amsterdamiamesi riescono nell’impresa di calmare i bollenti spiriti: la Kalverstraat di cui prima, alle 15 del primo gennaio, ancora è un fiume di rifiuti. Sindaco, per carità di Dio, siccome ti pago la tassa di soggiorno, fai lo sforzo di dare almeno gli straordinari all’Aisa!A scanso di equivoci: io me so divertito!