All'Università ti insegnano che Londra
è l'unica città europea che può catalogarsi come “mondiale”.
Ed è vero. Ma Londra ci tiene a mostrare come si è arrivati fin
qui; ci tiene ad esporre, in modo ostentato e continuo, le proprie
radici storiche e culturali che sono i semi di questo frutto ricco e
polposo che si è dilatato fino a diventare il punto di riferimento
di un continente intero.
Una grandiosità monumentale quasi
sorprendente che paradossalmente contrasta con il classico stile di
vita british, intimo e riservato. Sembra quasi che gli ingegneri e
gli urbanisti abbiano lavorato nel corso del tempo (e lo stiano
ancora facendo!) con l'obiettivo di preservare i simboli della
cultura locale dal pericolo di essere inglobati, affossati, affogati
dal caos metropolitano, e non credo sia una coincidenza che molti di questi
simboli siano circondati da zone verdi. Lungimiranza, si è lavorato
con lungimiranza. Eccolo il punto di forza di Londra. Lungimiranza
nel capire, primi in Europa e probabilmente primi nel mondo, che può
esistere e anzi DEVE esistere un equilibrio fra la celebrazione
sacrosanta delle proprie origini e la globalizzazione. Come due
piatti della bilancia: se pesa troppo il primo, si finisce nel
provincialismo (vedi Roma); se pesa troppo il
secondo, si perdono i connotati della nostra identità (vedi le
metropoli asiatiche).
A Londra invece è tutto dentro e fuori, locale
e globale: un interscambio biunivoco che affascina, conquista,
ammalia. Non c'ero ancora mai stato a Londra, nel 2012, quando
scrissi che i Giochi olimpici rappresentavano una svolta epocale
perché là l'Europa, messa in ginocchio dall'egemonia asiatica e
succube del modello americano, poteva dimostrare al mondo intero che
il vero cavallo vincente potrebbe essere quello europeo, se allenato
correttamente. In un certo qual modo avevo intuito bene, Londra ama i
cavalli e li sa allenare benissimo.
Eccone alcuni esemplari:
- La Tate Modern. Nella mia modesta classifica è il luogo d'arte più bello che abbia mai visto, l'esempio mondiale lampante che la Storia non è sinonimo di passato, la Storia la fa (la deve fare!) anche chi vive nel presente. Riqualificare una centrale elettrica dismessa per crearci un museo di arte contemporanea assolutamente gratuito, con spazi ariosi, moderni, brillanti e una Turbine Hall immensa che si presta a un'infinita serie di installazioni, performance, attività: questa è storia.
- Tooley Street. Ai margini del Tower Bridge, un quartiere nuovissimo (ancora da completare) di carattere finanziario-burocratico ma dal fascino particolare. Si veda, per esempio, il piccolo anfiteatro underground.
- Il complesso monumentale all'Hyde Park Corner. E in particolare il suggestivo monumento per gli australiani caduti in guerra in nome della Madre Patria.
- Primrose Hill. Potevano costruirci un chiosco. E invece no. Lo skyline di Londra merita un'osservazione intima e silenziosa.
La grandiosità monumentale di Londra,
in ogni caso, non si nota solo nei simboli culturali. Pur nella
discrezione dei residenti, e nel silenzio a volta imbarazzante della
Tube, Londra resta sempre un prodotto commerciale venduto benissimo
(altro paradosso di questa bellissima città) con attrazioni mondiali
dello shopping, dello spettacolo, della musica e... sì, anche dello
sport. Elementi dello showbiz di livello planetario che però hanno
sempre una caratterizzazione ben precisa e al tempo stesso una vena
di avanguardia. Mi spiego meglio: i famosi musical o le Proms sono
conosciuti in tutto il mondo, ma sono stati inventati qui e solo qui
rivestono questa sacralità.
Per finire poi alle due attrazioni più
pop, cioè il London Eye e Madame Tussaud's. Entrambe da qualche
tempo offrono ai propri visitatori un'esperienza in più compresa nel
prezzo: si tratta di due video in 4D, diversi nei contenuti ma dal
messaggio identico, e cioè la celebrazione di Londra.
I pericoli di deterioramento, semmai, arrivano dall'esterno. Da chi il prodotto lo compra. In seguito all'impletamento del wifi gratuito, di recente la National Gallery ha tolto il divieto di scattare fotografie all'interno del museo perché troppo difficile, per gli steward, distinguere fra chi usa il telefono per consultare via internet le informazioni sulle opere e chi lo usa per scattare foto. Quindi per tagliare la testa al toro è concesso scattare foto, purché senza flash. Risultato: adesso la moda è farsi i selfie con i quadri. Le cosiddette perle ai porci.
Don't let the National become a selfie central, chiosava giustamente il London Evening Standard, e non occorre aggiungere altro.
Don't let the National become a selfie central, chiosava giustamente il London Evening Standard, e non occorre aggiungere altro.

