Interstellar
Un film di Christopher Nolan.
Con Matthew McCounaghey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michal Caine.
Voto MyMovies: 4 stelle
Voto Cavalli Selvaggi: 8
Ci saranno sicuramente tre categorie di
spettatori a cui Interstellar non piacerà:
1. gli anti-americanisti a prescindere,
quelli che le americanate le odiano per partito preso, criticando le
mastodontiche imprese di produzione che stanno dietro ai kolossal e
irridendo i finali sempre e solamente buonisti;
2. gli scienziati o comunque espertoni
di scienza, che sconfesseranno una per una le discrepanze nel film
(ma io farei notare, en passant, che ontologicamente è un'utopia
pretendere di avere certezze VERE da un film FANTASTICO. Io mi
accontento della coerenza del testo, e quella pare non mancare);
3. chi ha poca voglia di seguire un film
per quasi 3 ore e che ha ancora il magone per non esser riuscito a
capire Inception.
Ognuna di queste categorie ha diritto
di parola, e alla fine si verrà a scoprire che tutte e tre avranno
un senso critico più sviluppato del mio, ma io difendo il film e
difendo Christopher Nolan. Letteralmente, un genio. Che piacciano o
non piacciano, le sue opere lasciano sempre nel mortale spettatore la
sensazione che partorire questi prodigi artistici sia frutto di una
mente maledetta e forse malata. Ma sicuramente geniale.
Veloce sunto della trama: in un futuro
non meglio precisato, una piaga ambientale (anch'essa non meglio
precisata, si sa solo che il mondo è continuamente percorso da
tempeste di sabbia) sta per distruggere l'umanità. Inconsapevolmente
aiutato da una figlia con doti inspiegabili, un contadino ex
astronauta si ritrova una notte nel bunker della Nasa, che nel
segreto più totale - “l'opinione pubblica non deve sapere che
spendiamo tutti questi soldi mentre la gente muore di fame” -
conduce delle ricerche avanzate sullo spazio e sulla relatività. Nel
giro di un giorno, il contadino Cooper viene incaricato di fare i
bagagli per andare ad esplorare lo spazio, alla ricerca di nuovi
pianeti abitabili, con lo scopo di raggiungere altri sistemi solari
attraversando un buco nero avvistato nei pressi di Saturno.
Nell'equipaggio, anche la figlia del capo del dipartimento e due
robot. Impossibile andare avanti senza spoilerare e senza soprattutto
perdersi nei meandri infiniti e labirintici della pellicola.
Oltre ad ovvi effetti speciali
d'avanguardia, il carattere fantascientifico del film entusiasma per
l'intensità emotiva dei colori e dei suoni: si evidenziano quelle
3-4 scene di lungo e piatto silenzio spaziale che provocano una
metafisica sensazione di calma sovrannaturale, come se solo il
Silenzio e il Buio potessero rappresentare la Grandezza
dell'Universo; oppure la maestosità infinita del mare o della terra
bianca dei pianeti raggiunti. Paesaggi che, guarda caso,
controbilanciano simmetricamente il verde del mais della nostra
Terra, un verde che alla fine verrà arso dalle fiamme. È qui
infatti la potenza di Interstellar, nell'incessante e significativo
interscambio di dimensioni: passato e futuro, il verde autentico del
mais e il marrone delle tempeste di sabbia, la vita tranquilla di
campagna e le ricerche della Nasa, contadini e astronauti, le certezze matematiche dei robot e le bugie degli umani (e viceversa!). Fino alla
fusione delle 2 dimensioni letterali: lo spazio e il tempo. Con un
risvolto della sceneggiatura che, da metà in poi, non può che far
ricordare Inception.
Un'evoluzione a cerchio (a spirale, verrebbe da specificare) che affascina, commuove, fa riflettere. C'è chi ha criticato i dialoghi scontati e le tematiche arci-inflazionate, e forse è così, ma a me pare che Nolan tenti di andare oltre: non ci si ferma ai qualunquissimi dilemmi cinematografici sul "destino dell'umanità" ma si sfruttano questi per dare uno sguardo più interiore, più intimista. Più individuale. Più familiare. Meno esplosioni e bombe atomiche; più silenzi e sguardi.
Tutto questo accompagnato da una
travolgente carica emotiva (e qui gli anti-americanisti si metteranno
a ridere, lo so) che stende al tappeto più o meno tutti e che è fortemente causata,
più che dal clima apocalittico che si respira, da espedienti scenici
incredibilmente efficaci. I video trasmessi dalla Terra alla
navicella spaziale, per esempio, con la luce dello schermo che
illumina a tratti l'oblò del veicolo e illumina soprattutto il volto
madido di sudore e lacrime di Matthew McCounaghey. Il quale, a proposito,
qui si merita una volta per tutte il titolo di più bravo attore in
circolazione.