Partiamo dalla fine: che piaccia o non
piaccia, Italiano medio – esordio cinematografò di
Maccio
Capatonda – passerà agli annali di questa stagione per una curiosa
e forse storica caratteristica: è l'unico film comico-demenziale che
piace alla critica più snob ma lascia amareggiate ampie porzioni di
pubblico popolare. L'Italiano medio sembra non piacere all'Italiano
medio.
È anche per questo strano fenomeno, ma
non solo per questo, che ho voluto lasciare il mio commento medio
sull'Italiano medio.
Abruzzese, proveniente dalla provincia
più provincia che non si può, bruttino, quasi ripugnante nelle sue
caratterizzazioni, Maccio Capatonda al secolo Marcello Macchia
“nasce” con i finti-trailer di Maidiregol, programma satirico
rivoluzionario di un'altra epoca, carico di una comicità acuta e
sottile (sarà un caso che lì si sono fatti le ossa Paola
Cortellesi, Raul Cremona, Fabio De Luigi e il Mago Forrest?). I
finti-trailer, geniali nella loro idea, sono stati i genitori di gran
parte del successo dei youtuber odierni: veloci, immediati, montaggio
semplice ma efficace, tono surreale ma ambientazione realistica.
Dopo
una veloce apparizione a La7, Maccio e i suoi compari ridanno vita
allo Zoo di 105, sobbarcandosi un'ingente mole di lavoro autoriale,
mettendosi in gioco giorno dopo giorno in un contesto molto
problematico e dimostrando di avere tante cartucce nella fondina.
Ma
la vera esplosione arriva con la prima serie di Mario, su Mtv, una
specie di sit-com di cui non si potrebbe dare definizione più
precisa perché è il prodotto stesso ad essere nuovo, mai
sperimentato. Là appare anche Nino Frassica, il padre putativo di
Maccio Capatonda, portatore sano di un tipo di comicità ormai morta.
Quello stile che Maccio Capatonda ha
ripreso e ha riadattato in chiave post-moderna.
La comicità di Maccio, affiancato fin
dall'inizio dal fedelissimo Herbert Ballerina e dal più saccente Ivo
Avido (che infatti è anche il produttore di tutti i
loro lavori), è semplice e complessa al tempo stesso. Semplice
perché si basa quasi esclusivamente su caratterizzazioni spinte
all'eccesso e su continui e insensati giochi di parole; complessa
perché non sempre si ride al volo, non sempre si percepisce a cosa
si riferisce la parodia. Prendete come metro di paragone la celebra
saga di Scary Movie: si rideva solo se si conosceva il film che
veniva parodiato.
E a volte capita che si rida davvero
poco. Come nel film, appunto. Che resta però un unicum. Per il
coraggio di fare un film sul Niente; per gli attori in bilico fra
una non-recitazione una recitazione volutamente brutta; per i
dialoghi studiati per essere quanto più banali possibili; per la
fotografia elementare che divide il mondo a colori. E, soprattutto,
almeno secondo me, per l'aver portato al successo una satira che,
giocando con le parole, prende in giro la desertificazione
linguistica dei nostri tempi (non ditemi che prima c'è stato Checco
Zalone perché Checco Zalone è arrivato dopo Maidiregol...).
L'espressione #machecazzomenefregaamme,
uno degli hashtag più usati degli ultimi 10 giorni, è stata creata
nel film per parodiare coloro che l'avrebbero usata in modo
compulsivo e nauseante nella realtà. Cioè, una parodia ante-litteram, una parodia
arrivata prima dell'originale.
Ma, fondamentalmente, ma che cazzo me
ne frega. A me.


