sabato 7 febbraio 2015

Un commento medio sull'Italiano medio

Partiamo dalla fine: che piaccia o non piaccia, Italiano medio – esordio cinematografò di
Maccio Capatonda – passerà agli annali di questa stagione per una curiosa e forse storica caratteristica: è l'unico film comico-demenziale che piace alla critica più snob ma lascia amareggiate ampie porzioni di pubblico popolare. L'Italiano medio sembra non piacere all'Italiano medio.



È anche per questo strano fenomeno, ma non solo per questo, che ho voluto lasciare il mio commento medio sull'Italiano medio.



Abruzzese, proveniente dalla provincia più provincia che non si può, bruttino, quasi ripugnante nelle sue caratterizzazioni, Maccio Capatonda al secolo Marcello Macchia “nasce” con i finti-trailer di Maidiregol, programma satirico rivoluzionario di un'altra epoca, carico di una comicità acuta e sottile (sarà un caso che lì si sono fatti le ossa Paola Cortellesi, Raul Cremona, Fabio De Luigi e il Mago Forrest?). I finti-trailer, geniali nella loro idea, sono stati i genitori di gran parte del successo dei youtuber odierni: veloci, immediati, montaggio semplice ma efficace, tono surreale ma ambientazione realistica. 

Dopo una veloce apparizione a La7, Maccio e i suoi compari ridanno vita allo Zoo di 105, sobbarcandosi un'ingente mole di lavoro autoriale, mettendosi in gioco giorno dopo giorno in un contesto molto problematico e dimostrando di avere tante cartucce nella fondina. 

Ma la vera esplosione arriva con la prima serie di Mario, su Mtv, una specie di sit-com di cui non si potrebbe dare definizione più precisa perché è il prodotto stesso ad essere nuovo, mai sperimentato. Là appare anche Nino Frassica, il padre putativo di Maccio Capatonda, portatore sano di un tipo di comicità ormai morta.

Quello stile che Maccio Capatonda ha ripreso e ha riadattato in chiave post-moderna.


La comicità di Maccio, affiancato fin dall'inizio dal fedelissimo Herbert Ballerina e dal più saccente Ivo Avido (che infatti è anche il produttore di tutti i loro lavori), è semplice e complessa al tempo stesso. Semplice perché si basa quasi esclusivamente su caratterizzazioni spinte all'eccesso e su continui e insensati giochi di parole; complessa perché non sempre si ride al volo, non sempre si percepisce a cosa si riferisce la parodia. Prendete come metro di paragone la celebra saga di Scary Movie: si rideva solo se si conosceva il film che veniva parodiato


E a volte capita che si rida davvero poco. Come nel film, appunto. Che resta però un unicum. Per il coraggio di fare un film sul Niente; per gli attori in bilico fra una non-recitazione una recitazione volutamente brutta; per i dialoghi studiati per essere quanto più banali possibili; per la fotografia elementare che divide il mondo a colori. E, soprattutto, almeno secondo me, per l'aver portato al successo una satira che, giocando con le parole, prende in giro la desertificazione linguistica dei nostri tempi (non ditemi che prima c'è stato Checco Zalone perché Checco Zalone è arrivato dopo Maidiregol...).

L'espressione #machecazzomenefregaamme, uno degli hashtag più usati degli ultimi 10 giorni, è stata creata nel film per parodiare coloro che l'avrebbero usata in modo compulsivo e nauseante nella realtà. Cioè, una parodia ante-litteram, una parodia arrivata prima dell'originale.



Ma, fondamentalmente, ma che cazzo me ne frega. A me.