domenica 30 novembre 2014

Il paese dove il sole tramonta due volte




Il paese dei bisisi.
Il paese prima Aretino, poi Perugino, e infine Fiorentino. Il paese che, prima di tutto, è orgogliosamente chianino.
Il paese del Cassero.
Il paese del Parterre asfaltato. Dei giardini e dei Pini, del Pallaio e della Collegiata.
Il paese del Palio.
Il paese dei marciapiedi prima, e del dissesto poi.
Il paese di Roberto Benigni e di Alberto Castagna, di Fabrizio Meoni, Daniele Bennati e Corrado Viciani. Ma anche il paese del Chopper e di Zorro, del Caciaio e del Beloni. Il paese fiero che esige sempre il meglio dai suoi figli più illustri è lo stesso paese che protegge e celebra indistintamente tutti i suoi figli, anche e soprattutto  le ultime ruote del carro.
Il paese a metà fra la superba Arezzo e la nobile Cortona. Il paese che, per questo motivo, è considerato meticcio, bastardo, sfuggente. Ma in realtà è il paese che ha guardato l'una e l'altra e ne ha preso quanto di meglio poteva prendere.
Il paese dei comitati.
Il paese delle associazioni e dell'associazionismo. Così tante associazioni che ci si stupisce di come ancora non sia stata fondata un'associazione delle associazioni.
Il paese degli associazionisti, da non confondersi con “azionisti”.
Il paese del Gruppo Storico.
Il paese dove il sole tramonta due volte: prima alla Valle e poi al di qua del Cassero.
Il paese che non sai mai se Viamaggio e Rimini oppure Rigomagno e Marina di Grosseto.
Il paese in collina che produce in pianura ma che con una semplice passeggiata arriva in montagna.
Il paese del carro armato.
Il paese del castello di Montecchio. Che festeggia mille anni.
Il paese delle Logge Vasariane che Vasari ha visto di sfuggita.
Il paese del teatro inagibile.
Il paese del "Maggio".
Il paese di San Michele.
Il paese della Menci, del Fabianelli, dell'Itam.
Il paese che si svuota di giorno e si ripopola di notte.
Il paese senza cinema, il paese che – nonostante questo - ha vinto un Oscar.
Il paese di cui sono fiero.

"Povero Castiglioni, così lontano da Dio e così vicino a Rigutino!"

domenica 9 novembre 2014

Interstellar

Interstellar
Un film di Christopher Nolan. Con Matthew McCounaghey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michal Caine.
Voto MyMovies: 4 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 8 



Ci saranno sicuramente tre categorie di spettatori a cui Interstellar non piacerà:
1. gli anti-americanisti a prescindere, quelli che le americanate le odiano per partito preso, criticando le mastodontiche imprese di produzione che stanno dietro ai kolossal e irridendo i finali sempre e solamente buonisti;
2. gli scienziati o comunque espertoni di scienza, che sconfesseranno una per una le discrepanze nel film (ma io farei notare, en passant, che ontologicamente è un'utopia pretendere di avere certezze VERE da un film FANTASTICO. Io mi accontento della coerenza del testo, e quella pare non mancare);
3. chi ha poca voglia di seguire un film per quasi 3 ore e che ha ancora il magone per non esser riuscito a capire Inception.

Ognuna di queste categorie ha diritto di parola, e alla fine si verrà a scoprire che tutte e tre avranno un senso critico più sviluppato del mio, ma io difendo il film e difendo Christopher Nolan. Letteralmente, un genio. Che piacciano o non piacciano, le sue opere lasciano sempre nel mortale spettatore la sensazione che partorire questi prodigi artistici sia frutto di una mente maledetta e forse malata. Ma sicuramente geniale.

Veloce sunto della trama: in un futuro non meglio precisato, una piaga ambientale (anch'essa non meglio precisata, si sa solo che il mondo è continuamente percorso da tempeste di sabbia) sta per distruggere l'umanità. Inconsapevolmente aiutato da una figlia con doti inspiegabili, un contadino ex astronauta si ritrova una notte nel bunker della Nasa, che nel segreto più totale - “l'opinione pubblica non deve sapere che spendiamo tutti questi soldi mentre la gente muore di fame” - conduce delle ricerche avanzate sullo spazio e sulla relatività. Nel giro di un giorno, il contadino Cooper viene incaricato di fare i bagagli per andare ad esplorare lo spazio, alla ricerca di nuovi pianeti abitabili, con lo scopo di raggiungere altri sistemi solari attraversando un buco nero avvistato nei pressi di Saturno. Nell'equipaggio, anche la figlia del capo del dipartimento e due robot. Impossibile andare avanti senza spoilerare e senza soprattutto perdersi nei meandri infiniti e labirintici della pellicola.

Oltre ad ovvi effetti speciali d'avanguardia, il carattere fantascientifico del film entusiasma per l'intensità emotiva dei colori e dei suoni: si evidenziano quelle 3-4 scene di lungo e piatto silenzio spaziale che provocano una metafisica sensazione di calma sovrannaturale, come se solo il Silenzio e il Buio potessero rappresentare la Grandezza dell'Universo; oppure la maestosità infinita del mare o della terra bianca dei pianeti raggiunti. Paesaggi che, guarda caso, controbilanciano simmetricamente il verde del mais della nostra Terra, un verde che alla fine verrà arso dalle fiamme. È qui infatti la potenza di Interstellar, nell'incessante e significativo interscambio di dimensioni: passato e futuro, il verde autentico del mais e il marrone delle tempeste di sabbia, la vita tranquilla di campagna e le ricerche della Nasa, contadini e astronauti, le certezze matematiche dei robot e le bugie degli umani (e viceversa!). Fino alla fusione delle 2 dimensioni letterali: lo spazio e il tempo. Con un risvolto della sceneggiatura che, da metà in poi, non può che far ricordare Inception
Un'evoluzione a cerchio (a spirale, verrebbe da specificare) che affascina, commuove, fa riflettere. C'è chi ha criticato i dialoghi scontati e le tematiche arci-inflazionate, e forse è così, ma a me pare che Nolan tenti di andare oltre: non ci si ferma ai qualunquissimi dilemmi cinematografici sul "destino dell'umanità" ma si sfruttano questi per dare uno sguardo più interiore, più intimista. Più individuale. Più familiare. Meno esplosioni e bombe atomiche; più silenzi e sguardi.

Tutto questo accompagnato da una travolgente carica emotiva (e qui gli anti-americanisti si metteranno a ridere, lo so) che stende al tappeto più o meno tutti e che è fortemente causata, più che dal clima apocalittico che si respira, da espedienti scenici incredibilmente efficaci. I video trasmessi dalla Terra alla navicella spaziale, per esempio, con la luce dello schermo che illumina a tratti l'oblò del veicolo e illumina soprattutto il volto madido di sudore e lacrime di Matthew McCounaghey. Il quale, a proposito, qui si merita una volta per tutte il titolo di più bravo attore in circolazione.